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Da
Winenews.tv
Dieta
mediterranea, “cui prodest”?
Parola al professor Montanari
Roma
24 novembre 2010. “Un’operazione
che fatico a comprendere da un punto di vista storico e culturale”.
Così il professor Massimo Montanari, tra i massimi esperti di storia
dell’alimentazione, spiega a www.winenews.tv le sue perplessità
sulla “dieta mediterranea” patrimonio Unesco. “È
un’espressione che dice tutto e niente.
Va
bene se intendiamo uno stile di vita, che molte popolazioni dell’area
mediterranea condividono. Ma se focalizziamo sul cibo, dal punto di
vista tecnico, le “diete” sono tante e molto diverse. E non
capisco come l’Italia, che ha una forte identità individuale,
possa beneficiarne insieme ad altri Paesi ...”. Cliccare: www.winenews.tv
Il
riconoscimento dell'Unesco alla Dieta Mediterranea non solo è una
beffa
ma è un
attestato che mortifica la cucina made in Italy
Parma 20 novembre 2010. Il
riconoscimento dell'Unesco alla Dieta Mediterranea non solo è una
beffa (come scrive qui sotto Mauro
Rosati, segretario generale della Fondazione Qualivita) ma è un
attestato che mortifica la cucina made in Italy.
Eppure
in Italia ci sono stati grandi applausi e festeggiamenti. Dal
ministro Giancarlo Galan a Paolo De Castro, presidente della Commissione
agricoltura del Parlamento europeo, per finire alla Coldiretti che ha
addirittura imbandito a Roma una grande spaghettata per festeggiare
il riconoscimento.
I
trionfalismi hanno contaminato anche buona parte dei critici
enogastronomici con la sola eccezione di Carlo Cambi su Libero e
Davide Paolini sul Sole 24 Ore. Gli
chef invece si sono divisi ma
moltissimi, a cominciare da Filippo La Mantia per
finire agli chef del Gvci, hanno precisato che la Dieta italiana non
è Mediterranea.
Molti
hanno brindato ma pochi hanno rilevato invece che mentre
l'Italia si è solo accodata alla proposta della Spagna, seguita da
Marocco e Gracia, l'Unesco ha sancito che la cucina francese, DA
SOLA, era anch'essa un Patrimonio immateriale dell'Umanità. Inoltre, oltre al riconoscimento alla
gastronomia francese è stato dato lo stesso riconoscimento anche al
Messico…...
Ancora una volta i francesi di cui
siamo, sui temi della cucina e dell'agroalimentare, concorrenti ci
hanno dato una lezione di stile e lungimiranza: sono andati per la
loro strada e hanno presentato domanda di riconoscimento della LORO
cucina quale patrimonio dell'Umanità. E ci sono riusciti!
Noi italiani invece di puntare al
valore aggiunto della nostra cucina, la migliore cucina dell'Europa
davanti alla spagnola, mentre la haute cuisine francese arriva solo
al terzo posto (secondo uno studio del portale turistico tedesco
Zoover che ha condotto uno studio/sondaggio al riguardo) ci
accontentiamo di poca cosa: un generico richiamo alle abitudini
alimentari.
Altri sono i problemi che affliggono il
made in Italy, una promozione farraginosa e frastagliata, una
incapacità di fare squadra, un export che fa acqua da tutte le parti
e l'incapacità di certificare i ristoranti italiani all'estero.
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Beffa
Unesco
sulla Dieta Mediterranea
di
Mauro Rosati segretario generale della Fondazione Qualivita
Una
riflessione critica e disillusa sugli effettivi benefici che può
portare il riconoscimento della Dieta Mediterranea come patrimonio
dell'Umanità dell'Unesco: questo quello che cerca di fare Mauro
Rosati, segretario generale della Fondazione Qualivita,
sull'argomento che tanto ha animato la cronaca di questi giorni. Un
riconoscimento ben accetto da tutti che però, come sottolinea lo
stesso Rosati " rischia di diventare uno dei tanti tappeti dove
nascondere la polvere".
Qui
l'Editoriale di Rosati su QN
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L’apposito
comitato di valutazione riunito a Nairobi in Kenia ha adottato
definitivamente come previsto la decisione a favore dell’iscrizione
della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale
immateriale dell’umanità dell’UNESCO
Nairobi
16 novembre 2010.
Mediterranea e' entrata nel patrimonio culturale immateriale
dell'Unesco. L'ok e' arrivato da parte del comitato intergovernativo
dell'Unesco riunito a Nairobi.
Anche
la Gastronomia
Francese e' entrata nel patrimonio culturale immateriale dell'Unesco.
Ecco
la rassegna stampa del 17 novembre cliccare
Qui.
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Sono ferocemente contrario.....di
Davide Paolini Il Gastronauta
Uno scritto del 2007 di Rosario
Scarpato (InformaCIBO 2007)
….....”Sono ferocemente contrario
alla candidatura di Italia, Marocco, Spagna e Grecia per ottenere il
riconoscimento dall'Unesco della dieta mediterranea quale patrimonio
immateriale dell'umanità. Le motivazioni sono tante e diverse, a
cominciare dal fatto che queste quattro cucine non ci azzeccano nulla
l'un con l'altra. In secondo luogo, anche i prodotti di questi Paesi
hanno poco in comune, se non pomodoro e olio l'oliva. Guarda la
combinazione, proprio mi casi di taroccamento di quest'ultimo
prodotto arrivano da quei paesi che vogliono portare a braccetto
verso il riconoscimento. Un bell'affare. Ci mancava che fosse
coinvolta anche la Cina, che ci sta inondando con la pommarola
taroccata, e avremmo fatto tombola”. Davide Paolini
Anche
gli chef italiani divisi
pro e contro la Dieta, lo
rivela il Sole 24 Ore.
Un articolo di Rosario Scarpato
Cucina Italiana e Unesco al
di là delle chiacchiere
su
INformaCIBO 2007
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Verso
la Dieta
mediterranea nel patrimonio
dell'umanità tutelato dall'Unesco
La ratifica a
Nairobi durante il Comitato Esecutivo della Convenzione sul
Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità che si svolge in
Kenya dal 14 al 19 novembre
All'Unesco la “dieta”
ci punisce...lo scrive Davide Paolini
Parma 3 novembre 2010. Dieta
mediterranea nel patrimonio dell'umanità tutelato dall'Unesco. Manca
solo poche settimane al riconoscimento: sarà infatti
ratificata dal Comitato Esecutivo della Convenzione sul Patrimonio
Mondiale Immateriale dell’Umanità che si riunirà a Nairobi in
Kenya dal 14 al 19 novembre prossimi.
La candidatura della Dieta Mediterranea
era stata avanzata già quattro anni fa dall’Italia, dalla Spagna,
dalla Grecia e dal Marocco ma per l’UNESCO non soddisfaceva i
requisiti previsti dalla Convenzione del 2003 sul Patrimonio Mondiale
Immateriale dell’Umanità, per cui i 4 paesi decisero di ritirarla.
Lo scorso anno l’Italia l’ha ripresentata, sempre insieme a
Spagna, Grecia e Marocco, ed ha assunto il coordinamento del gruppo
di lavoro internazionale, riscrivendo interamente la candidatura e
sottolineandone il valore culturale.
“Siamo arrivati alla fine di un lungo
e complesso percorso -ha dichiarato, durante la presentazione di
Pastatrend a Bologna, il Presidente della Commissione Agricoltura e
Svilippo rurale dell’Unione europea, Paolo De Castro, che per primo
con la collega spagnola Elena Espinosa e il sostegno di Grecia e
Marocco ha avanzato la candidatura di pasta, pomodoro, olio & C.,
simboli dell’Italia agroalimentare, a patrimonio immateriale
dell’umanità. “Il dossier, presentato, ha dimostrato
scientificamente -ha aggiunto De Castro- che la dieta mediterranea
contribuisce alla prevenzione di molte patologie cardiovascolari”.
"È un grande successo per il
nostro Paese, la nostra tradizione alimentare e la nostra cultura".
Così il Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, aveva commentato
nelle scorse settimane la notizia secondo cui l’UNESCO ha
raccomandato l’iscrizione della "Dieta Mediterranea"
nella prestigiosa Lista delle tradizioni considerate Patrimonio
Mondiale Immateriale dell’Umanità.
"La Dieta Mediterranea rappresenta
uno stile di vita sostenibile basato sul mangiare i prodotti tipici
del territorio in momenti conviviali con la famiglia o con gli amici:
per l’UNESCO questo insieme unico di pratiche alimentari,
conoscenze e competenze tradizionali trasmesse di generazione in
generazione, è un qualcosa di unico al mondo e va salvaguardato e
valorizzato. La valutazione positiva dell’UNESCO – ha commentato
il ministro Galan – evidenzia come ormai a livello internazionale
l’alimentazione e l’agricoltura siano sinonimi di cultura e
debbono essere valorizzate al pari dei beni materiali".
Commenti positivi sono arrivati anche
da Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere e da Adolfo Urso,
Viceministro allo sviluppo economico nei loro interventi svolti
durante la XIX Convention mondiale delle Camere di commercio italiane
all’estero (CCIE) svoltosi a Parma la scorsa settimana.
La nostra alimentazione, quindi,
simbolo del made in Italy nel mondo, come un patrimonio da tutelare e
preservare non è un traguardo da trascurare ma al tempo stesso è solo
un punto di partenza per valorizzare questo
patrimonio giorno per giorno.
All'Unesco la “dieta”
ci punisce...lo scrive i Davide Paolini
Tra quelli che hanno dei
forti dubbi sul valore di questo riconoscimento alla “dieta
mediterranea” c'è il gastronauta Davide Paolini. Paolini ha organizzato
anche dei dibattiti tra cuochi e esperti su Radio24 e sul Domenicale
del 29 agosto di quest'anno ha sottolineato tutte le sue perplessità.
Ecco cosa ha scritto
Paolini sul Domeincale del Sole 24 Ore del 29 agosto 2010:
“Nel gergo calcistico
verrebbe definito un “autogol” sebbene per molti che hanno gioito
è invece la rete del successo. Il paragone è con la notizia del
possibile riconoscimento dell’Unesco alla “dieta mediterranea”
come patrimonio dell’Umanità. In modo provocatorio, che poi
spiegherò, chiedo “ma che ci azzecca” questa dieta con la cucina
italiana o meglio con le una, dieci, cento cucine italiane nonché
con i 4.125 prodotti agro alimentari tradizionali delle regioni sui
quali, in molti, in tanti puntano come sviluppo dell’ economia
locale.
Che ci azzeccano la
cucina, pardon la dieta, e i giacimenti made in Italy con Marocco,
Grecia e Spagna, paesi che hanno avanzato con l’Italia la richiesta
all’Unesco. Hanno qualche parentela i risotti, i tortellini, i
culingionis, le lagane etc con paiella o il cous cous? Con tutto il
rispetto per le altrui tradizioni, oltre all’olio d’oliva e
qualche pomodoro c’è ben poco da spartire.
Al di là di questa
compagnia di giro gastronomico, sposare la dieta mediterranea,
scoperta (!) da Ancel Keys, medico americano e fatta propria dagli
stessi yankees, significa “mortificare” quello straordinario e
unico patrimonio (in questo caso davvero dell’Umanità) costituito
dai salumi e dai formaggi, di cui tutte le regioni italiane sono
ricche, veri beni da l’export.
La dieta cosidetta
mediterranea tocca quei pochi prodotti che, appunto, sono in
concorrenza con quegli stessi paesi, con cui è stato chiesto il
riconoscimento Unesco. Insomma un’operazione “Tafazzi”.
Last but not least la
dieta mediterranea è propria, come ha mostrato Keys, di una parte
ristretta del territorio italiano ma lascia fuori regioni piuttosto
importanti sia dal punto di vista culinario, sia da quello della
produzione agricola. Non è certo mia intenzione di voler
contrapporre alla mediterranea una dieta padana che, come l’altro,
non rappresenta lo stile italiano a tavola; per motivi storici,
culturali ed economici sarebbe stato più illuminante non proporre la
candidatura o imitare la Francia con la sua “cucina francese”.
Sarà davvero bizzarro
promuovere nel mondo le centinaia di tipologie di formaggi e i tanti
salumi, vero patrimonio alimentare “made in Italy” assieme al
vino (non mi risulta sia in dieta) con il cappello di paese a dieta
mediterranea…”
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