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Da
"Specchio" ("La stampa") n°385
del 13/9/03
«Scartare
il grasso? Un peccato»
di
Myriam De Cesco
E'
l'orgoglio di Parma. E' un capolavoro dell food valley italiana. E'
il più buono del mondo. Insomma, come lui non c'è
nessuno. E se qualcuno non ci crede ha due mesi di temo per cambiare
opinione. da settembre a ottobre, infatti, il prosciutto, "quel"
prosciuttto dolce e profumato, è contemporaneamente
protagonista e sponsor di una festa tutta speciale: quella in onore
dei 40 anni del Consorzio del Prosciutto di Parma.
Un'occasione
prima di tutto ghiotta per gustare il Parma dop su una fetta di buon
pane, ma anche per scoprire come i grandi chef se ne servano per
invenzioni culinarie irresistibili. Un itinerario enogastronomico con
più di 60 ristoranti su tutto il territorio della Provincia di
Parma. Una passerella in piazza pe i produttori, che vantano una
lunga tradizionefamiliare e si tramandano da nonni a nipoti la
sapienza e i segreti di una lavorazione originale. Cibo ma non solo.
Sotto la bandiera a fetta di prosciutto si snoda in questi giorni un
calendario di appuntamenti musicali che include la grande orchestra
Verdi diretta dal maestro Riccardo Chailly, concerti jazze sfilate di
bande. Si organizzano mostre d'arte, convegni, dibattiti, eventi
mondani. Si certificano con un voume-ricordo le glorie storiche di
questo prosciutto crudo, che si faceva già al tempo
dell'Impero romano e di cui era ghiotto persino Annibale. Infine, per
cinefili e spettatori curiosi, quattro «maialate» da non
perdere. Le riporta sugli schermi Maurizio Schiaretti, critico
cinematografico della Gazzetta di Panna,
che le ha ripescate passando in rassegna un repertorio
insospettabilmente ricco di pellicole nelle quali proprio il maiale e
il suo più nobile e pregiato prodotto hanno una parte in
commedia.
"Nella
mia ricerca a largo raggio ho scovato film e sequenze divertenti e
per lo più dimenticate», spiega Schiaretti: «Si
parte da Tempi moderni
di Charlie Chaplin (1936) e tra maiali e prosciutti si passa al
Piccolo mondo di don Camillo
con Fenandel (1952), alla Traversata di Parigi
con Jean Gabin (1956), a Novecento
di Bernardo Bertolucci (1976), alla Terrazza
con Vittorio Gassman (1980), alla Tragedia di un uomo
ridicolo (1981), in cui uno
straordinario Ugo Tognazzi interpreta lo stagionatore di prosciutto
delle nostre zone, e poi ancora il film inglese Pranzo
reale (1984) JamonJamon
di Bigas Luna (1992)".
Nato
nel 1963 dall'unione di un manipolo di 23 fabbricanti decisi a dar
battaglia per difendere da cattivi prosciuttai e commercianti senza
scrupoli quella coscia di maiale, oggi il Consorzio vanta un esercito
di 189 produttori eccellenti e un ricco medagliere di vittorie
conquistate sul campo. Un impegno che sette anni fa è riuscito
a far entrare il prosciutto di Parma nell'olimpo europeo dei prodotti
«dop» (a denominazione di origine protetta). Da allora,
per legge, il prosciutto marchiato con la corona ducale a cinque
punte può essere prodotto soltanto sulle colline parmensi.
Un'area estremamente limitata che arriva fino a un'altitudine massima
di 900 metri, compresa tra la via Emilia a Sud, chiusa a Est dal
fiume Enza e a Ovest dal torrente Stirone.
La
zona conta. Per ottenere un crudo di qualità di deve però
percorrere un itinerario lungo e minuziosamente stabilito. In
principio c'è il maiale. Rosa, di buona stazza, di sicura
origine. Tre soltanto le razze ammesse: Large white, Duroc e
Landrace. Undici le regioni del Centro-Nord Italia dove il maiale
cresce portandosi
dietro fin dalla nascita il tatuaggio del suo allevatore e una specie
di carta d'identità. Precisa anche la disposizione che regola
la macellazione: "L'animale da prosciutto deve avere oltre 9
mesi di età, almeno 150 chili di peso, sano, riposato, digiuno
da 15 ore".
Da
qui in poi tutto è scansito dal tempo: 24 ore di
raffreddamento della carne, 7 giorni più 15 per la salagione,
tra 60 e 80 giorni in una speciale cella di "riposo", poi
gli intervalli successivi per la lavatura, la toelettatura, la
sugnatura ammorbidente. Dopo il settimo mese il prosciutto viene
trasferito nelle cantine per la stagionatura. Soltanto dopo 10-12
mesi dall'inizio del processo la coscia di un peso tra i 7 e i 9
chili viene marchiata a fuoco con la corona di Parma. Vietatissimi i
trattamenti di conservazione artificiale, compresa la congelazione.
Banditi anche conservanti, additivi chimici, affumicature. Solo la
materia prima di qualità e l'occhio esperto e l'occhio esperto
del produttore fanno il miracolo di quella dolcezza saporita.
Lavorato
come un gioiello di nicchia, il crudo di Parma è presente sul
mercato come un prodotto di massa: nel 2002 ne sono stati marchiati
8.746.650 con un giro d'affari al consumo di un miliardo e 453
milioni di euro. Il 68,8 per cento è consumato al Nord, il
15,2 per cento al Centro, il 16 per cento al Sud. Esportato in più
di 40 Paesi, il nostro prosciutto crudo piace moltissimo ai francesi,
in testa alla classifica; proprio pochino, invece, ai greci, relegati
all'ultimo posto. "Passano gli anni, cambiano mode e gusti, si
avvicendano le generazioni, ma il Parma piace sempre. Produzione e
vendite si mantengono praticamente stabili", spiega Fabrizio
Raimondi, del Consorzio. "C'è però un nuovo
mercato che affianca quello tradizionale, da banco del salumiere. È
il preaffettato in vaschetta. Gli ultimi dati parlano chiaro: più
25 per cento nel primo semestre 2003, in testa a tutti il Regno
Unito. Vince la praticità e la certezza di una perfetta
conservazione del prosciutto". A dargli una mano, c'è
anche il fatto che sta crollando l'ostracismo preconcetto che ha
sempre relegato tra i cibi grassi il maiale e tutti i suoi derivati.
E a ragione. Primo perché oggi le razze sono selezionate e poi
perché i maiali sono nutriti con mangimi dietetici. Il
risultato: fino a qualche anno fa 100 grammi di crudo di Parma si
traducevano in 370 calorie e nel 31 per cento di contenuti
lipidici; oggi si è scesi a 280 calorie e al 21 per cento di
grassi. Notevole anche la riduzione del colesterolo: da 92 a 76
milligrammi ogni etto. Un'autorità indiscussa in campo
scientifico, Andrea Strata, cattedra di Nutrizione clinica
dell'Università di Parma, promuove a pieni voti il prosciutto
crudo come lo fanno a Parma: "Come alimento non manipolato né
sofisticato è adatto ai bambini come ai vecchi, agli atleti
come a chi deve osservare un regime ipocalorico". E la signora
che, armata di coltello e forchetta, si ostina togliere i fili di
bianco dal prosciutto che ha nel piatto? "Continuerà a
farlo, ma deve sapere che a Parma si fanno prosdutti speciali. Anche
pensando a lei".
M.D.C.
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Una
vita tra i prosciutti. Come ha fatto il suo papà; come faranno
i suoi figli, che già sono entrati a tempo pieno in azienda. È
la missione di Maurizio Tosini,
che oggi è alla guida dell'azienda di famiglia e del Consorzio
del prosciutto di Parma.
Come
si fa ad avere la garanzia che il crudo sia sempre uguale?
"Sulla
qualità media non si discute, ma in assoluto nessun prosciutto
di Parma è uguale all'altro. Cambia, per esempio, se viene
appeso ancora su scaffali di legno, come facciamo noi, oppure
d'alluminio; ne risente se viene messo nelle cantine di affinamento
oppure nei reparti di uno stabilimento moderno".
A
Parma vi vantate di avere inventato il prosdutto «dolce».
Ma è proprio cosi? "Si
è sempre creduto che per conservare la carne occorresse molto
sale; la nostra esperienza ci ha dimostrato che usandone poco e
seguendo procedure particolari si ottengono risultati davvero
speciali".
Però non a tutti piace
dolce. "Vero, i toscani
per tradizione, amano il prosciutto molto secco e salato. Ma i gusti
stanno cambiando: il salato piace sempre meno, ovunque".
Ma
come si fa a essere certi che ci venga servito proprio un Parma dop?
"La
certezza assoluta non c'è se non si può controllare la
presenza del marchio. Però a occhio si può già
fare un esame: il prosciutto di Parma ha prima di tutto un bel colore
rosato, mentre altri che usano additivi come il salnitro hanno carne
rosso vivo; la coscia ha una stazza notevole e infine attenti al
grasso: ci deve essere una copertura giusta, quella che garantisce la
dolcezza e la morbidezza della carne".
Un
ultimo consiglio, da buongustai del prosciutto.
"Mai
scartare il grasso. Gustarlo sempre assieme alla carne. Il prosciutto
risulta molto più buono".
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