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Ignazio
Garau - Presidente di AIAB Piemonte e componente dell’Esecutivo Nazionale
A.I.A.B
- D. Qual è la diffusione del biologico oggi in
Italia in termini di estensioni terriere coltivate e di aziende
bio?
R. Gli ultimi dati evidenziano una costante crescita delle
superfici destinate alle produzioni ‘biologiche’, pur con andamenti
differenziati relativamente al n° delle aziende certificate regione per regione:
leggera diminuzione degli operatori in alcune regioni del Sud, pur con un
aumento delle superfici e crescita di operatori in altre regioni del
Centro-Nord. L’Italia si conferma come il primo paese in Europa per le
produzioni da Agricoltura Biologica e sono state 63.156 le aziende notificate a
fine 2001, con una crescita del 22,5% rispetto all'anno precedente quando se ne
contavano 'solo' 51.552. Sono sempre piu' numerose anche le aziende agricole
(+21%) e quelle di produzione e trasformazione (+20%). Ma il balzo piu'
significativo e' quello delle aziende di sola trasformazione che passano dalle
2.898 nel 2000 alle 4.293 nel 2001 con un incremento del 48%. Le superfici
coltivate con metodo biologico hanno toccato quota 1.182.403 ettari a fine 2001
con un incremento del 10,6%.
La maggior presenza di operatori é nel Sud (63%), seguito a distanza dal
Nord (21%) e dal centro (16%).
Parallelamente i consumi alimentari bio crescono in Italia del 33%: 1,6
miliardi di euro nel 2002 (+33% rispetto all'anno precedente).
Il ‘biologico’ piace agli italiani e si riscontra un aumento delle
ristorazione scolastiche che inseriscono alimenti da agricoltura biologica (+
55%), gli agriturismi ed i negozi dedicati al ‘biologico’ (+10%) ed ormai non
esiste supermercato senza alimenti da agricoltura biologica. Diverse insegne
della Grande Distribuzione hanno creato una propria linea di prodotti biologici
a proprio marchio.
Cresce l’e-commerce dedicato ai prodotti bio e cresce anche la vendita
diretta produttore-consumatore, che risponde all’esigenza di un rapporto di
fiducia tra gli agricoltori ed i cittadini: Passano infatti da 143 a 164 i
mercatini bio censiti, mentre salgono a 70 i gruppi d'acquisto con un incremento
quasi pari al 30%.
(fonte Bio Bank -
Edizioni Distilleria di Forli').
Ma crescono anche
nuovi settori produttivi che, sull’esperienza dell’agricoltura biologica, stanno
elaborando appositi disciplinari di produzione: settore tessile, arredamento,
bioedilizia, cosmesi, igiene casa e persona, ecc. ed AIAB è direttamente
impegnata nell’elaborazione dei nuovi disciplinari.
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Chi certifica
oggi in Italia che un prodotto alimentare sia effettivamente
biologico?
L’agricoltura
biologica è l’unica forma di agricoltura completamente controllata in base a
leggi europee e nazionali, non si basa, quindi, su autodichiarazioni del
produttore ma su un Sistema di Controllo uniforme in tutta l’Unione Europea.
L’azienda che vuole avviare la produzione biologica deve notificare la sua
intenzione alla Regione e ad uno degli Organismi di controllo autorizzati, il
quale procede alla prima ispezione con propri tecnici specializzati esaminando
l’impresa prendendo visione dei diversi appezzamenti, controllandone la
rispondenza con i documenti catastali dei magazzini, delle stalle e di ogni
altra struttura. Se dall’ispezione emerge una conformità a quanto stabilito
dalla normativa, l’impresa viene ammessa nel sistema di controllo, e avvia la
conversione, cioè un periodo di disintossicazione del terreno che, a seconda
dell’uso precedente di prodotti chimici e delle coltivazioni, può durare due o
più anni. Solo a conclusione del periodo di conversione, il prodotto può essere
commercializzato come proveniente da agricoltura biologica. L’Organismo di
controllo provvede a più ispezioni l’anno, anche a sorpresa, prelevando campioni
da sottoporre ad analisi. Le imprese agricole che producono con il metodo
biologico devono poi documentare ogni passaggio su appositi registri predisposti
dal Ministero, assicurando la totale tracciabilità.
Gli organismi
nazionali che possono effettuare i controlli e la certificazione delle
produzioni biologiche sono riconosciuti con decreto del Ministero delle
Politiche Agricole e Forestali, e sono sottoposti a loro volta al controllo
dello stesso Ministero e delle Regioni. Sono 11 gli Organismi di Controllo che
operano su tutto il territorio nazionale a cui si aggiungono altri 4 che operano
nella sola provincia di Bolzano.
L’attività di
controllo si è concretizzata in 72.896 visite ispettive e con il prelevamento ed
analisi di 7.332 campioni. L’attività di controllo ha portato al rilevamento di
2.074 irregolarità e all’applicazione, in via definitiva, di 1.367
sanzioni.
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Esiste da
parte vostra una sorta di controllo sulle aziende
?
AIAB ha
trasferito l’attività di controllo e di certificazione ad ICEA (Istituto di
Certificazione Etico ed Ambientale), un consorzio fondato da AIAB con la
compartecipazione di Banca Etica, ACU (Associazione Consumatori ed Utenti),
Demeter (Associazione per la tutela della qualità Biodinamica in Italia), ANAB
(Associazione Nazionale Architettura Bio ecologica) e DIO (Organismo di
controllo del biologico Greco). ICEA ha il compito di seguire le procedure
relative al rilascio, ed ai controlli, per i marchi AIAB, ovvero marchi legati
alla certificazione volontaria, che seguono disciplinari ulteriormente
restrittivi rispetto alle norme stabilite dal Regolamento UE
2092/91.
AIAB, quindi,
oggi non svolge più attività di controllo ed è una associazione
interprofessionale che si occupa di promozione del comparto biologico,
associando produttori agricoli, trasformatori, distributori, tecnici,
consumatori ed associazioni interessate alla crescita del bio, alla cultura del
biologico.
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A che punto è
nel nostro Paese la cultura dell’alimentazione biologica, vi è molto ritardo
rispetto ad altri paesi Europei?
‘Un italiano su
quattro non ha mai sentito parlare di prodotti biologici’ rivelava una recente
indagine della Coldiretti. Questa l’apparente contraddizione: crescono i
consumi, ma non c’è ancora una adeguata conoscenza di che cos’è realmente il
‘biologico’. Dall'indagine risultava, inoltre, che solo un italiano su sette ha
un'informazione adeguata sul biologico.
In Italia, su un
universo di oltre 20.600.000 famiglie, piu' di 8 milioni (39%) acquista prodotti
provenienti da agricoltura biologica. Fatto 100 l'indice medio di spesa di tali
prodotti, la regione dove si registra la propensione maggiore all' acquisto
(cioè dove la spesa media pro capite e' più' alta) é la Liguria (153). I dati
provengono da una ricerca commissionata recentemente alla società GFK-IHA dalla
Centrale del Latte di Torino e si e' svolta attraverso la rilevazione, tramite
scanner, dei prodotti biologici acquistati in qualsiasi canale distributivo da
un campione di circa 5.000 nuclei familiari. I dati confermano il boom del
biologico, anche se si spende molto di più al Centro-Nord che al
Sud.
E’ chiaro,
quindi, che anche l’Italia segue il trend di crescita dei consumi degli altri
paesi europei, che il biologico soddisfa il bisogno di sicurezza e di qualità
degli acquirenti, ma che è importante continuare l’azione di informazione e di
indirizzo perché si affermi una vera ‘cultura del biologico’.
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Qual è la
situazione del biologico alimentare negli
U.S.A.?
Gli Stati Uniti sono un grande paese, dove è vero tutto, ma anche il suo
esatto contrario. Sono il paese delle multinazionali che con azioni piratesche
stanno cercando di inquinare il pianeta con gli ‘OGM’, ma sono anche la realtà
dove il 27% dei consumatori compra prodotti biologici almeno una volta alla
settimana.
Oggi, anche le
grandi imprese si sono accorte che la domanda di prodotti biologici è in
continuo aumento, che dunque potrebbe essere redditizia e si stanno attrezzando
per essere presenti nel comparto.
Molti piccoli
produttori biologici americani si sentono minacciati dalle multinazionali e si
moltiplicano le iniziative per stabilire rapporti diretti con i consumatori:
stanno nascendo anche qui molti ‘mercatini’ gestiti direttamente dai contadini.
Gli U.S.A. sono
un grande mercato che interessa molti produttori italiani ed alcuni enti di
certificazione italiani hanno già ottenuto il riconoscimento per la
certificazione dei prodotti. Anche in questo caso, comunque, il legame tra
prodotto biologico e tipicità è uno strumento vincente.
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La
ristorazione scolastica si è aperta e con quali numeri, ai cibi
biologici?
La ristorazione
scolastica biologica è stata e può essere ancora un importante volano per
promuovere la crescita dei consumi e della cultura del biologico. Crescita dei
consumi perché sono ormai diverse centinaia di migliaia ogni giorno i ragazzi
delle scuole dell’obbligo che consumano alimenti da agricoltura biologica nella
ristorazione scolastica ( sono oltre 52.000 i pasti serviti nella ristorazione
scolastica di Torino ed oltre 160.000 quelli del comune di Roma), ma anche
crescita di una ‘ corretta cultura alimentare’ perché l’inserimento di alimenti
biologici nelle scuole è legato anche a progetti di informazione ed educazione
alimentare che coinvolgono gli alunni ma anche, frequentemente, i genitori.
Occorre sviluppare adeguate iniziative legislative a livello nazionale e
regionale (sono già diverse le regioni che hanno deliberato per il sostegno del
bio nella ristorazione scolastica ed i dati sono disponibili sul sito
www.aiab.it) per favorire
l’inserimento degli alimenti biologici nella ristorazione scolastica e per
ottenere un collegamento degli approvvigionamenti con la produzione
locale.
Le previsioni
sono di avere un 7% dei consumi attraverso la ristorazione collettiva (rispetto
all'attuale 6%).
AIAB ha
recentemente attivato un Osservatorio sulla Bioristorazione, con l’obiettivo di
monitorare la situazione esistente, creare un database con i dati del settore e
con le esperienze in essere relative ad impostazioni, progetti, ecc. e renderlo
disponibile su apposito sito. Al momento è in fase di completamento la
rilevazione in Piemonte.
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Come vede la
vostra associazione la proposta di istituire un’Agenzia Nazionale per la
sicurezza alimentare?
AIAB appoggia la
candidatura di Torino a sede dell’Autorità Nazionale per la Sicurezza Alimentare
e sostiene l’urgenza di arrivare ad una definizione delle sedi, europea e
nazionale.
AIAB ritiene
positivo il fatto che finalmente si arrivi ad una soluzione per la sede
dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Suddividere tra Parma ed
Helsinky le competenze è un compromesso, ma può essere valutato positivamente,
soprattutto se vengono attivate rapidamente tutte le funzioni dell’Autorità.
L’insediamento a Parma della struttura che avrà i compiti di controllo e della
qualità è un riconoscimento per Parma, per l’Italia e per il lavoro che il
nostro Paese ha intrapreso per difendere e valorizzare le produzioni
mediterranee tipiche e di qualità.
I cittadini hanno
necessità di garanzie per la sicurezza degli alimenti che tutti i giorni mettono
in tavola, come ci ricordano le continue notizie di scandali, frodi ed
‘incidenti’ nel settore agroalimentare. Ma la sicurezza è una delle facce di una
questione che include la qualità, la tipicità e le metodologie di produzione: è
per questi motivi che l’agricoltura biologica è interessata ed attenta alla
questione della sicurezza alimentare.
L’ipotesi di
compromesso a livello europeo, ci porta a sollecitare il Parlamento ed il
Governo ad affrontare e risolvere urgentemente le questioni legate alla
costituzione ed all’assegnazione della sede dell’Autorità Nazionale. L’attuale
proposta del Governo di istituire un coordinamento presso la Presidenza del
Consiglio è assai debole e rischia di indebolire ruolo e autorevolezza
dell'Italia.
L’Autorità
Nazionale, come già previsto dall’Unione Europea, dovrà essere caratterizzata da
“indipendenza, eccellenza e trasparenza” e diretta ad assicurare “sicurezza” e
“fiducia”, sia fornendo pareri scientifici, sia comunicandoli direttamente al
pubblico. Ciò perché “un’accettazione quanto più ampia possibile della
valutazione scientifica del rischio è essenziale per assicurare che l’azione sia
efficace, appropriata e rapida”.
L’Autorità
Nazionale, per poter essere somigliante a quella europea, dovrà, in primo luogo,
essere una entità separata e indipendente ed i compiti dell'Autorità Nazionale
dovranno essere speculari a quelli dell'Autorità Europea, per poter entrare a
far parte della rete europea di sistemi nazionali indicata dal
regolamento.
A questo riguardo
AIAB ritiene che le proposte avanzate dalla città di Torino, e dalla Regione
Piemonte, per istituire l’Autorità Nazionale siano le più adeguate. Infatti la
proposta avanzata prevede una struttura leggera, a rete, che comprende tutte le
esperienze e le capacità esistenti nelle varie regioni per quanto attiene la
sicurezza alimentare.
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Ignazio Garau
Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle
Cooperative operando nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e
nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato
nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione
Piemonte ed ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di
importanti Centri Commerciali nel torinese.
Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica, collaborando con
alcune cooperative agricole, nel 1993, ha partecipato alla costituzione
dell’AIAB Piemonte nel 2001, diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato
nominato nell’esecutivo di AIAB Federale.
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