|

versione
stampabile
Carlo
Girardi
Dopo la grande paura che ha generato in Europa ed in Italia la
malattia di vacca pazza oggi possiamo dire di essere tutti più tutelati dai
rischi per la nostra salute legate a questo problema?
I controlli effettuati alla macellazione hanno dimostrato che nel nostro
paese la BSE ha una bassa diffusione. E’ risultato positivo al test Prionics
soltanto lo 0,0065 % dei soggetti esaminati. Le ipotesi pessimistiche, che
prospettavano un incremento esponenziale delle forme atipiche del morbo di
Creutzfeldt-Jakob dell’uomo nei paesi europei caratterizzati dalla più alta
incidenza della BSE, si sono dimostrate errate. Nel frattempo sono state
adottate norme cautelative che tutelano il consumatore. Ritengo pertanto che sia
possibile un cauto ottimismo senza tuttavia diminuire il livello di attenzione
ed il rigore nell’applicazione delle norme di sicurezza.
Quali le principali patologie spontanee legate agli alimenti di
origine animale?
Molte patologie legate agli alimenti di O.A. sono multifattoriali ed è
difficile definirle come “patologie spontanee”. Sicuramente è più facile legare
la patologia spontanea alla malattia alimentare, intendendo con questo termine
la malattia, generalmente acuta, trasmessa per consumo di alimenti contenenti
microrganismi patogeni derivanti direttamente dall’animale o per contaminazione
lungo la filiera produttiva. Si stima che le malattie alimentari negli Stati
Uniti, dove esiste già da anni una rete di sorveglianza, colpiscano 76.000.000
individui/anno, con 325.000 ricoveri ospedalieri e 5000 decessi. I cinque
principali patogeni sono rappresentati da E.coli O157:H7, Salmonella,
Campylobacter, Listeria e Toxoplasma. Altre patologie spontanee hanno una minore
incidenza, ma si possono ricordare tra queste intossicazioni per consumo di
pesci tossici o contenenti amine bioattive e molluschi bivalvi con biotossine
algali.
La Facoltà di Veterinaria di Torino che Lei presiede ha da non molto
ricevuto un importante certificato di qualità dall’Unione Europea, ce ne vuole
brevemente parlare?
La nostra Facoltà all’inizio dal 2002 è stata inserita nella lista delle
istituzioni visitate ed approvate dalla EAEVE (European Association of
Establishments for Veterinary Education), che, per conto della Commissione
europea, controlla la formazione veterinaria in Europa, in applicazione delle
Direttive CEE 78/1026 e 78/1027.
Le Facoltà italiane presenti nella lista sono 2 (Torino e Bologna) su
complessive 33 istituzioni elencate.
Si tratta indubbiamente di un riconoscimento importante ottenuto grazie
alla nuova sede, alle nuove strutture ed attrezzature disponibili ed all’impegno
dei docenti e del personale tecnico amministrativo della
Facoltà.
Quanto è importante la collaborazione tra le Facoltà di Agraria e
Medicina Veterinaria e perché?
E’ molto importante, considerata l’affinità delle due Facoltà, sia sotto
l’aspetto didattico che per quanto riguarda la ricerca. Lo dimostra il fatto che
numerosi progetti di ricerca coinvolgono entrambi i settori ed il corso di
Laurea Specialistica in Scienze e tecnologie Zootecniche è gestito insieme dalle
due Facoltà. Inoltre diversi servizi generali rivolti agli studenti ed alcune
strutture didattiche, quali ad esempio la biblioteca centrale, sono comuni alle
due Facoltà con evidenti economie e miglioramento della
funzionalità.
I cibi contenenti sequenze di DNA modificato, o per maggiore
chiarezza, gli OGM potrebbero nuocere alla salute degli
animali?
In tema di OGM è necessario procedere con prudenza e gradualità sulla
base del principio di precauzionalità per il quale occorre acquisire una
sufficiente quantità di dati per ragionevolmente escludere possibili pericoli
(fatti tossici o allergie) tenendo conto del rapporto rischio/beneficio. Ciò
vale sia per l’uomo che per gli animali, sia da affezione sia in produzione. Fra
questi ultimi per i soggetti il cui ciclo produttivo è breve (dell’ordine delle
settimane o dei mesi) quali quelli destinati alla produzione della carne, si
debbono comunque escludere quei possibili effetti negativi a lungo termine che
sono maggiormente paventati relativamente alla salute dell’uomo.
Esiste o esisterà un problema nel consumare carni di animali che
provengono da Paesi con normativesulla sicurezza alimentare più permissive della
nostra?
Occorre differenziare il problema su due livelli. Un primo aspetto
riguardante i nuovi paesi che entreranno a far parte dell’UE, e che pertanto
dovranno integralmente recepire le attuali norme sanitarie della comunità
europea. Questo processo necessiterà di un certo periodo di adattamento, come
già si è verificato per le nazioni che hanno dato origine a questo sistema
comune, ma avrà, come garanzia, la base giuridica ed il sistema di controlli
interno all’UE che faciliterà il passaggio.
Dall’altra ci sono paesi che aderiscono al WTO, con i quali le nazioni
dell’UE stipulano accordi bilaterali; in questi casi l’importazione per i
prodotti di origine animale è vincolata al possesso, da parte dello stabilimento
produttore, di requisiti igienico-sanitari e sistemi di controllo equivalenti a
quelli individuati dall’UE. Su questi prodotti si applicano, mediante
l’organizzazione dei posti di ispezione frontaliera, controlli a campione di
vario tipo allo scopo di verificare il possesso di questi requisiti. La
globalizzazione dei mercati, i costi del controllo ufficiale e le difficoltà
legate anche alla politica internazionale sono elementi tuttavia che contrastano
con l’assicurazione formale del “rispetto di requisiti sanitari equivalenti”.
Inoltre i progetti di riorganizzazione a livello europeo dell’attuale
sistema di controllo degli alimenti, e in particolare quello degli alimenti di
origine animale, con un sempre maggior trasferimento del peso dei controlli sul
produttore, potrebbero produrre effetti negativi..
Esiste ancora un problema legato a carni di vario tipo
“radioattive”?
I dati pubblicati dai laboratori dell’ARPA relativi al monitoraggio della
radioattività nell’ambiente, indicano che l’unico radionuclide rilevabile in
tracce nella carne è il Cs-137 (0,1-0,3Bq/kg), per lo più in animali provenienti
da aree o da situazioni ambientali ben delimitate. Si tratta di valori vicino
alla soglia di rilevazione e ben al di sotto della soglia di sicurezza, che per
il Cesio è di 600 Bq/kg, e non forniscono un apprezzabile contributo alla dose
totale che viene normalmente ricevuta dalla popolazione in conseguenza del fondo
naturale di radiazione. Cs-134 e CS-137 si riscontrano oggi in prodotti
agroalimentari provenienti quasi esclusivamente dai paesi dell’est, soprattutto
funghi e in misura inferiore miele e carni di animali selvatici. A tutela della
salute è stato pubblicato il Regolamento CE 1661/99 che detta condizioni per
l’importazione di prodotti agricoli originari da paesi terzi a seguito
dell'incidente verificatosi nella centrale di Cernobil. Per la carne si prevede
una certificazione emessa dalle autorità competenti attestante che è stata
sottoposta al sistema di controlli e che da detti controlli risulta che le
tolleranze massime non sono state superate.
versione
stampabile
|