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Parma
20 luglio
2011.
A Vincenzo Reda,
scrittore e acuto osservatore del Pianeta Gusto, abbiamo chiesto di
raccontarci un viaggio in un ristorante che partecipa a Il Gelato
nel Piatto.
Il “nostro inviato
speciale” con la sua accattivante prosa ci racconterà, sulla
prossima newsletter. le suggestioni del suo viaggio. In attesa della cronaca
ci ha
inviato questa nota che pubblichiamo in questo Speciale
INformaCIBO.
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“Il Gelato nel Piatto”:
una sfida
di Vincenzo Reda*
Lanciare una sfida
estrema spesse volte può essere un azzardo sciocco, addirittura
pericoloso. Altrettanto controproducente quella stessa sfida consiste
nell’accettarla. Eppure, le vicende umane sono piene zeppe di sfide
assurde lanciate, raccolte, vinte e perdute. Nell’arte, nella
storia, nella scienza, nella vita di tutti i giorni: mettere sé
stessi alla prova è faccenda che attiene all’uomo, fin da quando
uno scriteriato scimmione ancestrale decise di scendere dal suo
albero sicuro per conoscere le incognite della savana.
Come può spiegarsi
altrimenti la faccenda di immaginare e proporre, in un settore
difficile e regolato da un sistema di norme non scritte ma di
consolidata applicazione, il cimento di sconvolgere quelle stesse
regole e accettare l’imposizione di materie prime assurde, in
apparenza, con le quali confezionare un alimento di nobile e
codificata tradizione?
Il gelato, così come
oggi lo si conosce e apprezza, è uno dei tanti figlioli della
prodigiosa, italica epopea del Rinascimento. Che la primogenitura
appartenga al pollivendolo fiorentino, cuoco a tempo perso, Ruggeri o
al suo conterraneo architetto Bernardo Buontalenti o, poco più
tardi, al pescatore catanese (alcuni lo vogliono palermitano)
Francesco Procopio de’ Coltelli non è molto importante. Il gelato
lo abbiamo inventato noi: prima, fin dai tempi delle civiltà
mesopotamiche, si mangiavano dei semplici sorbetti ottenuti
mescolando miele e frutta con la neve.
E un altro italiano,
emigrato in America -tale Italo Marchiony- presentò a New York il
22 settembre del 1903 il brevetto del cono che consentì finalmente
di godere del gelato passeggiando per strada.
Chissà quale strana
motivazione avrà mosso Donato Troiano e i suoi collaboratori di
INformaCIBO quando concepirono l’azzardo di proporre al mondo
cucinario internazionale di confezionare gelati i cui ingredienti
dovessero comprendere Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano,
prodotti Dop e altri eccellenti come l'Amarena Fabbri!
La “balzana”
iniziativa prese il via nel 2010 e fu battezzata “Il gelato nel
piatto”.
E chissà quali
motivazioni ataviche spinsero molti eccellenti cuochi ad accettare
quella sfida e mettere a repentaglio illustri carriere guadagnate in
un settore di prestigioso e complesso artigianato (artigianato, si
badi bene, ancorché sublime, non mai Arte: non essendo sufficiente
l’emozione della percezione sensoriale per raggiungere l’Arte)!
Resta il fatto che l’idea
ha conseguito un - assai poco pronosticabile - successo e anzi ha
fornito e continua ad apportare stimoli straordinari all’innovazione
di un alimento che pareva non dovesse più conoscere particolari
evoluzioni.
Ho seguito personalmente
amici come Gegè Mangano e Igor Macchia ideare preparazioni
straordinarie che comprendono ingredienti che a tutta prima poco o
punto hanno a che fare con il gelato; e tutte materie prime legate al
territorio e di particolare pregio.
E come loro, grandi chef
siciliani, marchigiani, veneti e di ogni italico Campanile
affaccendarsi e ricercare nuovi gusti, nuovi abbinamenti, nuove
armonie con cui deliziare gli esigenti e raffinati palati dei
consumatori.
Oggi, e siamo soltanto
alla seconda edizione, “Il gelato nel piatto” è diventata una
faccenda (“evento” è parola inflazionata: anche andare a fare i
propri bisogni costituisce “un evento”) di respiro
internazionale.
Se lo merita.
Sentiamo il bisogno di
lanciare e accettare sfide: sapendo che si possono anche perdere. Ma
questo è l’unico sistema che conosciamo per continuare a evolvere,
che poi significa semplicemente vivere, non sopravvivere.
Vincenzo Reda
Reda, calabrese di
nascita e torinese di adozione, da una decina di anni scrive di
cultura del vino e del cibo su varie pubblicazioni (HoReCa, Barolo &
Co) e su alcuni giornali on-line (INformaCIBO.it, Vinoway.it).
Ha pubblicato due libri
di enogastronomia (Più o meno di vino, 2009 e Quisquilie &
Pinzillacchere, 2010). Già editore fino al 1996, è stato consulente
editoriale per periodici come Oasis e Airone e, successivamente, ha
collaborato con Archeo, Medioevo, Archeologia Viva. Oggi si occupa,
come consulente, di Focus Storia e Geo.
E’ conosciuto
soprattutto in India e negli Usa per la sua pittura con il vino,
oggi assai copiata, che pratica fin dagli anni Novanta.
Inoltre, sul sito vincenzoreda.it cura
una sorta di blog su cui vino e cibo sono trattati insieme a poesia,
archeologia, antropologia e storia.
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