La Manovra vista dai campi
L’agricoltura affossata in nome dell'Euro


Enogastronomia e turismo sull’orlo di una crisi per l'eccesso di fisco



di Carlo Cambi, responsabile delle pagine di Libero Gusto



Il Ministro Mario CataniaMilano 10 dicembre 2011. Il ministro Catania non ha battuto ciglio di fronte alla manovra varata dal governo Monti. E come avrebbe potuto. Anche perché sull’altare dell’Euro sembra che siamo disposti a sacrificare tutto anche i tre settori che per il nostro famoso e famigerato Pil rappresentano il vero volano.

Pochi se lo ricordano ma da agricoltura – settore peraltro in controtendenza visto che lì l’occupazione aumenta e il fatturato soprattutto estero cresce –enogastronomia e agroalimentare e turismo l’Italia ricava oltre un quarto del suo prodotto interno lordo e se si vanno a vedere le voci dell’export si scopre che vino, olio, formaggi, salumi, distillati valgono molto più di blasonatissimi e ben protetti settori manifatturieri. Per non dire del turismo che ancorché falcidiato dalla crisi rappresenta pur sempre oltre il 10 per cento del nostro fatturato e circa il dodici per cento dell’occupazione. Alla grossa stiamo parlando di sei milioni di posti di lavoro. Ma il governo Monti che certo non ha fatto i tanto bistrattati tagli lineari di Tremonti, non ha badato per il sottile.

Si torchia tutti con le tasse indistintamente.

Si ricorderà che nei giorni che hanno preceduto la formazione di questo esecutivo tecnico si era fatto avanti il sospetto che non venisse nominato il nuovo ministro dell’agricoltura. Si temeva la cancellazione del dicastero. Il governo Monti ha fatto molto di meglio: ha tenuto in piedi il ministero con Mario Catania, poi ci ha messo di mezzo il mistero buffo del sottosegretario cancellato per omonimia, ma ora rischia di cancellare l’agricoltura. L’impatto della manovra sui campi è devastante. Vediamone le ragioni. La prima deriva dall’Ici/Imu.


Mentre continuano ad essere esentati i beni della Chiesa agli agricoltori toccherà ora pagare su tutti i fabbricati: stalle, cantine, silos compresi. Facendo un po’ di conti sui terreni l’Imu passa da circa lo 0,4 allo 0,76 per mille, cioè raddoppia, sui fabbricati rurali prima esenti si pagherà un’imposta che data la revisione dei valori catastali arriverà vicino all’8 per mille. Ma all’agricoltura poiché è in larga misura composta da aziende individuali gli sgravi sull’Irap non verranno applicati. E’ perfettamente inutile parlare di sviluppo rurale, di agricoltura di montagna, di agricoltura multifunzionale assegnando a chi coltiva anche la manutenzione dei suoli per tentare di arginare i disastri a valle se poi a chi alleva vacche in montagna viene applicata una tassa indistinta. Ma vi è un secondo ragionamento da fare: all’agricoltura toccano tutti i balzelli del manifatturiero e nessun vantaggio dell’industria. E’ così per l’Irap, è così per le assunzioni in deroga è così per il credito. E ora sembra che vengano mesi in discussione anche i vantaggi fiscali sul gasolio agricolo. E ciò che è più grave è che l’Imu del settore agricolo non andrà a finanziare progetti di sviluppo rurale o a sostentare i Comuni delle zone agricole di pregio che spesso sono così piccoli da soffrire continuamente di scarsità di risorse per garantire quei servizi che sono indispensabili a qualificare la vita di chi lavora in campagna. No quella tassa servirà a far cassa per il governo nazionale che all’agricoltura non presta alcuna attenzione. Se poi dalla materia prima ci si sposta all’enogastronomia, cioè ai prodotti trasformati il panorama si fa ancora di più fosco.


Con gli incrementi delle accise i costi di trasporto schizzano in alto e per un paese esportatore come il nostro sarà un ulteriore colpo alle imprese. Ma l’aspetto più preoccupante è l’annunciato aumento dell’Iva. Il vino da metà anno si vedrà applicata un’imposta del ventitrè per cento, così gran parte dei formaggi e dei salumi. Per paradosso la birra manterrà dieci punti di vantaggio e anche il cinema costerà meno del vino o del made in Italy alimentare. Vi è poi il capitolo turismo. Con l’annunciata manovra sull’Iva il differenziale tra un ristorante italiano ed uno francese schizza a otto punti,  quello di un albergo italiano con uno spagnolo a sei punti. E non che la Spagna o la Francia non abbiano problemi di bilancio pubblico o di tenuta dei conti. Solo che la Francia e la Spagna sanno benissimo quanto vale per loro il turismo e quanto vale per loro l’enogastronomia. In più guardando al nostro paese la prevedibilissima contrazione dei consumi interni creerà ancora maggiori difficoltà a questi settori. Se questa è la ricetta del governo dei professori forse è il caso che studino un po’ il caso.

 

 (da Libero Gusto: gentilmente concesso da Carlo Cambi che INformaCIBO ringrazia)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

Ministero delle

Politiche Agricole

 

La funzione storica del Ministero dell'Agricoltura nella modernizzazione

dell'Italia ed i suoi compiti per una Risorgenza dell'agricoltura

 (Bartolo Ciccardini)

     

 

 

 

 

[home page]

[mission]

[redazione]

[collabora]

[contattaci]

[link]

 

2003 ©opyright ::  INformaCIBO.it