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Oltre
il terremoto: la vera solidarietà
Scegliere l'Abruzzo per una vacanza
consumare i
prodotti abruzzesi
di
Alba
Simigliani
L'Aquila
aprile 2009.
“Le radici profonde non gelano” lo
dicono in Abruzzo da sempre le nostre nonne, i contadini, i pastori,
lo ripete la gente abituata a fare i conti con la natura, a
conoscerla e ad amarla anche quando mostra la sua forza bruta e
distruttiva.
Ed ora, dopo che il terremoto ha scosso nel profondo e
dal profondo questa terra, le radici rimangono ancora salde e chi ha
perso tutto sa di poter ritrovare nel comune senso di appartenenza e
nell'autentico radicamento la forza per gemmare di nuovo in questa
difficile primavera.
Il
terremoto ha colpito solo una parte dell'Abruzzo, quella più
caratteristica, ma tutti gli abruzzesi si sentono feriti e sono
preoccupati per le conseguenze sul piano economico e per i riflessi
negativi che si possono avere nel settore
turistico.
La
partecipazione e gli aiuti sono stati incredibilmente generosi. C'è
un'Italia meravigliosa capace di grande
slancio solidale che si manifesta più che mai in questi eventi
drammatici. Come pure una sensibilità eccezionale è
stata mostrata dai Paesi stranieri. Non si ringrazieranno mai
abbastanza tutti coloro che a vario titolo e in molteplici modi si
stanno adoperando per dare conforto e sostenere le persone ed i
luoghi colpiti dal terremoto. Ma ci permettiamo di rivolgere un
ulteriore appello.
Chi è affezionato a questa terra, si
affretti ad andare a visitarla o a tornarci, a scegliere
l'Abruzzo per una vacanza con un valore aggiunto: la solidarietà.
Dovrà
aspettare per vivere le bellezze dell'aquilano, ma perché non
pensare ad una vacanza nel resto dell'Abruzzo? Senz'altro contribuirà
anche a ricostruire le chiese e le opere d'arte devastate. Sarebbe un
bel gesto per aiutare a far ripartire il lavoro e l'economia
dell'amata regione, perché non sbiadisca il suo colore e resti
vivo il suo calore.
Molti
conoscevano già l'Abruzzo, la sua straordinaria ricchezza
paesaggistica, artistica, culturale, le sue
eccellenze
enogastronomiche,
la costa e le montagne, il verde delle colline ed i parchi, pochi
però, ne sono certa, avevano avuto modo di conoscere gli
Abruzzesi. L'infausto evento dei giorni scorsi ha fatto scoprire un
popolo tenace e fiero, sobrio e dignitoso anche nella sciagura,
capace di resistere e di mantenersi saldo, di raccogliere i “cocci”
e, sebbene ferito e dolente, di rimettersi in piedi S.
Maria di Collemaggio,
L'Aquila
e riprendere il cammino. Guido
Ceronetti viaggiando
per l'Italia era capitato a L'Aquila ed a Castel Del Monte, Calascio,
Santo Stefano di Sessanio, Barisciano (tutti caratteristici centri
interessati dal terremoto) ed aveva esclamato: “in
mezzo a questi spazi e a questo tempo senza principio e senza
fine...forse in questi luoghi la vita umana si estinguerà più
lentamente, per la forza delle antiche radici!”(
da Viaggio in Italia 1983).
Tutti,
ormai, hanno sentito parlare dell'Abruzzo terremotato, colpito al
cuore, al centro della sua identità, nella sua anima, scosso
nel fondamento di quella cultura agro pastorale che ha permesso a
questa regione di conservare, soprattutto nell'aquilano, le
testimonianze più significative e peculiari dei
popoli che l'hanno abitata e della civiltà della Transumanza.
Dai
monti al mare e poi dal mare di nuovo ai monti, quando la neve si
scioglie e ritorna il verde pascolo, i pastori con migliaia di pecore
hanno attraversato, seguendo i corsi dei fiumi e lungo le profondi
valli, il vasto e selvaggio territorio. Sul cammino hanno incontrato
contadini e artigiani, santi e briganti, costruito lungo le vie
erbose del tratturo chiese, villaggi, castelli, fontane, tolos, hanno
tracciato sentieri e disegnato fregi di pietra, hanno eretto
campanili, alzato torri e costruito borghi; hanno dato vita a
racconti e canti, a feste e fiere, hanno favorito incontri e
arricchenti scambi, accolto le differenze e conservato le tradizioni,
hanno edificato e impresso carattere alla cultura, anche culinaria,
di questa terra “forte, gentile” e parsimoniosa.
La
Transumanza è un filo resistente che ha tracciato quel legame
ideale che avvicina e stringe tutti, dal mare ai monti, in un saldo
vincolo millenario, che riduce le distanze e ci fa sentire abruzzesi.
Le
radici comuni sono profonde né si gelano negli inverni più
rigidi, né si distruggono col terremoto,
anzi si rinsaldano nella disgrazia e la recente calamità mette
in mostra con maggiore evidenza che la sua civiltà non si è
svuotata, non si è dissolta.
Anche
se la nostra casa è rimasta in piedi soffriamo tutti e temiamo
tutti per le sorti della nostra regione. Questa, come gran parte del
bel Paese, trova nel turismo
una
risorsa importante, direi fondamentale per la propria economia e il
suo sviluppo, una speranza per i giovani che vogliono restare.
Finalmente, dopo tanti anni di scelte confuse e contraddittorie che
hanno spesso compromesso il territorio, tradito e negato la vocazione
della terra abruzzese e del suo popolo ospitale, l'Abruzzo aveva
trovato la giusta attenzione e lo spazio adeguato per diventare meta
prediletta del viaggiatore colto, anche straniero, e si stava
attrezzando per proporsi al meglio, per offrire un turismo di
qualità, accogliendolo come un familiare e offrendogli le sue
eccellenti risorse ambientali, architettoniche, archeologiche,
enogastronomiche.
Ora
però, c'è il rischio che, alla tragedia del terremoto,
si aggiunga un'altra preoccupazione: la rinuncia a scegliere
l'Abruzzo come meta turistica. Al
dolore e al danno provocato dall'evento sismico si potrebbe
aggiungere quello dell'abbandono!.
Ai
grandi ed apprezzabili segni di generosità e di solidarietà
a cui gli abruzzesi non saranno mai abbastanza grati, alle lodevoli
iniziative ed appelli, rinnoviamo l'invito
a scegliere ed a consumare i prodotti abruzzesi e a programmare un
viaggio ed una vacanza proprio in Abruzzo.
Gli
articoli
di Alba Simigliani sull'Abruzzo apparsi su INformaCIBO
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