Un invito particolare per il Congresso dei Ristoratori Italiani nel mondo


Arjun Gadkari, uno studente indiano di Oxford

che ha letto tutta la Divina Commedia,

che cucina con passione e vuole aprire il Ristorante italiano....


di Bartolo Ciccardini



Roma 26 marzo 2009. Arjun Gadkari è un giovane indiano che frequenta il corso di letteratura italiana all’ Università di Oxford. La sua famiglia è di Mumbai, il padre è un grande matematico, inventore di algoritmi al servizio della finanza internazionale che amministra le sorti del mondo dalla City di Londra.

La sua fidanzata Lucy è una ragazza inglese, bella, brunetta, con gli occhi giallo-verdi che frequenta lo stesso suo corso di letteratura italiana, un anno indietro.

Entrambi dovranno fare come compito scolastico un anno di vita italiana per acquisire le sfumature della nostra lingua: il primo comincerà ad ottobre, la seconda seguirà l’anno prossimo. Sono a Roma per esplorare l’ambiente italiano.

 

Ieri mattina si sono alzati presto e alle sette erano fuori per il loro jogging ed hanno seguito un percorso straordinario che li ha resi felici. Sono passati per Piazza Navona, hanno attraversato il Ponte di Castel Sant’Angelo sul Tevere, sono scesi sulle sponde del Tevere ed hanno percorso il lato destro fino all’Isola Tiberina, sono risaliti dal Lungotevere e attraverso il teatro di Marcello, Palazzo San Marco ed il Corso sono ritornati a casa.


Quando l’ho conosciuto, Arjun (il suo è il nome di un mitico guerriero angelico che combatte vittoriosamente i demoni) mi ha detto che era innamorato di Roma ed io l’ho portato a vedere il grande plastico della città antica esposto al Museo dell’ Eur.


Nella foga di raccontare il più possibile delle storie, dei miti, delle meraviglie non mi sono reso conto di quale variegata e straboccante insalata l’ho cibato. Ma il giovane Arjun, paziente come un indiano educato nella più solenne università britannica mi ha ascoltato con il rispetto dovuto agli anziani. E’ difficile per noi che abbiamo studiato la storia romana ogni 3 anni ad ogni gradino della nostra istruzione, sapere quale è l’immagine di Roma in un giovane che è venuto a contatto con momenti diversi della storia romana. In quelle loro scuole sanno tutto su alcuni dettagli nei quali si sono imbattuti, ma difficilmente hanno un quadro generale in cui collocare alla maniera giusta l’informazione. E le domande che Arjun mi faceva denotavano curiosità, attenzione, interesse ma non riuscivo a capire se provenivano da un film, da una tragedia di Shakespeare o da un settimanale di attualità.


Perché hanno ucciso Giulio Cesare ?”.

 

E’ una domanda che può fulminare una scrupolosa guida di storia, ma qualunque sia stata la causa per cui gli aristocratici repubblicani abbiano ucciso l’aspirante dittatore e re, Arjun mi ha confessato che ama la cucina italiana, che ha imparato a cucinare, intende aprire un grande ristorante italiano a Mombai e che per ricompensarmi della indigesta insalata che gli avevo propinato mi avrebbe invitato ad una cena che lui stesso avrebbe cucinato, insieme alla sua fidanzata. Sono stato a cena da lui. Sono stato accolto gentilmente e con molta formalità abbiamo cominciato con degli aperitivi e dei crostini con crema di carciofi.

Per saggiare un poco il suo grado di conoscenza della letteratura italiana prendo in mano un libro dedicato ai poeti siciliani che vedo sul tavolo e gli domando se ha studiato questo periodo. Mi risponde che ha fatto un corso di una anno su Jacopo Da Lentini.

 

Colto di sorpresa per la mia stupida domanda gli chiedo, un poco perplesso se ha incominciato a studiare Dante. Nossignore! Dante l’ha fatto tutto, dal primo canto all’ultimo.


Mi domando fra me e me se in Italia c’è uno studente universitario che abbia letto Dante dalla prima riga all’ultima. “Ed anche il Convivio e la Vita Nuova” aggiunge Arjun. Timidamente azzardo una domanda più cauta: “Cosa state studiando ora ?”, “Facciamo la storia del sonetto dal Dolce Stil Novo ai moderni”, risponde lui.


Allora gli domando malizioso: “ E quale è l’ultimo dei moderni?”. Non lo ricorda, forse non c’è ancora arrivato e domanda a Lucy: “ Quale è l’ultimo autore di sonetti del nostro programma ? “Lucy non ricorda subito ma poi risponde: “Montale”. Ho trovato pane per i mie denti.


Passiamo in cucina dove, parlando, Arjun incomincia a cucinare. Come un vero chef alla moda non ha preparato nulla, ma si mette al lavorare nella sua cucina a vista, organizza un sughetto con i funghi, lo sfuma con del vino, vi mette sopra delle tagliatelle appena scottate e manteca il tutto lavorando con la spatola di legno.


Il piatto è molto buono. Siccome Arjun non ha il palato italiano cerco di individuare se c’è un punto di debolezza nel gusto, essendo la pietanza frutto più di studio che di esperienza. Ma io non sono un accademico della cucina, non sono un esperto raffinato, sono solo uno a cui piace mangiare e debbo concludere che il piatto è riuscito molto bene.

Arjun si rimette al lavoro e mescolando, mescolando, ci prepara un Halibut su cui spreme del limone, con cui fa una piccola salsetta colma di profumi e di pinoli. Il piatto non è propriamente italiano, ma è piuttosto medio-orientale. Rispetto al nostro pesce trattato spesso con salse dure questo piatto è leggero, profumato dal gusto discreto e sottile.


Siamo già nel futuro, l’ispirazione italiana assieme alla contaminazione con gusti del Medioriente, del Giappone, dell’India sono dietro la porta, nella fantasia di un giovane che ha l’Italia come ideale ed il mondo come esperienza reale. Lucy si è occupata dell’insalate, confessa che non ha nessuna intenzione di imparare a cucinare e quello che sa fare Arjun gli basta e gli avanza. Peccato, perché l’insalata è deliziosa.

 

Come faccio a non invitare Arjun al Congresso dei Ristoratori Italiani nel mondo?

Uno studente indiano di Oxford che ha letto tutta la Divina Commedia, che cucina con passione e vuole aprire il Ristorante italiano non si trova mica tutti i giorni !


So di aprire un problema di cui si discuterà molto nel futuro della nostra ristorazione. I maestri di cucina adottati, quelli che sono stati sedotti dalla cucina italiana, quelli che la praticano, mescolando la nostra tradizione alle altre tradizioni, i pionieri della futura cucina globale si possono chiamare italiani? Solo la storia saprà rispondere a questa domanda.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'intervista a

Bartolo Ciccardini

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