Terra Madre presentata dai protagonisti

 

Torino, 26 settembre 2006. Una manifestazione come “Terra Madre” non poteva essere presentata secondo i canoni dei vernissage classici che , oltre alla sfilata dei soliti noti (politici, veline & C.), nulla offrono ai presenti.

Ma oggi, a fianco del deus ex machina Carlo Petrini c'è stata la presenza reale di coloro che costituiscono il cuore di questo evento: nessuno meglio dei protagonisti per trasmettere al pubblico che gremisce la Sala Gialla del Centro Fieristico Lingotto il significato vero ed il vissuto che fanno di Terra Madre un appuntamento unico.

 

Ecco quindi che il concetto di “globalizzazione virtuosa” viene reso vivo dagli interventi di Edoardo Belgrano, il Sindaco di Magliano Alpi che - a nome di tutti i primi cittadini delle”Città di Terra Madre” , ovvero dei piccoli centri che ospitano i Delegati dei 150 paesi del Mondo rappresentati in questa occasione, si infervora parlando dell'impegno a salvaguardia della tipicità dei prodotti locali che, proprio per questa particolarità costituiscono l'anima di una comunità - piccola o grande che sia - ed una risorsa che non deve soccombere alle logiche di profitto.

 

E' la volta di Marzia Verona - rappresentante della comunità dei pastori nomadi piemontesi - che oltre a rendere partecipi i presenti della esistenza di questa fetta di paradiso coinvolta nella produzione di specialità casearie altrimenti destinate all'estinzione, pone giustamente l'accento sul fatto che proprio e solo in questa occasione esiste la possibilità di confronto con altre realtà simili: non è forse vero che la maggior parte di noi conosce le tecniche di pastorizia mongola ( grazie a documentari di divulgazione ) mentre .... alzi la mano chi conosceva l'esistenza dei pastori nomadi in Piemonte!

 

Anche i volontari che costituiscono la spina dorsale dell'evento hanno avuto voce: Tania Patritto , memore dell'esperienza avuta nel 2004 ha parlato con la voce emozionata di un “ rapporto diverso, diretto, di fratellanza” istituito con i partecipanti all'edizione passata; una voce tanto apprezzata quanto sincera.

Poteva Slow Food dimenticarsi dei cuochi e cuoche del Mondo? Naturalmente no, anche perché saranno 1000 ad alternarsi ai fornelli per preparare versioni molto “soul food” usando gli ingredienti delle loro terre di origine.

 

Dall'Italia i 192 colleghi presenti sono oggi rappresentati dalla giovanissima Alessandra Buglione di Monale, del ristorante Real Castello di Verduno, zona cara a Petrini.

La Lady Chef ricorda ai non addetti ai lavori che solo con ingredienti della filosofia “buono, pulito, giusto” è possibile per i professionisti unire il piacere della creazione alla sicurezza di un risultato altrettanto buono...

Naturalmente anche la parte istituzionale ha fatto la sua comparsa, ( assente il Sindaco Chiamparino) e se il Presidente della Fondazione Terra Madre Paolo di Croce si è maggiormente soffermato sui numeri della manifestazione ( per i quali rimando al sito ufficiale Slow Food ), il Prof Ezio Pelizzetti, Rettore UNITO ha ricordato che nello stesso documento di programmazione 2007 / 2012 dell'Ateneo torinese sono citati quali fondamentali i valori “ etici, civili e di sviluppo “ sui quali si basa la filosofia petriniana.

 

Per questo oltre 200 Università mondiali sono collegate in quella che viene definita “la rete mondiale delle Università” che formeranno la base per la conservazione ed il rafforzamento di una produzione di cibo sostenibile.

 

Last but not least Carlo Petrini che, istrione e coinvolgente come di consueto non ha perso occasione per ribadire i concetti a lui cari: idee che conosciamo e condividiamo e che oggi hanno una nuova denominazione tanto chiara quanto ambiziosa: via alla INTELLIGENZA AFFETTIVA intesa come volontà di difesa della terra, delle biodiversità alla ricerca di un progresso veramente sostenibile e virtuoso.

Una chicca: Terra Madre sarà anche set cinematografico con Ermanno Olmi che farà dell'appuntamento torinese la testa di ponte per una serie di lavori sul cibo in tema Slow, con tutto ciò che una parola così piccola - ma così difficile da declinare - comporta.

 

 

 

 

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