“Sulla Pac troppa confusione...” parola di Paolo De Castro,

Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo

a Cibus Tec

 


Parma, 20 ottobre 2011. - “Sulla nuova politica agricola comunitaria è stata fatta un po’ di confusione, anche da parte di alcuni quotidiani  – ha detto Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo intervenendo oggi alla fiera Cibus Tec che si sta svolgendo a Parma – perché se è vero che la Commissione Europea ha introdotto nuovi parametri, come quello della superficie per ettaro, saranno poi i singoli Stati Membri a decidere la ripartizione della fiche finanziaria. Non ha senso dunque dire che il Mezzogiorno sarà penalizzato rispetto al Nord o viceversa, perché tutto ciò verrà deciso da ogni Paese”.


La cosiddetta nuova PAC che definirà la politica agricola europea dopo il 2015, la cui bozza è stata presentata il 12 ottobre dal Commissario Europeo per l’Agricoltura, per la prima volta sarà negoziata dal Parlamento Europeo, ha sottolineato De Castro: “Abbiamo un anno di tempo per migliorarla. E’ vero che l’Italia rischia di perdere 285 milioni di euro di contributi, ma è ancora tutto da definire”.


Forti critiche alla nuova Pac sono arrivate dagli operatori della filiera del pomodoro, che hanno partecipato oggi al “Tomato Day” a Cibus Tec. Nel corso del convegno diversi relatori hanno criticato sia il criterio di ripartizione delle risorse in base alla superficie per ettaro dei produttori, sia il fatto che il Commissario Europeo fa riferimento a statistiche del 2009, ormai superate dalla realtà dei fatti.


“Che senso ha la ripartizione delle risorse tra Paesi in base agli ettari ammissibili (del passato!) – ha osservato il Professor Gabriele Canali, della Smea - Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza  – e che senso ha la regionalizzazione del sostegno diretto dove non è ancora stata realizzata? Critichiamo anche il fatto che Il riconoscimento delle organizzazioni di produttori e delle loro associazioni, come pure alle organizzazioni interprofessionali, viene esteso a tutti i prodotti e che il sostegno ad esse viene collocato nell’ambito dello sviluppo rurale e che viene eliminato l’aiuto specifico per le organizzazioni dei produttori del settore ortofrutticolo”.


Rispondendo alle critiche provenienti dalla filiera del pomodoro, De Castro ha auspicato che “i produttori di pomodoro facciano le loro proposte, ma unendosi anche alle realtà di altri Paesi Comunitari, per avere più forza”.

 


 

I primi commenti sulla nuova PAC: l'Italia perde il 6%

L'Ue taglia 300 milioni agli agricoltori italiani

Roma 13 ottobre 2011. L'Europa volta pagina sugli aiuti all'agricoltura. E' stata presentata ieri dalla Commissione europea la riforma della Politica agricola comunitaria (Pac) a copertura del periodo 2014 - 2020. Cambia radicalmente l'impostazione data alla politica agricola europea sessant'anni fa e cambia nella direzione voluta dalla Wto.

Principio della riforma il versamento dei contributi non sulla base della produzione, ma degli ettari, così che venga riequilibrato il sostegno tra i Paesi. Nel conteggio finale l'Italia perderà circa il 6%, pari a 285 milioni nel 2019.

 

La nuova politica agricola europea sarà più verde. La riforma prevede, infatti, altre importanti novità come il concetto di sviluppo sostenibile che dovrà raccogliere il 30% dei pagamenti diretti, con fondi dedicati a chi cambia il modo di produrre e rispetta l'ambiente. E' stato introdotto anche il parametro del capping che riduce i fondi alle aziende che guadagnano molto.


Questi finora i comunicati giunti in redazione.



Il ministro Romano sulle proposte della

Commissione Europea per il futuro della PAC


Roma 12 ottobre 2011. La Commissione europea ha presentato oggi le proprie proposte per il futuro della politica agricola comune (PAC). Avrà ora avvio un lungo e complesso negoziato che coinvolgerà il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura della UE ed il Parlamento europeo.

Le trattative sulla PAC andranno di pari passo con i negoziati sul bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2014/2020, nel cui ambito saranno assunte le decisioni relative alla dotazione finanziaria assegnata alla PAC, e dovrebbero concludersi nel secondo semestre del 2012.

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano ha commentato l’adozione delle proposte con soddisfazione per alcuni risultati raggiunti, ma anche con la consapevolezza che si è aperto un negoziato estremamente impegnativo, durante il quale dovranno essere corretti alcuni orientamenti della Commissione Europea.


Anche per effetto dell’azione condotta dall’Italia - ha dichiarato il Ministro Romano - è stata accantonata l’ipotesi di una distribuzione degli aiuti comunitari correlata esclusivamente alla superficie agricola dei Paesi membri. Questa soluzione avrebbe penalizzato pesantemente i nostri agricoltori, togliendo ogni valore al lavoro ed alla qualità dei prodotti realizzati”.

Sono stati accolti anche alcuni suggerimenti avanzati dall’Italia, in particolare per quanto concerne la possibilità di erogare sostegni accoppiati fino al 10% del plafond nazionale.”

Tuttavia devo rilevare - ha aggiunto Romano – che le proposte della Commissione appaiono complessivamente insoddisfacenti. Le nuove misure inserite nelle proposte, a partire dagli obblighi ecologici, comportano nuovi oneri per le imprese ed un grande carico burocratico, senza comportare reali benefici per l’ambiente.”

In generale tutto l’impianto è caratterizzato da una forte complessità burocratica e da una eccessiva rigidità, che mal si adatta alla grande diversità dei modelli produttivi presenti in Europa. Mancano inoltre - prosegue il Ministro - misure dirette ad accrescere la competitività delle imprese e strumenti idonei a fronteggiare l’instabilità dei mercati. Anche le disposizioni dirette a migliorare il funzionamento della filiera e la trasparenza delle informazioni destinate ai consumatori non soddisfano le aspettative.”

 

Sarà necessario un forte impegno del Governo, delle Regioni e dei rappresentanti italiani nel Parlamento europeo per correggere l’impostazione delle proposte in modo da renderle più aderenti alle esigenze dei produttori e dei consumatori italiani. Abbiamo bisogno di una PAC più semplice e più efficace - ha concluso Romano - per sostenere lo sforzo delle nostre imprese nell’era del mercato globale”.




Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital

Per Le cooperative di Francia, Spagna e Italia “la proposta della commissione Ue sulla futura Pac è poco coraggiosa”

 

Bruxelles, 12 ottobre 2010 – “Esprimiamo forti perplessità in merito alle proposte approvate oggi dalla Commissione europea relative al futuro della Politica agricola dopo il 2013. L’impostazione è poco coraggiosa e non tiene sufficientemente in conto le priorità dell’approviggionamento alimentare, del rafforzamento del ruolo economico dell’agricoltore e della necessità di dare stabilità ai redditi”. Questo il commento delle organizzazioni della cooperazione agroalimentare italiana Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital, unitamente alle omologhe francesi e spagnole, Coop de France e Cooperativas agroalimentarias, riunite a Bruxelles per seguire la presentazione della Proposta della Commissione europea sul futuro della PAC.


“Le proposte – spiegano le organizzazioni cooperative –  risultano in particolare deludenti per quanto concerne le misure di rafforzamento della competitività: a tal proposito respingiamo la proposta di limitare alle piccole e medie imprese l’accesso ai fondi dello sviluppo rurale, misura assolutamente in contrasto con l’obiettivo di riequilibrare la catena alimentare tramite un rafforzamento dimensionale delle strutture economiche gestite dagli agricoltori quali le cooperative e le organizzazioni di produttori”.

“Valutiamo invece positivamente l’estensione delle OP agli altri comparti, ma sarà indispensabile chiarire che le OP debbano essere formate da agricoltori e in grado di gestire e commercializzare la produzione dei soci”.


“Temiamo inoltre – proseguono le organizzazioni cooperative - che l’introduzione di un tetto agli aiuti (capping) finisca per disincentivare gli investimenti nelle aziende agricole e rivendichiamo in ogni caso la specificità delle cooperative di conduzione di terreni che gestiscono le domande di centinaia di soci garantendo una significativa semplificazione burocratica che non dovrà essere penalizzata”.

Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Agci-Agrital, Coop de France e Cooperativas agroalimentarias fanno quindi appello al Parlamento Europeo “perché apporti alla proposta della Commissione le modifiche necessarie per raccogliere la sfida di una Pac più mirata ed equilibrata”.

 

 

Bettini (Fedagri): “Facciamo appello al parlamento Europeo per ottenere le modifiche necessarie per rendere la PAC più adatta alle esigenze dei paesi mediterranei” 

 

Bologna, 14 ottobre 2011 – “Il nostro giudizio complessivo sulla riforma della PAC è al momento non positivo, seppure ci rallegriamo per l’ottimo risultato ottenuto dalla cooperazione nell’ambito delle misure sullo sviluppo rurale, nel quale finalmente è stato scritto che anche le grandi aziende cooperative possono accedere alle misure per gli investimenti dopo anni di blocco”. 

Così il presidente Fedagri Emilia Romagna Giovanni Bettini nel suo discorso al Consiglio regionale di Fedagri Emilia Romagna, riunitosi a Bologna per esaminare i testi dei regolamenti diffusi ufficialmente lo scorso 12 ottobre relativi alla riforma della Pac post 2013.

 

“La preoccupazione maggiore – ha spiegato Bettini - è quella relativa al bilancio della UE che propone di ridurre il gettito verso l’agricoltura europea di oltre 35 miliardi di euro in sette anni, con oltre 3 miliardi a carico della sola Italia. Non possiamo permetterci di chiudere il negoziato sulla Pac se prima non si avrà certezza rispetto alle risorse finanziarie a nostra disposizione”.

Altro aspetto preoccupante della riforma riguarda poi gli impegni agroambientali richiesti dal’Europa agli agricoltori per accedere ai contributi. “Si tratta di misure - ha spiegato Pier Luigi Romiti, di  Fedagri nazionale, intervenuto per illustrare il contenuto del pacchetto legislativo - “che sono state pensate ed adatte solo per le aziende del nord Europa con coltivazioni estensive che rischiano invece per l’Italia di far aumentare  i costi di coltivazione con effetti sull’ambiente discutibili”.

 

“Occorre immediatamente fare appello al Parlamento europeo – ha dichiarato il presidente di Fedagri-Confcooperative Emilia-Romagna Bettini - per ottenere le modifiche necessarie affinché questa Pac sia più adatta alle esigenze dei paesi mediterranei”. Romiti ha quindi informato i consiglieri che lo stesso commissario Ciolos, il giorno della presentazione delle proposte, su sollecitazione della cooperazione italiana, ha  mostrato una apertura sulla possibilità di prevedere meccanismi di recupero finanziari per le somme non spese per gli impegni ambientali.  



Il CONAF (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali)

SISTI (Conaf) «NUOVA PAC CON PIU’ OMBRE CHE LUCI»

Bruxelles, 12 ottobre 2011. «Studieremo con attenzione i contenuti della nuova Pac, ma per adesso emergono più ombre che luci. I vari interventi e la discussione che si è succeduta da parte dei diversi parlamentari, sia di maggioranza sia di minoranza, hanno evidenziato diverse criticità. Una prima analisi non può che essere di forte preoccupazione per l’eccessiva burocratizzazione del sistema agricolo; di preoccupazione per alcune sovrapposizioni rispetto ai due pilastri; di incertezza nell’applicazione del concetto di “agricoltore attivo” per gli Stati membri ed in particolare per l’Italia. Così come non soddisfa il tetto degli aiuti troppo complesso per la sua applicazione.

 

Come categoria vorremmo particolare attenzione allo sviluppo rurale, all’innovazione e alla ricerca nello sviluppo di impresa, alla conoscenza come valore aggiunto per le imprese italiane ed europee. Siamo comunque fiduciosi nel lavoro della Commissione Agricoltura e del Parlamento Europeo e soprattutto dei nostri rappresentanti - il presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo Paolo De Castro e del relatore Giovanni La Via, entrambi Dottori Agronomi - Daremo un contributo concreto con una proposta condivisa con l’intera nostra categoria».  

 

Il CONAF (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali) ha partecipato quest’oggi a Bruxelles, in Commissione agricoltura, alla presentazione delle proposte legislative sulla riforma della politica agricola comune, con una delegazione composta dal presidente Conaf Andrea Sisti, dalla vicepresidente Rosanna Zari, dal segretario Riccardo Pisanti e dei consiglieri nazionali Giuliano D’Antonio, Graziano Martello e Alberto Giuliani.



Insoddisfacente” la proposta Ue per il presidente della Cia Giuseppe Politi

Per l’Italia taglio del 25 % delle risorse. A rischio migliaia di imprese. Una posizione forte nel negoziato per evitare gravi conseguenze all’agricoltura

  
“Insoddisfacente”. Così il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta la proposta della Commissione Ue sulla riforma Pac post 2013. “Essa è condizionata dal pesante e ingiustificato taglio delle risorse per l’agricoltura. In questo modo si compromette qualsiasi sviluppo e si mette a rischio la stessa competitività. Fortemente penalizzati saranno gli agricoltori italiani, con migliaia di imprese in grave pericolo”.


“E’ una proposta di budget che va assolutamente ridiscussa e rivista. L’agricoltura del nostro Paese -aggiunge Politi- pagherebbe un dazio insostenibile, con un taglio complessivo degli interventi di circa il 25 per cento. Infatti, il criterio di redistribuzione delle risorse ipotizzato è unicamente quello della superficie, che non riconosce il valore e la ricchezza dell’agricoltura italiana. Una vera assurdità che porrebbe seri problemi per gli agricoltori, costretti a operare in un quadro sempre più angusto e senza i sostegni necessari per stare su un mercato che si presenta difficile e carico di molte insidie”.

“Insomma, le misure previste dall’Esecutivo Ue, soprattutto in un periodo caratterizzato da una forte volatilità dei prezzi e da una perdita costante del reddito degli agricoltori, sono totalmente inadeguate. Ci preoccupa -rimarca il presidente della Cia- la definizione di agricoltore attivo che non indica le prospettive di una Pac più mirata e selettiva nei beneficiari e nelle azioni. Ci preoccupa l’eccessivo peso, nella composizione dei pagamenti diretti, alla componente cosiddetta ‘greening’, perché contradditorio con una visione di un’agricoltura produttiva. Non solo. Appaiono riduttive e marginali le azioni per lo sviluppo rurale e per la gestione dei mercati e delle crisi; sono deboli i provvedimenti per sostenere le imprese giovani e promuovere il ricambio generazionale”.

“Il capitolo relativo alla regolazione dei mercati, alla loro stabilizzazione e alla gestione delle crisi, doveva rappresentare -sottolinea Politi- un elemento caratterizzante della nuova Pac in termini di innovazione e di disponibilità finanziarie. Invece, con le proposte della Commissione non si danno risposte efficaci. Stesso discorso per la semplificazione burocratica, ogni volta annunciata, ma che anche in questa occasione non trova la giusta soluzione”.


“Adesso -sostiene il presidente della Cia- ci attende un negoziato lungo e complesso. E questo impone di essere sul campo come sistema Italia. A Bruxelles dobbiamo presentarci con una posizione forte e autorevole, soprattutto condivisa dal mondo agricolo-alimentare del nostro Paese. Bisogna correggere le proposte avanzate dalla Commissione. La riforma deve porre al centro l’agricoltura e le imprese agricole. Deve assumere tra i suoi obiettivi l’efficienza del mercato, prevedere il rafforzamento delle organizzazioni di produttori la diffusione dell’economia contrattuale, il sostegno degli strumenti per contenere gli effetti di situazioni congiunturali difficili. Insomma, occorre lavorare per una Pac più forte e ambiziosa, che permetta di regolare i mercati, di assicurare il reddito degli agricoltori e di garantire le aziende agricole”.


Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto

A confronto il mondo agricolo veneto

 

Venezia, 13 ottobre 2011. “Le notizie sulla possibile nuova Politica Agricola Comunitaria che arrivano da Bruxelles non sono rassicuranti. Ritengo essenziale un immediato confronto con tutto il sistema agricolo e agroalimentare del Veneto sulle proposte della Commissione, per valutare meglio gli effetti che i nuovi orientamenti europei possono avere sulla nostra economia del settore primario e per studiare tutte le contromosse possibili per contrastare ciò che potrebbe danneggiare il nostri sistema produttivo”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, non vuole commentare a caldo le proposte comunitarie illustrate ieri: “serve anzi un’analisi molto fredda ma soprattutto approfondita: troppo spesso abbiamo cantato vittoria per decisioni che si sono invece ritorte contro di noi o abbiamo lamentato effetti disastrosi per cose che avevamo trascurato”.

 

Per questo l’assessore sta già organizzando un vertice, che dovrebbe tenersi entro una decina di giorni, con tutti i portatori di interesse dell’economia e del mondo agricolo regionale: “in questa fase – ha concluso Manzato – possiamo e dobbiamo intervenire su tutti i fronti, politici e amministrativi, per tentare di correggere eventuali contenuti che siano contro la nostra agricoltura”.

 


 

Domani la proposta della Commissione Europea

sulla riforma della PAC

 

Il ministro Romano: dobbiamo fare scelte chiare e univoche:

no agli OGM, sì all’eco sostenibilità, sì alla green economy


Roma 11 ottobre 2011. L'appuntamento è per domani 12 ottobre. Una data fondamentale per la nostra agricoltura: si conosceranno le proposte della Commissione per la riforma della Pac.

 

Al centro del dibattito sta l’entità del budget che sarà destinato a sostenere l’agricoltura europea. La richiesta è che non vi siano tagli e che siano confermati i 54 miliardi di euro che ogni anno Bruxelles destina all’agricoltura europea. Difficile immaginare che di fronte alla crisi che strangola l’economia mondiale e che impone tagli ovunque, solo l’agricoltura possa uscirne indenne.


Ecco perchè nei giorni scorsi il ministro per le politiche agricole e alimentari Saverio Romano, al termine del suo ultimo incontro a Bruxelles con il commissario all'agricoltura Dacian Ciolos ha affermato: ''Complessivamente il gettito che l'Italia riceve dall'Ue per gestire l'agricoltura e' di 6,3 miliardi di euro. Per il futuro il commissario Ciolos ci ha detto che utilizzando gli strumenti di calcolo a sua disposizione, il decremento per l'Italia sarebbe dell'ordine del 5%, non cosi' drammatico come io avevo paventato. A quel punto mi sono permesso di dire, dove si firma?''.


Dunque il ministro Romano è pronto a firmare un taglio che si aggira sul 5%, ma a destare le maggiori preoccupazioni non è solo l’entità del taglio, ma i criteri con i quali la Ue deciderà di distribuire le risorse.


Un problema lo ha sollevato recentemente il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, intervenendo all’inaugurazione di Sana. Lo scenario al quale la politica agricola europea deve oggi rispondere, aveva detto De Castro, è radicalmente mutato rispetto alla seconda metà degli anni 90. In quella stagione il problema era ancora quello delle eccedenze, tanto da rendere necessaria l’introduzione delle quote per ridurre le produzioni. Emblematico quanto deciso solo pochi anni fa, nel 2005, per lo zucchero che nella Ue aveva un prezzo di 600 dollari a tonnellata, il doppio del prezzo mondiale, di soli 300 dollari. Di qui la decisione di ridurre la produzione imponendo la chiusura di molti impianti, decisione che in Italia ha portato alla chiusura di 14 zuccherifici sui 19 esistenti. Oggi la situazione è completamente ribaltata. C’è “fame” di zucchero, il prezzo è schizzato a 1000 dollari alla tonnellata e le industrie dolciarie hanno difficoltà a reperire la materia prima. Rispetto ad allora la politica Ue deve rispondere ai problemi opposti, con una domanda che cresce assai più velocemente dell’offerta, con mercati caratterizzati da una forte volatilità. Nella riforma dovrebbero allora entrare stimoli alla aggregazione dei produttori, formule per la protezione dalle turbolenze dei mercati, strumenti per la promozione. Ma cosa si aspetta il mondo dall'Europa?


Il Ministro Saverio Romano: "corriamo ancora il rischio di costruire una PAC in piena contraddizione con quello che il mondo si aspetta anche dall’Europa"


“Il modello di agricoltura che vogliamo costruire passa anche attraverso la Politica Agricola Comune. Fino a qualche settimana fa, sul tavolo avevamo solamente il criterio della superficie, ora non è più così. Un sistema basato sui disincentivi farebbe abbandonare le campagne, cosa in parte già avvenuta. Corriamo ancora il rischio di costruire una PAC in piena contraddizione con quello che il mondo si aspetta anche dall’Europa.”

Così il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano, si è espresso, stamane nel corso della manifestazione "Monte Vibiano: riflessioni a tre anni dalla Green Revolution: essere verdi in Italia, risultati, obiettivi, esempi e confronti" a Marsciano in Umbria presso l’Azienda "Castello Monte Vibiano vecchio" prima azienda agricola al mondo certificata a zero emissioni CO2.

“Da qui al 2040 – ha proseguito Romano – il pianeta avrà un bisogno di cibo notevolmente superiore a quello odierno, è perciò necessario porre le basi sin d’ora per fare fronte a questa domanda crescente che ha un valore che esula dal dato meramente economico. Dobbiamo affrontare il problema delle speculazioni sulle commodities: il prezzo dei cereali è raddoppiato rispetto allo scorso anno. C'e' un evidente squilibrio nell’utilizzo delle risorse agricole.”

“Il mondo agricolo italiano – ha sottolineato il Ministro - chiede per la Nuova PAC l’introduzione di criteri fondamentali come la Produzione lorda vendibile, la qualità e le risorse umane impiegate in agricoltura. Il modello agricolo che dobbiamo portare avanti è quello delle eccellenze. Dobbiamo puntare su una qualità elevata che va costruita giorno per giorno. Noi siamo vocati all'eccellenza, ma dobbiamo mettere maggiore impegno nel marketing e nel retail. Dobbiamo fare scelte chiare e univoche: no agli OGM, sì all’eco sostenibilità, sì alla green economy".

“Trasformiamo i nostri punti di debolezza in punti di forza: approfittiamo della nostra non competitività sulle commodities, per puntare su prodotti di qualità. I problemi si possono affrontare e risolvere: per il vino in Russia ci siamo mossi – ha proseguito Romano - per fornire i prezzi reali dei nostri vini tramite Ismea. Noi siamo bravi a promuovere i nostri campanili, ma oggi è il momento di fare squadra. Il Made in Italy si deve presentare compatto e unito come è successo ad Anuga, dove con 1050 espositori siamo stati partner di uno dei più importanti eventi del settore. Facciamo squadra anche nella produzione raggiungendo una massa critica che ci consenta di affermarci sui mercati”.

“Dobbiamo costruire insieme - ha concluso Romano - le politiche che verranno fatte in questi anni. Domani partono, di fatto, i veri negoziati per la PAC, il 40% del bilancio dell’Unione Europea va all’ agricoltura, non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo, farci trovare impreparati”.


Dal canto suo intanto il commissario Ue all'industria Antonio Tajani annuncia battaglia e ha assicurato -in un incontro avuto oggi sabato Roma con i presidenti di Coldiretti, Sergio Marini, e della Confagricoltura, Mario Guidi- che fara' tutto il possibile affinche' venga eliminata la data del 2028 come riferimento per procedere a uniformare i criteri per l'assegnazione dei contributi Ue alle coltivazioni. Se il nuovo sistema dovesse entrare in vigore in base all'attuale proposta, secondo alcune stime, l'Italia andrebbe a perdere circa il 35% dei contributi Ue.

 

Segnali di apertura arrivano intanto per gli aiuti agli indigenti in discussione a Bruxelles nei prossimi giorni. Un fronte che vede un forte impegno dell'Italia e che oltre ad una funzione sociale ha svolto un'azione di regolazione dei mercati, come nel caso alcuni formaggi Dop.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pac (da Wikipedia)

 

 

 

 

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