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Vincenzo
Gerbi
D: Quali le principali questioni aperte oggi nel campo
delle trasformazioni alimentari sotto il profilo della salubrità del
cibo?
R – La sicurezza degli alimenti è notevolmente aumentata per quanto
riguarda la contaminazione microbica grazie alle migliori condizioni igieniche
degli ambienti di lavoro, alla migliore formazione degli operatori ed alla
adozione di tecniche di risanamento fisico, sempre più rispettose dell’integrità
dell’alimento. Al progresso delle condizioni igieniche ha indubbiamente
contribuito l’adozione nei luoghi di produzione delle regole collegate
all’applicazione del Dlgs 155/97 (HACCP) che è servito, tra l’altro, a stimolare
la presa di coscienza da parte degli operatori dell’importanza dei comportamenti
individuali.
Naturalmente il pericolo contaminazione microbica è sempre in agguato, ma
è sempre più frequentemente legato alla cattiva conservazione delle derrate in
uso, soprattutto a livello domestico.
Di pari passo alla diffusione dei mezzi fisici di risanamento e
conservazione è diminuito il ricorso ai conservanti chimici e questo è
certamente un fatto positivo.
Nel campo dei prodotti trasformati occorre invece tenere la guardia
sempre ben alta nel campo delle sofisticazioni alimentari, dove gli interventi
di controllo sono spesso insufficienti a contrastare la forza economica e
tecnica degli speculatori. Tra i settori più delicati si può annoverare quello
dei grassi vegetali ed in particolare quello dell’olio di oliva sul quale i
margini di guadagno sono più alti. Non derivano dalle contraffazioni pericoli
immediati per la salute, ma piuttosto un inganno del consumatore che pensa di
consumare un prodotto di eccellezza per i contenuti nutrizionali, mentre non
sempre ciò è vero.
Si parla sempre più insistentemente di portare a ROMA
la sede dell’Agenzia Nazionale per la sicurezza alimentare , quale il suo
giudizio?
Non ci sono dubbi che nella capitale ci siano eccellenti centri di
ricerca nel settore dell’alimentazione, tuttavia non posso nascondere un certo
rammarico se questa scelta verrà confermata. Ritengo infatti che all’immagine
attuale dell’Italia come Paese dei prodotti alimentari territoriali di
eccellenza abbiano contribuito prima di tutto le regioni che si sono impegnate
nella promozione e difesa dei prodotti a Denominazioni di Origine. Per quanto
riguarda il Piemonte in particolare vorrei sottolieneare la presenza anche di
centri di ricerca di avanguardia per la sicurezza dei prodotti di origine
animale che da soli giustificherebbero il riconoscimento di sede dell’agenzia
Nazionale.
La ricerca in campo agroalimentare va avanti e se si
su quali filoni principali?
Sono veramente molti i filoni aperti ed i progressi per la sicurezza
alimentari sono stati molto evidenti in passato. Attualmente si osserva un certo
rallentamento in conseguenza della limitatezza delle risorse, soprattutto umane.
Tra i molti aspetti vorrei sottolineare le ricerche sulla caratterizzazione
delle produzioni alimentari tradizionali che contribuiscono alla costituzione di
un importante patrimonio di conoscenza utile alla difesa ed alla valorizzazione
dei migliori prodotti alimentari.
La filiera certificata potrebbe essere la soluzione
per una produzione agricola più sicura?
La possibilità di individuare con sicurezza tutti gli operatori che
contribuiscono alla produzione di una derrata alimentare costituisce senza
dubbio un importante elemento di responsabilizzazione dei medesimi e quindi un
aumento delle garanzie per il consumatore.
Tuttavia i sistemi di tracciabilità non possono da soli garantire la
soluzione di tutti i problemi, né un aumento della qualità percepibile dai
consumatori. Occorre proseguire in una intensa attività di formazione del
consumatore per renderlo cosciente delle proprie scelte
alimentari.
Sono solito ricordare al proposito l’enorme differenza di capacità di
scelta consapevole che distingue il consumatore quando acquista beni tecnologici
e prodotti alimentari. Provate a pensare ad un acquirente medio di fronte
all’acquisto di un telefonino o di un chilogrammo di pane: sono enormemente
superiori le conoscenze che ha sulle performances del telefonino rispetto a
quelle relative alla composizione del pane o, peggio ancora, ai suoi parametri
di qualità. Riempire gli spazi informativi di informazioni sugli alimenti non è
sufficiente, ma occorre iniziare l’educazione alimentare fin dalle scuole
elementari, affidando il compito a docenti preparati.
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