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Tavola
Rotonda a Parma sul futuro
della cucina italiana nel mondo
Intervista
a Rosario Scarpato, Presidente Onorario del GVCI, sul primo programma di Certificazione della cucina
italiana
autentica e di qualità nel mondo
Simposio
internazionale a Parma il 9 e 10 giugno, promosso da Academia Barilla
in collaborazione con il network Itchefs-Gvci
Parma 6 giugno 2011.
Il primo programma di Certificazione della cucina italiana autentica
e di qualità nel mondo viene lanciato il prossimo 9 e 10 giugno, nel
corso di un Simposio (vedi
qui) al quale interverranno prestigiosi cuochi e
giornalisti internazionali. E’ promosso da Academia Barilla
e www.itchefs-gvci.com,
che fa capo al network di oltre 1500 cuochi e ristoratori che lavora
in 70 paesi del mondo.
Rosario Scarpato,
giornalista enogastronomico, da oltre 20 anni impegnato nella
valorizzazione dell’enogastronomia italiana all’estero (è
co-fondatore del Forum GVCI - Gruppo Virtuale Cuochi Italiani), ha
contribuito alla progettazione di questa iniziativa.
In questa breve
intervista esclusiva a INformaCIBO ne spiega le caratteristiche e
soprattutto perché non ha nulla in comune con i vari tentativi del
passato di certificare la cucina italiana fuori dall’Italia.
“Il Programma di
Certificazione di Proficiency (conoscenza ed esperienza) in Italian
cuisine è unico innanzitutto perché -dice Scarpato- punta ai cuochi
e non ai ristoranti. Solo loro possono garantire l’autenticità e
la qualità della cucina italiana. E’ unico perché si fonda sulle
esigenze reali di un settore che conta 70 mila ristoranti nel mondo,
è gestito da esperti e si basa sull’improvvisazione di politici in
cerca di popolarità o sulla incompetenza di burocrati ministeriali
che non hanno mai mangiato all’estero”.
Domanda
INformaCIBO: In pratica in
cosa consiste il Programma?
Risposta
Scarpato: “Ci sono due
livelli di certificazione a livello professionale. Uno è il
certificato di Proficiency (conoscenza ed esperienza) in Italian
Cuisine –CPIC, che è una novità in termini assoluti. Infatti si
rivolge ai cuochi di cucina italiana che lavorano all’estero, ma in
genere non sono di origine italiana. Queste figure rappresentano il
futuro anche per il made in Italy agroalimentare. Sono già
centinaia. Hanno studiato cucina italiana, hanno lavorato e lavorano
in ristoranti italiani. E vanno non solo qualificati ma anche
riconosciuti. Per ottenere il Certificato i candidati vengono a
Parma, ad Academia Barilla, a sostenere un serio e rigoroso esame
teorico-pratico. Una volta superato possono essere considerati cuochi
di autentica cucina italiana. L’idea è che da un lato il
Certificato permetta loro di progredire, anche economicamente, nella
loro carriera. Dall’altro un cuoco con questo Certificato (CPIC),
una garanzia per il consumatore di cucina italiana nel mondo, sa di
potersi fidare di chi ha il Certificato"
INformaCIBO: E da chi
vengono esaminati i candidati?
Scarpato: “Da una
commissione di esperti nominata da Academia Barilla. Funziona un poco
come il Certificato Cambridge per la lingua inglese. E’ un
complemento indispensabile al lavoro, comunque egregio, svolto dalle
scuole di cucina italiana, perché per ottenere il CPIC è necessaria
anche un’esperienza di lavoro di 5 anni in ristoranti italiani”.
INformaCIBO: E quale
è l’altro livello di Certificazione?
Scarpato: “E’ un
livello “onorario”, il Certificato di Italian Cuisine Master Chef
(ICMC). Un riconoscimento d’ufficio che va a quei cuochi di origine
italiana, ma non necessariamente, che in genere si sono formati in
Italia, lavorano all’estero da almeno 5 anni – o che hanno con
l’Italia legami correnti e costanti. E’ il caso di centinaia di
cuochi che fanno parte del Forum GVCI, che da anni svolgono un
prezioso lavoro di promozione della cucina italiana autentica nel
mondo e che spesso sono dimenticati. Alcuni di loro contribuiscono in
maniera determinante ai fatturati degli esportatori agroalimentari.
Qualcuno li chiama ambasciatori. In realtà lo sono, ma degli
ambasciatori non hanno certo lo stipendio. Per questo sono più dei
missionari. E dei missionari, in verità, hanno la credibilità".
INformaCIBO: Quali
sono i vantaggi di questo Programma?
Scarpato: Moltissimi. Per
ragioni di spazio mi limito solo a menzionarne uno. Se la cucina
italiana all’estero non mantiene la sua autenticità e la qualità,
perde anche la sua identità. Senza quest’ultima si perde anche il
vantaggio competitivo di mercato e non scompare solo una presenza
culturale, ma scompaiono soprattutto spazi per i prodotti e i servizi
Made in Italy sul mercato internazionale. Non a caso Angelo Gaja,
appena qualche settimana fa, ricordava che anche per vendere più
vino – soprattutto nel paesi del BRIC (Brasile, Russia, India,
Cina) – dobbiamo formare cuochi di cucina italiana su quei mercati.
INformaCIBO: Quale è il
ruolo svolto da Academia Barilla?
Scarpato:
“Il ruolo giocato da
Academia Barilla è stato e sarà molto importante. Con il suo
affiancamento ai cuochi italiani nel mondo, con questo programma e
con le sue iniziative, sta perseguendo obiettivi di promozione che
vanno a beneficio di tutti. In un certo senso sta sopperendo in
maniera efficiente e lungimirante a lacune storiche del settore
pubblico”.
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