Agriturismo in
Tunisia:
olive e rose a Zaghouan
La
Tunisia produce 200.000 tonnellate di olio di oliva ogni anno
di
Fabrizio Raimondi
Zaghouan
gennaio 2010.
100
chilometri di olivi separano Tunisi da Zaghouan, una cittadina di
poche migliaia di anime, tra la Montagna di Zaghuan (1200 metri) e le
onde cobalto del golfo di Hammamet.
Ci troviamo nella regione
dell’olio, in uno Stato – la Tunisia – che con i suoi 1,7
milioni di ettari, rappresenta da solo il 19% della superficie
mondiale consacrata alla produzione di olio. Seppure gli italiani la
snobbino, la Tunisia ha antichissime tradizioni oleicole ed è il
quarto produttore mondiale di olio, dopo Spagna, Italia e Grecia.
La
Tunisia produce 200.000 tonnellate di olio di oliva ogni anno. Il 60%
va a finire in Italia che rappresenta il primo cliente per l’export
tunisino. E’ necessario quindi aprirsi a questa realtà e accettare
di buon cuore che il profumo e l’aroma dell’olio italiano
dipendano anche dalla presenza delle cultivar Chetoui
e
Chemlali
di
provenienza tunisina.
Per capire quanto la pianta di olivo faccia
parte della vita e delle tradizioni di questo paese conviene fare un
giro a Sfax nella tenuta di Chaal, il domaine
più grande del paese che conta 18.500 olivi disposti su 32.000
ettari di terreno. La terra è profonda e sabbiosa, sembra che le
radici affondino nel deserto. E tra un olivo e l’altro ci sono 24
metri di distanza per permettere alla pianta di respirare e di
nutrirsi in tranquillità.
Seicento persone lavorano qui, 2.500 nel
periodo della raccolta che va da novembre alla fine di gennaio.
L’irrigazione è naturale, la raccolta avviene ancora a mano
secondo un rito antico, bellissimo da vedere. Strisce di terra si
alternano a linee verdi e in mezzo i colori sgargianti degli abiti
delle donne che raccolgono, setacciano, trasportano teli carichi di
olive. Per chi vuole conoscere da vicino questa realtà le
possibilità sono ancora poche.
La Tunisia incomincia solo ora a
capire le potenzialità dell’agriturismo e della vacanza verde. Uno
dei primi a muoversi è stato Zeribi Skander che ha trasformato la
sua casa di inizio secolo in uno splendido agriturismo a Zaghuan.
Gli
ingredienti ci sono tutti. Un antico frantoio, una donna di casa che
prepara la pasta fatta a mano, una sala da pranzo con il camino
davanti al quale fumare la chicha, sei camere accoglienti disposte
intorno a mandorli, rose e eucalipti che fanno venire voglia di
trasferirsi in Africa.
L’agriturismo
Dar Zaghuan si
trova a trenta chilometri da Hammamet e a pochi minuti
dall’acquedotto romano, ai piedi della montagna di Zaghuan.
Il
consiglio è di andare quando non si ha fretta e di godersi la pace
di questa terra, l’ingenuità e i sorrisi di questo popolo che non
ha perso il vizio della conversazione e che ha mille storie
affascinanti da raccontare.
La storia di Zaghouan è legata alla sua
acqua che ha fatto gola alla Libia, ai romani, agli arabi e agli
andalusi che si sono insediati tra le sue viuzze strette a partire
dal 1600.
Dall’acqua dolce di Zaghuan è nata una specialità della
regione: la pasticceria “Kaak Warka” che deve il suo delizioso
profumo a una rosellina bianca che cresce solo in questa terra.
I
gateaux andalusi si possono acquistare facilmente nelle pasticcerie
della Medina: si tratta di morbide ciambelle impastate con le
mandorle e con acqua al profumo di rosa, la preziosa eau de Nestri
che si distilla dalla rosa eglantier all’alba, prima che il fiore
si schiuda.
Queste preziose roselline si incontrano ovunque nella
campagna di Zaghuan, a fianco degli orti e all’ombra degli
eucalipti, dei mandorli e degli olivi che rendono questa terra un
quadro acceso che lascia senza fiato.
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