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Il "brutto"
dell' Olimpiade gastronomica straniera:
le
delegazioni di Casa Norvegia, Giappone, Russia, Usa
e di altri paesi
Lunedì 27 febbraio 2006
Piazza Carlo Alberto - Torino. Da oggi alla folla di visitatori assedianti Casa Switzerland si è sostituita una folla di operai che hanno cominciato il lavoro di smantellamento delle strutture, e l'atmosfera è passata in poche ore da euforica a triste, complice anche i cielo di un grigio bulgaro che nulla lascia all'allegria.
E'quindi giunto il momento di parlare anche di quelle Ambasciate sportive che, per un motivo od un altro, si sono rivelate delle sorprese non sempre positive. Non mi aspettavo niente di speciale, infatti , quando mi sono spinto sino a Cesana torinese- sede delle gare di Slittino, Bob e Biathlon - alla scoperta di Casa Norvegia, strategicamente insediatasi nei locali di un noto ristorante - pizzeria locale; ed in effetti il colloquio con l'italo-svedese ( o forse svedese-romana ) Mrs Peggy Sempler ha seguito il leit-motiv che mi ero immaginato.
Nonostante la simpatia della signora non sono riuscito ad estorcere nemmeno UNO dei piatti tipici del Paese dei fiordi - fino a quando, almeno la stessa non ha confessato che... in effetti in Norvegia non esiste una cultura del cibo così come la si intende nell'Europa mediterranea; anzi non esiste il concetto di “cibo cucinato”...tant'è che la libidine dl norvegese-tipo consiste nel prepararsi, a casa, il panino con cui lo stesso farà godere le sue papille durante la pausa-pranzo. Ma- insisto io - non avete i migliori salmoni e merluzzi del mondo? No, la vera specialità norvegese è il pane nero, base dei sopracitati sandwiches, ribadisce Peggy... allora non insisto, ma voglio proprio andare a Savona, nel porto che ospita la classica imbarcazione dei fiordi HURTIGRUTA, ed a bordo della quale pare imperi la pura cucina dell'estremo nord. Ma allora...ecco perché a Cesana tutti - e dico TUTTI -i commensali avevano in tavola pizza e pasta!!! Lasciamo quindi perdere pure Svezia e Finlandia: finchè sarà così, ne godrà il nostro comparto turistico( magari domani vado all'IKEA a comperare qualche dolcetto e salame d'alce...)
Diverso è il discorso che Mr Ahn, delegato della Corea, mi propone: la sede , stabilitasi presso L'Unione Industriale di Torino, ha esclusivamente funzione di supporto verso atleti e cittadini coreani, e non ha alcuna ambizione gastronomica. Peccato, sarebbe stato interessante far conoscere alcune preparazioni tipiche Coreane, un mix di sapori davvero lontani dallo stereotipo che abbiamo in Italia a proposito del “mangiar cinese”.
Il fondo lo tocchiamo con le delegazioni di Giappone, Russia ed USA. Infatti, dopo aver spiegato a due P.R. Managers del Sol Levante il motivo per cui chiedevo una intervista, il risultato si è limitato ad una laconica promessa di appuntamento..finita nel dimenticatoio.
La grande madre Russia invece, pur presente nella cronaca dei quotidiani per le mega-feste a base di caviale e vodka per le quali - cito Monica Perosino de “La Stampa”- un invito è diventato il metro per decidere” chi è - o non è- uno che conta” ha dimostrato nient'altro che una supponenza che ha rasentato la maleducazione: dopo ripetute telefonate ( addirittura da parte della mia interprete russa) e messaggi mail indirizzati alla responsabile , la stessa non ha degnato il sottoscritto di una risposta: non che mi aspettassi molto dalla cucina del luogo, ma il savoir faire è un'altra cosa.Idem per la super - blindata Casa USA ( ma perché, poi?)
La festa è finita allora e...gli amici se ne vanno: un peccato lasciare quelli che hanno dimostrato classe e collaborazione, una occasione persa per gli altri che continueranno ad essere considerati...per quello che sono.
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