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“Sulla Pac troppa
confusione...” parola di Paolo De Castro,
Presidente della
Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo
a Cibus Tec
Parma, 20 ottobre 2011.
- “Sulla nuova politica agricola comunitaria è stata fatta un po’
di confusione, anche da parte di alcuni quotidiani – ha
detto Paolo De Castro, Presidente della Commissione
Agricoltura del Parlamento Europeo intervenendo oggi alla fiera
Cibus Tec che si sta svolgendo a Parma – perché se è
vero che la Commissione Europea ha introdotto nuovi parametri, come
quello della superficie per ettaro, saranno poi i singoli Stati
Membri a decidere la ripartizione della fiche finanziaria. Non ha
senso dunque dire che il Mezzogiorno sarà penalizzato rispetto al
Nord o viceversa, perché tutto ciò verrà deciso da ogni Paese”.
La cosiddetta nuova PAC
che definirà la politica agricola europea dopo il 2015, la cui bozza
è stata presentata il 12 ottobre dal Commissario Europeo per
l’Agricoltura, per la prima volta sarà negoziata dal Parlamento
Europeo, ha sottolineato De Castro: “Abbiamo un anno di tempo
per migliorarla. E’ vero che l’Italia rischia di perdere 285
milioni di euro di contributi, ma è ancora tutto da definire”.
Forti critiche alla nuova
Pac sono arrivate dagli operatori della filiera del pomodoro, che
hanno partecipato oggi al “Tomato Day” a Cibus Tec. Nel corso del
convegno diversi relatori hanno criticato sia il criterio di
ripartizione delle risorse in base alla superficie per ettaro dei
produttori, sia il fatto che il Commissario Europeo fa riferimento a
statistiche del 2009, ormai superate dalla realtà dei fatti.
“Che senso ha la
ripartizione delle risorse tra Paesi in base agli ettari ammissibili
(del passato!) – ha osservato il Professor Gabriele
Canali, della Smea - Università Cattolica del Sacro Cuore di
Piacenza – e che senso ha la regionalizzazione del
sostegno diretto dove non è ancora stata realizzata? Critichiamo
anche il fatto che Il riconoscimento delle organizzazioni di
produttori e delle loro associazioni, come pure alle organizzazioni
interprofessionali, viene esteso a tutti i prodotti e che il sostegno
ad esse viene collocato nell’ambito dello sviluppo rurale e che
viene eliminato l’aiuto specifico per le organizzazioni dei
produttori del settore ortofrutticolo”.
Rispondendo alle critiche
provenienti dalla filiera del pomodoro, De Castro ha
auspicato che “i produttori di pomodoro facciano le loro proposte,
ma unendosi anche alle realtà di altri Paesi Comunitari, per avere
più forza”.
I
primi commenti sulla nuova PAC: l'Italia perde il 6%
L'Ue
taglia 300 milioni agli agricoltori italiani
Roma
13 ottobre 2011.
L'Europa
volta pagina sugli aiuti all'agricoltura.
E' stata presentata ieri dalla Commissione
europea la riforma della Politica agricola comunitaria (Pac) a
copertura del periodo 2014 - 2020.
Cambia radicalmente l'impostazione data alla politica agricola europea sessant'anni
fa e cambia nella direzione voluta dalla
Wto.
Principio della riforma
il versamento dei contributi non sulla base della produzione, ma
degli ettari, così che venga riequilibrato il sostegno tra i Paesi.
Nel conteggio finale l'Italia perderà circa il 6%, pari a 285
milioni nel 2019.
La
nuova politica agricola europea sarà più
verde. La riforma prevede, infatti,
altre importanti novità come il concetto di sviluppo sostenibile che
dovrà raccogliere il 30% dei pagamenti diretti, con fondi dedicati a
chi cambia il modo di produrre e rispetta l'ambiente. E' stato
introdotto anche il parametro del capping che riduce i fondi alle
aziende che guadagnano molto.
Questi finora i
comunicati giunti in redazione.
Il
ministro Romano sulle proposte della
Commissione Europea per il
futuro della PAC
Roma
12 ottobre 2011.
La Commissione europea ha presentato oggi le proprie proposte per il
futuro della politica agricola comune (PAC). Avrà ora avvio un lungo
e complesso negoziato che coinvolgerà il Consiglio dei Ministri
dell’Agricoltura della UE ed il Parlamento europeo.
Le
trattative sulla PAC andranno di pari passo con i negoziati sul
bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2014/2020, nel cui
ambito saranno assunte le decisioni relative alla dotazione
finanziaria assegnata alla PAC, e dovrebbero concludersi nel secondo
semestre del 2012.
Il
Ministro
delle politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano
ha commentato l’adozione delle proposte con soddisfazione per
alcuni risultati raggiunti, ma anche con la consapevolezza che si è
aperto un negoziato estremamente impegnativo, durante il quale
dovranno essere corretti alcuni orientamenti della Commissione
Europea.
“Anche
per effetto dell’azione condotta dall’Italia - ha dichiarato il
Ministro Romano - è stata accantonata l’ipotesi di una
distribuzione degli aiuti comunitari correlata esclusivamente alla
superficie agricola dei Paesi membri. Questa soluzione avrebbe
penalizzato pesantemente i nostri agricoltori, togliendo ogni valore
al lavoro ed alla qualità dei prodotti realizzati”.
“Sono
stati accolti anche alcuni suggerimenti avanzati dall’Italia, in
particolare per quanto concerne la possibilità di erogare sostegni
accoppiati fino al 10% del plafond nazionale.”
“Tuttavia
devo rilevare - ha aggiunto Romano – che le proposte della
Commissione appaiono complessivamente insoddisfacenti. Le nuove
misure inserite nelle proposte, a partire dagli obblighi ecologici,
comportano nuovi oneri per le imprese ed un grande carico
burocratico, senza comportare reali benefici per l’ambiente.”
“In
generale tutto l’impianto è caratterizzato da una forte
complessità burocratica e da una eccessiva rigidità, che mal si
adatta alla grande diversità dei modelli produttivi presenti in
Europa. Mancano inoltre - prosegue il Ministro - misure dirette ad
accrescere la competitività delle imprese e strumenti idonei a
fronteggiare l’instabilità dei mercati. Anche le disposizioni
dirette a migliorare il funzionamento della filiera e la trasparenza
delle informazioni destinate ai consumatori non soddisfano le
aspettative.”
“Sarà
necessario un forte impegno del Governo, delle Regioni e dei
rappresentanti italiani nel Parlamento europeo per correggere
l’impostazione delle proposte in modo da renderle più aderenti
alle esigenze dei produttori e dei consumatori italiani. Abbiamo
bisogno di una PAC più semplice e più efficace - ha concluso Romano
- per sostenere lo sforzo delle nostre imprese nell’era del
mercato globale”.
Fedagri-Confcooperative,
Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital
Per Le
cooperative di Francia, Spagna e Italia “la proposta della
commissione Ue sulla futura Pac è poco coraggiosa”
Bruxelles, 12 ottobre
2010 – “Esprimiamo forti perplessità in merito alle proposte
approvate oggi dalla Commissione europea relative al futuro della
Politica agricola dopo il 2013. L’impostazione è poco coraggiosa e
non tiene sufficientemente in conto le priorità
dell’approviggionamento alimentare, del rafforzamento del ruolo
economico dell’agricoltore e della necessità di dare stabilità ai
redditi”. Questo il commento delle organizzazioni della
cooperazione agroalimentare italiana Fedagri-Confcooperative,
Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital, unitamente alle omologhe
francesi e spagnole, Coop de France e Cooperativas agroalimentarias,
riunite a Bruxelles per seguire la presentazione della Proposta della
Commissione europea sul futuro della PAC.
“Le proposte –
spiegano le organizzazioni cooperative – risultano in
particolare deludenti per quanto concerne le misure di rafforzamento
della competitività: a tal proposito respingiamo la proposta di
limitare alle piccole e medie imprese l’accesso ai fondi dello
sviluppo rurale, misura assolutamente in contrasto con l’obiettivo
di riequilibrare la catena alimentare tramite un rafforzamento
dimensionale delle strutture economiche gestite dagli agricoltori
quali le cooperative e le organizzazioni di produttori”.
“Valutiamo invece
positivamente l’estensione delle OP agli altri comparti, ma sarà
indispensabile chiarire che le OP debbano essere formate da
agricoltori e in grado di gestire e commercializzare la produzione
dei soci”.
“Temiamo inoltre –
proseguono le organizzazioni cooperative - che l’introduzione di un
tetto agli aiuti (capping) finisca per disincentivare gli
investimenti nelle aziende agricole e rivendichiamo in ogni caso la
specificità delle cooperative di conduzione di terreni che
gestiscono le domande di centinaia di soci garantendo una
significativa semplificazione burocratica che non dovrà essere
penalizzata”.
Fedagri-Confcooperative,
Legacoop Agroalimentare, Agci-Agrital, Coop de France e Cooperativas
agroalimentarias fanno quindi appello al Parlamento Europeo “perché
apporti alla proposta della Commissione le modifiche necessarie per
raccogliere la sfida di una Pac più mirata ed equilibrata”.
Bettini (Fedagri): “Facciamo
appello al parlamento Europeo per ottenere le modifiche necessarie
per rendere la PAC più adatta alle esigenze dei paesi mediterranei”
Bologna, 14 ottobre 2011 – “Il
nostro giudizio complessivo sulla riforma della PAC è al momento non
positivo, seppure ci rallegriamo per l’ottimo risultato ottenuto
dalla cooperazione nell’ambito delle misure sullo sviluppo rurale,
nel quale finalmente è stato scritto che anche le grandi aziende
cooperative possono accedere alle misure per gli investimenti dopo
anni di blocco”.
Così il presidente Fedagri Emilia
Romagna Giovanni Bettini nel suo discorso al Consiglio regionale di
Fedagri Emilia Romagna, riunitosi a Bologna per esaminare i testi dei
regolamenti diffusi ufficialmente lo scorso 12 ottobre relativi alla
riforma della Pac post 2013.
“La preoccupazione maggiore – ha
spiegato Bettini - è quella relativa al bilancio della UE che
propone di ridurre il gettito verso l’agricoltura europea di oltre
35 miliardi di euro in sette anni, con oltre 3 miliardi a carico
della sola Italia. Non possiamo permetterci di chiudere il negoziato
sulla Pac se prima non si avrà certezza rispetto alle risorse
finanziarie a nostra disposizione”.
Altro aspetto preoccupante della
riforma riguarda poi gli impegni agroambientali richiesti dal’Europa
agli agricoltori per accedere ai contributi. “Si tratta di misure -
ha spiegato Pier Luigi Romiti, di Fedagri nazionale,
intervenuto per illustrare il contenuto del pacchetto legislativo -
“che sono state pensate ed adatte solo per le aziende del nord
Europa con coltivazioni estensive che rischiano invece per l’Italia
di far aumentare i costi di coltivazione con effetti
sull’ambiente discutibili”.
“Occorre immediatamente fare appello
al Parlamento europeo – ha dichiarato il presidente di
Fedagri-Confcooperative Emilia-Romagna Bettini - per ottenere le
modifiche necessarie affinché questa Pac sia più adatta alle
esigenze dei paesi mediterranei”. Romiti ha quindi informato i
consiglieri che lo stesso commissario Ciolos, il giorno della
presentazione delle proposte, su sollecitazione della cooperazione
italiana, ha mostrato una apertura sulla possibilità di
prevedere meccanismi di recupero finanziari per le somme non spese
per gli impegni ambientali.
Il
CONAF (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei
dottori forestali)
SISTI
(Conaf) «NUOVA PAC CON PIU’ OMBRE CHE LUCI»
Bruxelles,
12 ottobre 2011. «Studieremo con attenzione i contenuti della
nuova Pac, ma per adesso emergono più ombre che luci. I vari
interventi e la discussione che si è succeduta da parte dei diversi
parlamentari, sia di maggioranza sia di minoranza, hanno evidenziato
diverse criticità. Una prima analisi non può che essere di forte
preoccupazione per l’eccessiva burocratizzazione del sistema
agricolo; di preoccupazione per alcune sovrapposizioni rispetto ai
due pilastri; di incertezza nell’applicazione del concetto di
“agricoltore attivo” per gli Stati membri ed in particolare per
l’Italia. Così come non soddisfa il tetto degli aiuti troppo
complesso per la sua applicazione.
Come
categoria vorremmo particolare attenzione allo sviluppo rurale,
all’innovazione e alla ricerca nello sviluppo di impresa, alla
conoscenza come valore aggiunto per le imprese italiane ed europee.
Siamo comunque fiduciosi nel lavoro della Commissione Agricoltura e
del Parlamento Europeo e soprattutto dei nostri rappresentanti - il
presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del
Parlamento Europeo Paolo De Castro e del relatore Giovanni La Via,
entrambi Dottori Agronomi - Daremo un contributo concreto con una
proposta condivisa con l’intera nostra categoria».
Il
CONAF (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei
dottori forestali) ha partecipato quest’oggi a Bruxelles, in
Commissione agricoltura, alla presentazione delle proposte
legislative sulla riforma della politica agricola comune, con una
delegazione composta dal presidente Conaf Andrea Sisti, dalla
vicepresidente Rosanna Zari, dal segretario Riccardo Pisanti e dei
consiglieri nazionali Giuliano D’Antonio, Graziano Martello e
Alberto Giuliani.
“Insoddisfacente”
la proposta Ue per il presidente della Cia Giuseppe Politi
Per l’Italia taglio
del 25 % delle risorse. A rischio migliaia di imprese. Una posizione
forte nel negoziato per evitare gravi conseguenze all’agricoltura
“Insoddisfacente”.
Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori
Giuseppe Politi commenta la proposta della Commissione Ue sulla
riforma Pac post 2013. “Essa è condizionata dal pesante e
ingiustificato taglio delle risorse per l’agricoltura. In questo
modo si compromette qualsiasi sviluppo e si mette a rischio la stessa
competitività. Fortemente penalizzati saranno gli agricoltori
italiani, con migliaia di imprese in grave pericolo”.
“E’ una proposta di budget che va assolutamente ridiscussa e
rivista. L’agricoltura del nostro Paese -aggiunge Politi-
pagherebbe un dazio insostenibile, con un taglio complessivo degli
interventi di circa il 25 per cento. Infatti, il criterio di
redistribuzione delle risorse ipotizzato è unicamente quello della
superficie, che non riconosce il valore e la ricchezza
dell’agricoltura italiana. Una vera assurdità che porrebbe seri
problemi per gli agricoltori, costretti a operare in un quadro sempre
più angusto e senza i sostegni necessari per stare su un mercato che
si presenta difficile e carico di molte insidie”.
“Insomma, le misure previste dall’Esecutivo Ue, soprattutto in un
periodo caratterizzato da una forte volatilità dei prezzi e da una
perdita costante del reddito degli agricoltori, sono totalmente
inadeguate. Ci preoccupa -rimarca il presidente della Cia- la
definizione di agricoltore attivo che non indica le prospettive di
una Pac più mirata e selettiva nei beneficiari e nelle azioni. Ci
preoccupa l’eccessivo peso, nella composizione dei pagamenti
diretti, alla componente cosiddetta ‘greening’, perché
contradditorio con una visione di un’agricoltura produttiva. Non
solo. Appaiono riduttive e marginali le azioni per lo sviluppo rurale
e per la gestione dei mercati e delle crisi; sono deboli i
provvedimenti per sostenere le imprese giovani e promuovere il
ricambio generazionale”.
“Il capitolo relativo alla regolazione dei mercati, alla loro
stabilizzazione e alla gestione delle crisi, doveva rappresentare
-sottolinea Politi- un elemento caratterizzante della nuova Pac in
termini di innovazione e di disponibilità finanziarie. Invece, con
le proposte della Commissione non si danno risposte efficaci. Stesso
discorso per la semplificazione burocratica, ogni volta annunciata,
ma che anche in questa occasione non trova la giusta soluzione”.
“Adesso -sostiene il presidente della Cia- ci attende un
negoziato lungo e complesso. E questo impone di essere sul campo come
sistema Italia. A Bruxelles dobbiamo presentarci con una posizione
forte e autorevole, soprattutto condivisa dal mondo
agricolo-alimentare del nostro Paese. Bisogna correggere le proposte
avanzate dalla Commissione. La riforma deve porre al centro
l’agricoltura e le imprese agricole. Deve assumere tra i suoi
obiettivi l’efficienza del mercato, prevedere il rafforzamento
delle organizzazioni di produttori la diffusione dell’economia
contrattuale, il sostegno degli strumenti per contenere gli effetti
di situazioni congiunturali difficili. Insomma, occorre lavorare per
una Pac più forte e ambiziosa, che permetta di regolare i mercati,
di assicurare il reddito degli agricoltori e di garantire le aziende
agricole”.
Franco
Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto
A confronto il mondo
agricolo veneto
Venezia,
13 ottobre 2011. “Le notizie sulla possibile nuova Politica
Agricola Comunitaria che arrivano da Bruxelles non sono rassicuranti.
Ritengo essenziale un immediato confronto con tutto il sistema
agricolo e agroalimentare del Veneto sulle proposte della
Commissione, per valutare meglio gli effetti che i nuovi orientamenti
europei possono avere sulla nostra economia del settore primario e
per studiare tutte le contromosse possibili per contrastare ciò che
potrebbe danneggiare il nostri sistema produttivo”. Franco
Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, non vuole
commentare a caldo le proposte comunitarie illustrate ieri: “serve
anzi un’analisi molto fredda ma soprattutto approfondita: troppo
spesso abbiamo cantato vittoria per decisioni che si sono invece
ritorte contro di noi o abbiamo lamentato effetti disastrosi per cose
che avevamo trascurato”.
Per
questo l’assessore sta già organizzando un vertice, che dovrebbe
tenersi entro una decina di giorni, con tutti i portatori di
interesse dell’economia e del mondo agricolo regionale: “in
questa fase – ha concluso Manzato – possiamo e dobbiamo
intervenire su tutti i fronti, politici e amministrativi, per tentare
di correggere eventuali contenuti che siano contro la nostra
agricoltura”.
Domani la
proposta della Commissione Europea
sulla riforma della PAC
Il
ministro Romano: dobbiamo fare scelte chiare e univoche:
no agli OGM,
sì all’eco sostenibilità, sì alla green economy
Roma 11 ottobre 2011.
L'appuntamento è per domani 12 ottobre. Una data fondamentale per
la nostra agricoltura: si conosceranno le proposte della Commissione
per la riforma della Pac.
Al centro del dibattito
sta l’entità del budget che sarà destinato a sostenere
l’agricoltura europea. La richiesta è che non vi siano tagli e che
siano confermati i 54 miliardi di euro che ogni anno Bruxelles
destina all’agricoltura europea. Difficile immaginare che di fronte
alla crisi che strangola l’economia mondiale e che impone tagli
ovunque, solo l’agricoltura possa uscirne indenne.
Ecco perchè nei giorni
scorsi il ministro per le politiche agricole e alimentari Saverio
Romano, al termine del suo ultimo incontro a Bruxelles con il
commissario all'agricoltura Dacian Ciolos ha affermato:
''Complessivamente il gettito che l'Italia riceve dall'Ue per gestire
l'agricoltura e' di 6,3 miliardi di euro. Per il futuro il
commissario Ciolos ci ha detto che utilizzando gli strumenti di
calcolo a sua disposizione, il decremento per l'Italia sarebbe
dell'ordine del 5%, non cosi' drammatico come io avevo paventato. A
quel punto mi sono permesso di dire, dove si firma?''.
Dunque il ministro Romano
è pronto a firmare un taglio che si aggira sul 5%, ma a destare le
maggiori preoccupazioni non è solo l’entità del taglio, ma i
criteri con i quali la Ue deciderà di distribuire le risorse.
Un problema lo ha
sollevato recentemente il presidente della commissione Agricoltura
del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, intervenendo
all’inaugurazione di Sana. Lo scenario al quale la politica
agricola europea deve oggi rispondere, aveva detto De Castro, è
radicalmente mutato rispetto alla seconda metà degli anni 90. In
quella stagione il problema era ancora quello delle eccedenze, tanto
da rendere necessaria l’introduzione delle quote per ridurre le
produzioni. Emblematico quanto deciso solo pochi anni fa, nel 2005,
per lo zucchero che nella Ue aveva un prezzo di 600 dollari a
tonnellata, il doppio del prezzo mondiale, di soli 300 dollari. Di
qui la decisione di ridurre la produzione imponendo la chiusura di
molti impianti, decisione che in Italia ha portato alla chiusura di
14 zuccherifici sui 19 esistenti. Oggi la situazione è completamente
ribaltata. C’è “fame” di zucchero, il prezzo è schizzato a
1000 dollari alla tonnellata e le industrie dolciarie hanno
difficoltà a reperire la materia prima. Rispetto ad allora la
politica Ue deve rispondere ai problemi opposti, con una domanda che
cresce assai più velocemente dell’offerta, con mercati
caratterizzati da una forte volatilità. Nella riforma dovrebbero
allora entrare stimoli alla aggregazione dei produttori, formule per
la protezione dalle turbolenze dei mercati, strumenti per la
promozione. Ma cosa si aspetta il mondo dall'Europa?
Il
Ministro Saverio Romano: "corriamo
ancora il rischio di costruire una PAC in piena contraddizione con
quello che il mondo si aspetta anche dall’Europa"
“Il modello di
agricoltura che vogliamo costruire passa anche attraverso la Politica
Agricola Comune. Fino a qualche settimana fa, sul tavolo avevamo
solamente il criterio della superficie, ora non è più così. Un
sistema basato sui disincentivi farebbe abbandonare le campagne, cosa
in parte già avvenuta. Corriamo ancora il rischio di costruire una
PAC in piena contraddizione con quello che il mondo si aspetta anche
dall’Europa.”
Così il Ministro delle
Politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano, si è
espresso, stamane nel corso della manifestazione "Monte Vibiano:
riflessioni a tre anni dalla Green Revolution: essere verdi in
Italia, risultati, obiettivi, esempi e confronti" a Marsciano in
Umbria presso l’Azienda "Castello Monte Vibiano vecchio"
prima azienda agricola al mondo certificata a zero emissioni CO2.
“Da qui al 2040 – ha
proseguito Romano – il pianeta avrà un bisogno di cibo
notevolmente superiore a quello odierno, è perciò necessario porre
le basi sin d’ora per fare fronte a questa domanda crescente che ha
un valore che esula dal dato meramente economico. Dobbiamo affrontare
il problema delle speculazioni sulle commodities: il prezzo dei
cereali è raddoppiato rispetto allo scorso anno. C'e' un evidente
squilibrio nell’utilizzo delle risorse agricole.”
“Il mondo agricolo
italiano – ha sottolineato il Ministro - chiede per la Nuova PAC
l’introduzione di criteri fondamentali come la Produzione lorda
vendibile, la qualità e le risorse umane impiegate in agricoltura.
Il modello agricolo che dobbiamo portare avanti è quello delle
eccellenze. Dobbiamo puntare su una qualità elevata che va costruita
giorno per giorno. Noi siamo vocati all'eccellenza, ma dobbiamo
mettere maggiore impegno nel marketing e nel retail. Dobbiamo fare
scelte chiare e univoche: no agli OGM, sì all’eco sostenibilità,
sì alla green economy".
“Trasformiamo i nostri
punti di debolezza in punti di forza: approfittiamo della nostra non
competitività sulle commodities, per puntare su prodotti di qualità.
I problemi si possono affrontare e risolvere: per il vino in Russia
ci siamo mossi – ha proseguito Romano - per fornire i prezzi reali
dei nostri vini tramite Ismea. Noi siamo bravi a promuovere i nostri
campanili, ma oggi è il momento di fare squadra. Il Made in Italy si
deve presentare compatto e unito come è successo ad Anuga, dove con
1050 espositori siamo stati partner di uno dei più importanti eventi
del settore. Facciamo squadra anche nella produzione raggiungendo una
massa critica che ci consenta di affermarci sui mercati”.
“Dobbiamo costruire
insieme - ha concluso Romano - le politiche che verranno fatte in
questi anni. Domani partono, di fatto, i veri negoziati per la PAC,
il 40% del bilancio dell’Unione Europea va all’ agricoltura, non
possiamo, non dobbiamo, non vogliamo, farci trovare impreparati”.
Dal canto suo intanto il commissario Ue
all'industria Antonio Tajani annuncia battaglia e ha
assicurato -in un incontro
avuto oggi sabato Roma con i presidenti di Coldiretti,
Sergio Marini, e della Confagricoltura, Mario Guidi- che fara'
tutto il possibile affinche' venga eliminata la data del 2028 come
riferimento per procedere a uniformare i criteri per l'assegnazione
dei contributi Ue alle coltivazioni. Se il nuovo sistema dovesse
entrare in vigore in base all'attuale proposta, secondo alcune stime,
l'Italia andrebbe a perdere circa il 35% dei contributi Ue.
Segnali di apertura
arrivano intanto per gli aiuti agli indigenti in discussione a
Bruxelles nei prossimi giorni. Un fronte che vede un forte
impegno dell'Italia e che oltre ad una funzione sociale ha svolto
un'azione di regolazione dei mercati, come nel caso alcuni
formaggi Dop.
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