Le Case Olimpiche straniere: conoscenza attraverso la gastronomia.

 

Casa Francia e Casa Olanda

 

Casa FranciaL'appuntamento è fissato a “Palazzo Barolo”, un gioiello della architettura sabauda che si trova in pieno centro di Torino, e trasformato - in occasione dei Giochi - nel Quartier Generale della squadra dei cugini d'Oltralpe. Anche io, fedele ai cliché che dipingono i francesi come un popolo dal carattere superbo e distaccato, mi sono chiesto quale sarebbe stata l'accoglienza riservata nei miei confronti..

Ebbene, basti dire che siamo stati accolti dal Direttore Generale del Comitato Olimpico francese Mr Laurent Chabaud: quale miglior viatico dunque, per la mia visita?

 

Casa Francia si presenta come un luogo decisamente interiorizzato nel quale lo charme dei locali del palazzo torinese è al servizio di un luogo che deve servire”come spazio istituzionale creato per supportare atleti e visitatori francesi”- come sottolinea Mr. Chabaud -, ed ecco gli spazi riservati al piano nobile, mentre i famosi “infernotti” ovvero le cantine dai meravigliosi soffitti a volta in mattoni a vista sono utilizzati come spazi conviviali, luoghi di incontro dedicati agli ospiti di Casa Francia.

 

Ed è in una atmosfera rilassata , resa quasi eterea dal sapiente gioco di luci che incontriamo Francois Thierry - Mieg, il vero e proprio deus ex machina della Organizzazione francese e dirigente di “Patrimoine et terroirs” l'associazione dedicata alla valorizzazione delle materie prime tipiche. Scopro quindi che -a differenza dell'Italia—questo gruppo lavora a stretto contatto con tutti gli Istituti alberghieri francesi selezionando i migliori allievi di ogni indirizzo di studi premiandoli con la possibilità di partecipare agli eventi di volta in volta in calendario: e sono proprio i ragazzi degli Istituti Alberghieri di Francia ad accompagnarci al Buffet...preparato da una nota gastronomia torinese. Scelta che viene spiegata con la decisione di offrire agli ospiti una selezione di specialità subalpine ( che si meritano niente più che una risicata sufficienza ) , motivo per cui passiamo direttamente in Casa Olanda.

 

Casa OlandaL'aria che si respira nell'immenso spazio del parco Colonnetti è agli antipodi rispetto all'atmosfera intimistica francese. Qui, accompagnato dalla Brand Manager Europa Heineken Mrs Nicole McNaughton, vengo accompagnato in un vero e proprio tour che attraversa questa piccola città del tutto autosufficiente nella qual lavorano 200 addetti olandesi.Una mega-struttura creata sul tema “ Ice - fire “ arancione e bianca dalla testa ai piedi che comprende, oltre a tre ristoranti, una pista di pattinaggio interna, una agenzia di viaggio, uno spazio dedicato al merchandising,addirittura una sala stampa nella quale ogni giorno viene preparato un giornale dedicato alle attività di Casa Olanda.

 

Ma è con lo Chef Jan van Dijk che si parla di cucina: nella postazione rialzata i cuochi preparano Erwtensoep, una zuppa a base di piselli, pancetta, carote dalla densità incredibile e dal gusto che ricorda le zuppe della nonna, mentre l'esperienza gustativa che più mi ha colpito è stato il “ Gelato di cavolo”, una mousse fredda che - secondo me - trova un accompagnamento ideale con salumi affumicati.

 

Il resto è cucina tipica olandese. Kroket e Bitterballen ( polpettine di carni miste impanate e fritte ) , insalate e patate condite con salse pronte., Kaas e birra a volontà. Non manca un Ristorante Italiano ( anch'esso curato da personale olandese) che offre l'occasione di capire quale sia l'idea che lassù hanno della nostra cucina: curiosa, molto standardizzata, fatta di “Lasagne” , “Pepperoni”, “Mozzarella” e tutto ciò che l'iconografia della cucina italiana nel mondo ci ha imposto.

Una esperienza di apertura totale verso gli ospiti, unita ad un calore tutto mediterraneo fanno comunque di Casa Heineken Olanda un luogo da visitare, al di là delle aspettative enogastronomiche.

 

 

 

 

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