|
“Piazza dei Mestieri”ad “Eataly”:
una occasione di riflessione sulla Formazione professionale in
Italia.
Da parecchi anni svolgo l'attività di insegnante presso l'IPSSAR G. Colombatto di Torino.
Ho quindi visto - e subìto sulla mia pelle - tutti i cambiamenti che si sono succeduti da 20 anni a questa parte in ambito di Formazione Professionale.
Ogni Ministro della Pubblica Istruzione che si è seduto sullo scranno ministeriale ha dovuto per forza di cose lasciare un segno del proprio potere, e siamo dunque passati da una situazione di partenza nella quale per accedere agli Istituti Alberghieri era necessaria una buona valutazione in uscita dalla scuola media secondaria ( con conseguente pre-selezione degli iscritti ) alla introduzione del “nuovo ordinamento” che ha cambiato profondamente il corso di studi per finire all'attuale caos “ Debito scolastico si, debito scolastico no...”
Il tutto condito da chilogrammi di circolari ministeriali e non, dalla spasmodica ricerca - da parte degli organi scolastici - di creare offerta, di accaparrarsi clienti ...oops allievi per giustificare i contributi scolastici.
Questo per quanto riguarda l'Istituzione statale ( e ce ne sarebbero ancora molte di cose da dire), mentre il mio primo approccio con la realtà dei Centri di Formazione “privati” è avvenuto poche settimane orsono, quando ho avuto l'occasione di visitare la Fondazione “Piazza dei Mestieri” di Torino.
Una ottima impressione, laboratori - non solo in ambito ristorativi - che funzionano, ragazzi che affrontano un percorso che vede affiancarsi i momenti prettamente dedicati alla teoria, alle lezioni in classe con le attività di stage interno; tutto ciò in contemporanea.
Qui si produce, e gli allievi sono parte integrante del processo che porta a proporre al cliente finale una tavoletta di cioccolato piuttosto che una birra artigianale o meglio una cena completa da consumare nel ristorante interno... sembra che la parola d'ordine sia coinvolgimento, ergo recupero delle motivazioni.
Funziona.
Ne ho avuto la prova sabato scorso quando, presso il locale didattico della “Vineria di Eataly” ho avuto l'occasione di incontrare la vice Presidente della Fondazione Sig.ra Cristiana Poggio in occasione della serata di presentazione e degustazione della birra artigianale prodotta in collaborazione con un Mastro Birraio e del cioccolato prodotto in diversi tipi direttamente nei laboratori di pasticceria della Fondazione.
“L'idea di presentare ad Eataly la produzione di cioccolato e birra nasce dalla volontà di dimostrare al grande pubblico quali siano le reali possibilità della struttura. Una struttura che nasce con un intento spiccatamente sociale, con l'idea di formare i futuri esperti di settore” esordisce la Sig.ra Poggio.
“ Obbiettivo finale è quello di mettere gli allievi di fronte alla necessità di impegnarsi al massimo per poter affrontare un mercato di eccellenza usando prodotti di eccellenza, attraverso esperienze di stage continuo, stimolanti e che richiedono un impegno non indifferente da parte degli allievi...”
Idee chiare, obbiettivi raggiungibili, forte spinta alla motivazione degli allievi, pochi fronzoli.
Una formula che mi riporta agli anni d'oro dell'”Alberghiero”, quando gli allievi diplomati venivano letteralmente presi d'assalto dalle migliori catene alberghiere..
Un modus operandi che mi trova decisamente più in sintonia rispetto a ciò che succede oggi negli IPSSAR: luoghi nei quali si discute sul colore della ciliegina da mettere....su di una torta che non c'è.
|