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Sergio Andruetto

  • Quali sono i compiti degli Istituti Zooprofilattici sperimentali?

Al di là dei compiti istituzionali sanciti dalla vigente normativa, essi si configurano quali strumenti tecnico scientifici in grado di supportare, con l’attività diagnostica, sia il Ministero che le Amministrazioni periferiche nell’attività di controllo e di gestione dei rischi sanitari.

Tra le attività salienti mi preme qui sottolineare: l’esecuzione di piani nazionali, attuabili grazie ad una rete laboratoristica omogeneamente distribuita sul territorio; il monitoraggio su presenza ed andamento dei pericoli in funzione della valutazione del rischio;l’attuazione di piani di sorveglianza epidemiologica;la raccolta sistematica dei dati relativi alla sicurezza alimentare.

  • Quanti sono in Italia gli IZS?

Gli Istituti Zooprofilattici sono dieci,in grado di coprire, con la attività di rete, tutto il territorio nazionale. Attività che viene estrinsecata soprattutto attraverso i Centri di Referenza Nazionale che il Ministero della Salute individua e riconosce a ciascun I.Z.S. sulla base di priorità sanitarie e dei livelli di eccellenza espressi nei confronti di problematiche specifiche

  • A chi rispondono?

Gli Istituti Zooprofilattici sono enti strumentali delle Regioni e dello Stato e rispondono pertanto ai competenti Assessorati ed al Ministero della Salute, rappresentando comunque uno iato tra le diverse competenze istituzionali

  • L’IZS del Piemonte Valle d’Aosta e Liguria ha dei centri di riferimento nazionale?

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta vede riconosciuti da parte del Ministero della Salute i seguenti quattro Centri di Referenza nazionali:


a) Centro di Referenza Nazionale per le Encefalopatie Animali (Cea)


b) Centro di Referenza Nazionale per le malattie degli animali selvatici - Cermas


c) Centro di Referenza Nazionale per l’Oncologia Veterinaria e Comparata


d) Centro di Referenza Nazionale per la sorveglianza e il controllo delle derrate destinate all’alimentazione animale - C.Re.A.A.

Il Centro di referenza nazionale per le encefalopatie animali (Cea) è forse la più nota struttura dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Dell’importanza della sua attività il grande pubblico si è accorto poco più di due anni fa, quando i casi di “mucca pazza” (originati dalla encefalopatia spongiforme bovina, Bse) sono diventati di grande attualità anche in Italia.

Il Centro di Referenza Nazionale per le malattie degli animali selvatici è stato istituito nel 1999, il Centro ha tra i principali obiettivi il monitoraggio delle malattie della fauna selvatica, con particolare attenzione a quelle che possono essere trasmesse agli animali domestici e all’uomo, e rappresentano quindi un pericolo per il patrimonio zootecnico e per la salute dei cittadini.

Il Centro di Referenza Nazionale per l’oncologia veterinaria e comparata è impegnato, in particolare, nel rilevamento dell’incidenza tumorale negli animali e nella comparazione dei trends epidemiologici animali e umani per neoplasie correlabili.

Il Centro di Referenza Nazionale per la sorveglianza e il controllo delle derrate destinate all’alimentazione animale è stato istituito dal Ministero della Salute con Decreto 13/02/2003 (G.U. n. 81 del 7/04/03). L’attività che il Centro (C.Re.A.A.) intende svolgere,si sviluppa contemporaneamente lungo tre direttrici principali, identificabili, a titolo esemplificativo, in attività di tipo tecnico-analticio, di tipo tecnico-gestionale, di tipo scientifico-formativo.

  • Qual è oggi la conoscenza sulla BSE?

Sono in corso diverse ricerche in merito alle malattie da prioni in genere ed alla BSE in particolare: la causa della malattia rimane però un mistero: Di certo si sa che si verifica una mutazione nella conformazione della proteina prionica cellulare (PrPc) che la rende estremamente resistente, facilitandone l’accumulo. Riguardo alla causa del cambiamento le ipotesi sono due: la prima è che esso sia dovuto ad un fattore dell’ospite, la seconda è che un fattore esterno intervenga, si leghi alla proteina e la modifichi. Anche la patogenesi della malattia è poco nota: a causa del lungo tempo di incubazione e della sua sporadicità i dati attualmente disponibili riguardano studi condotti in animali da laboratorio e ci vorrà ancora molto tempo prima di avere i dati riguardanti la sperimentazione sul bovino. Certa è la trasmissibilità per via orale a numerose specie animali, tra cui la pecora in cui causa una malattia indistinguibile dalla Scrapie, e all’uomo. Di incoraggiante ad oggi ci sono comunque i dati derivanti dalla sorveglianza:grazie agli interventi attuati l’epidemia risulta essere in calo in tutta Europa.

  • Sono state evidenziate nuove terapie o nuovi tests diagnostici?

Per quanto riguarda la terapia sono in corso studi che partono da tre diversi punti di vista: il primo approccio riguarda l’individuazione di sostanze in grado di inibire la conversione della proteina prionica cellulare (PrPc) in proteina prionica patologica (PrPsc). Il secondo tipo di approccio terapeutico si basa sull’impedire la propagazione della PrPsc: studi condotti sia su colture cellulari sia su animali da laboratorio hanno messo alla prova l’attività “ antiprionica” di molecole quali I polianioni, l’Amphotericina B, il rosso congo, la iododoxorubicina, quinacrina,…. Punti deboli di queste sostanze sono sia la forte tossicità, sia la difficoltà di passare la barriera emato-encefalica. E’ attualmente in corso di studio la capacità “anti-prionica” di alcune tetracicline, molecole relativamente poco tossiche ed in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, studi preliminari condotti sia in colture cellulari si su hamster siriano infettato con scrapie appaiono incoraggianti.

L’ultimo tipo di approccio un controllo immunologico della diffusione del prione nell’organismo: sono in corso -studi in vitro hanno per verificare l’utilità dell’impiego di anticorpi.

Relativamente ai nuovi test diagnostici sono attualmente in corso di valutazione da parte della Commissione Europea 5 test rapidi (1 dot blot e 4 elisa) tutti accomunati dalle seguenti caratteristiche: rilevazione della presenza della PrPsc nel SNC, test post mortem, diagnosi rapida, ma non precoce. Gli obiettivi futuri sono volti sia ad effettuare una diagnosi sempre più precoce, sia ad eseguire un diagnosi in vita. Per raggiungere questi obiettivi si può intervenire aumentando la sensibilità dei test attualmente disponibili oppure rilevare la PrPsc in altri tessuti (per esempio il sangue) oppure ancora utilizzare marker indiretti ( proteina 14-3-3, gamma interferon, sovra espressione di PrPsc,…). Un ‘interessante prospettiva per la messa a punto di test diagnostici ad alta sensibilità è costituita dall’amplificazione della PrPsc messa a punto da Soto, basata su una serie di amplificazioni analoghe a quelle della PCR. Questo sistema è ancora in fase di studio: benché, infatti, la sua efficacia sia innegabile sono presenti, a detta dello stesso autore, problemi di amplificazione per il materiale congelato o per quello esaminato con eccessivo ritardo rispetto al prelievo. Inoltre ceppi diversi di scrapie richiedono diverse condizioni di amplificazione , comportando problemi di standardizzazione del metodo.

  • Quindi è anche grazie alla rete degli IZS che oggi possiamo sperare di mangiar più sano?

La sicurezza alimentare è l’obiettivo primario della programmazione sanitaria, che trova il suo fondamento nella politica dell’Unione Europea ed ancor più nei contenuti del Libro Bianco della Commissione sulla sicurezza alimentare e nei provvedimenti che da esso scaturiscono.

  • Cosa ne pensa delle istituzione di un’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, per esempio a Torino?

Il regolamento178/2002/CE che stabilisce i principi ed i requisiti generali della legislazione alimentare istituisce anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, il cui ruolo è, tra l’altro, quello di creare un sistema di reti tra organizzazioni operanti. E’ pertanto necessario che l’Autorità Europea possa trovare, a livello nazionale una interfaccia con la quale colloquiare e collaborare al fine del raggiungimento dei propri fini istituzionali, in particolare per quanto riguarda la raccolta e la trasmissione dei dati.

La legge costituzionale 18/10/2001 n. 3 “Modifiche al titolo V della parte II della Costituzione” attribuisce alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato, e in particolare quella in materia di tutela della salute e di alimentazione, fatta salva la determinazione dei principi fondamentali.

A seguito della modifica del titolo V della Costituzione, è stata demandata alle Regioni e alle Province autonome l’attuazione degli atti dell’Unione europea.

Tuttavia il processo di devoluzione è ancora in atto e mantiene del tutto attuale il problema di un coordinamento a livello nazionale delle iniziative che attengono alla Sanità.

 

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Dottor Sergio Andruetto
Direttore dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta 

 

 

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