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Super
cena di Identità New York
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Con
Massimo
Bottura,
Mario
Batali,
Moreno
Cedroni,
Jonathan
Benno,
Carlo
Cracco,
Wylie
Dufresne,
Gennaro
Esposito,
Michael
White,
Davide
Scabin,
Mark
Ladner,
Emanuele
Scarello
e
Missy
Robbins
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L’Italia in cucina fa centro sotto il
cielo di Manhattan
New
York, 2 novembre
- La super cena cucinata ieri a 24 mani (!) da chef del calibro di
Massimo
Bottura,
Mario
Batali,
Moreno
Cedroni,
Jonathan
Benno,
Carlo
Cracco,
Wylie
Dufresne,
Gennaro
Esposito,
Michael
White,
Davide
Scabin,
Mark
Ladner,
Emanuele
Scarello
e
Missy
Robbins
si
è conclusa quando
in Italia albeggiava, con il reparto macelleria di Eataly che
si attivava a tarda ora per dare soddisfazione a chi aveva
lavorato tutta la serata.
La cena-evento - sold out da giorni -
è stata il goloso epilogo della seconda edizione di Identità
New York,
declinazione americana di Identità
Golose,
organizzata in collaborazione con Eataly
New York e fortemente voluta dal suo patron Oscar
Farinetti.
“Interazione: tutto è
ruotato attorno a questo concetto – ha evidenziato Paolo Marchi,
curatore dell’evento - e allo scambio di conoscenze tra
figure accomunate dallo stesso lavoro e dallo stesso filo conduttore,
la cucina italiana”.
Lunedì 31 ottobre Mario Batali e Massimo
Bottura, poi Jonathan Benno e Moreno Cedroni, Missy
Robbins e Emanuele Scarello, Mark Ladner e Davide
Scabin hanno cucinato in coppia sotto il tetto di un palazzo dal
quale, a seconda di dove ti siedi, puoi vedere il Flatiron o
l’Empire State Building.
Erano davvero in tanti fra
appassionati e giornalisti che hanno assistito al singolare “gioco
delle coppie” e alle degustazioni di vino proposte da Allegrini,
Antinori, Bastianich, Ferrari, Frescobaldi, Lungarotti e Mirafiore.
In mattinata visita a sorpresa di Alessandro Benetton (ha
seguito la lezione di Batali/Bottura) e Santo Versace,
presente a metà pomeriggio per assistere al duetto
Robbins/Scarello.
Martedì 1 novembre è
toccato a Gennaro Esposito e Michael White, due pesi
massimi, in tutti i sensi. Napoletano uno e ragazzo del Wisconsin
l’altro, con sei/sette anni trascorsi al San Domenico di
Imola, per oltre un’ora hanno parlato di pasta, al pomodoro
piuttosto che garganelli, per chiudere nel segno del risotto.
“Arrivo
da una cittadina del Wisconsin – ha esordito White - nella quale i
suoi locali degni di nota, per i parametri del posto, o erano
francesizzanti o erano spagnoli. Poi c’erano quelli che proponevano
cucina italo-americana che piace a tanti ma che ha un grosso difetto:
non è autentica cucina italiana. Quando andai a lavorare a
Chicago alla Spiaggia il balzo in avanti fu tale che mi si aprì un
mondo completamente nuovo. Imola? Volevo studiare e sperimentare il
più possibile una regione, l’Emilia-Romagna, ricca di prodotti
incredibili, una cucina che cambiava da provincia a provincia, il
pesce della Romagna e la carne dell’Emilia… storie
straordinarie”. L’ultima lezione è stata firmata da Wylie
Dufresne e Carlo Cracco.
Si conoscono da quasi un decennio grazie ai
congressi e non sono certi i tipici cuochi della tradizione.
“Il mio ristorante – ha detto Wylie - è anche un laboratorio
dove tutti sono invitati a dire la loro e a misurarsi con i pensieri
altrui“. Esattamente come è accaduto a Identita NY. Questione di
materie prime e di savoir faire. Ma anche di straordinario feeling
fra gli chef e di rara complicità con il pubblico.
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