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La
ultracentenaria azienda umbra
La Renzini alta
gastronomia umbra
Cento anni all’insegna
del buon gusto in tavola
di Adriano Bottaccioli
Da “norcini” a
domicilio, all’apertura della bottega

L’Italia era giunta
alle soglie della Grande Guerra ed anche nei luoghi più lontani dai
centri di potere si avvertiva un certo fermento politico, quando a
Montecastelli di Umbertide, nell’Alta Valle del Tevere, un piccolo
proprietario terriero ed allevatore di suini, Dante Renzini, decise
di metter su bottega, nonostante l’aria che si respirava non fosse
una delle più propizie per intraprendere nuove attività.
In questa decisione
presa in un momento così poco propizio – alcuni giorni prima gli
operai socialisti, durante il mercato e contro il caro prezzi se
l’erano presa con le povere contadine che portavano a vendere i
loro prodotti ad Umbertide – si ebbe un sentore di quello che
sarebbe stato lo spirito che avrebbe animato la dinastia
imprenditoriale dei Renzini.
Per nulla preoccupato dai
rischi che poteva correre e consapevole del fatto che bisognava
comunque adeguarsi ai tempi, Dante Renzini, dal quale il fondatore
della Renzini Spa, ha ereditato il nome e sicuramente anche lo
spirito, aprì dunque la piccola bottega di paese con annesso
laboratorio di macelleria, tra le quattro case del borgo umbro di
Montecastelli. Pochi abitanti e di scarsi mezzi, visto che gran parte
della clientela era costituita da contadini che, in una condizione di
reale autarchia e sfruttando le misere risorse della loro attività,
si recavano in paese solo per acquistare il sale o il caglio per
preparare il formaggio e, in caso di malaria, il chinino che veniva
distribuito in bottega assieme ai generi di monopolio.
Il paese era reso
importante solo dal fatto che lì accanto scorreva il Tevere, una
ferrovia a scartamento ridotto ed una strada sterrata che molto più
tardi e secondo avveniristici progetti, doveva essere chiamata la
“Strada dell’Asse” e che congiungendo l’Umbria, con la
vicina Toscana e le Marche proseguiva il suo percorso verso Roma.
La tranquilla attività
di bottegaio lasciava quindi il tempo a Dante di dedicarsi ai lavori
che aveva sempre fatto e cioè continuare a coltivare il piccolo
appezzamento di terreno di proprietà della famiglia e ad allevare i
suini che avrebbe poi trasformato in salumi e porchette per venderli
ai clienti di passaggio.
Non solo, ma da persona
instancabile quale era, e anche questo fa parte del DNA familiare dei
Renzini, lasciava spesso la gestione del negozio alla moglie Gislena
Medici per praticare la sua attività di norcino presso i
contadini ed i proprietari della zona. Era infatti
consuetudine che nei mesi più freddi si procedesse alle operazioni
della “acumidatura del maiale” per mettere da parte quel
provvido patrimonio alimentare costituito dalle carni del più
generoso degli animali da carne.
La fama delle capacità
di Dante si estese tanto ed in così in breve tempo che questi si
convinse ad allargare l’ attività di norcineria della bottega, pur
mantenendo ovviamente quella di rivendita di generi alimentari e di
Sali e Tabacchi, incrementando semmai quella della osteria annessa,
visto che i viaggiatori di passaggio non disdegnavano di bere un buon
bicchiere di vino dopo un panino con il prosciutto o con la
porchetta.
Con il passare degli anni
e nonostante le vicissitudini politiche le cui notizie erano
argomento di discussione tra la gente del paese, ancora lontana dal
pensare ad un’altra guerra, si sviluppò l’attività della
bottega la cui responsabilità era ora suddivisa con il figlio
Attilio, che aveva appreso tutti i segreti della difficile arte del
norcino e che si apprestava a trasmetterli, a sua volta, al figlio
Dante che sarebbe nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
I primi salumi dei
Renzini sono destinati alle tavole degli umbri
Durante questo periodo e
fino agli anni Cinquanta i Renzini, oltre a vendere i propri prodotti
nella bottega di Montecastelli, cominciarono a proporli con successo
anche ai commercianti delle località vicine, facilitati in questo
dall’ammodernamento del negozio di macelleria che nel frattempo si
era dotato di frigorifero e di strumenti di lavoro più adatti ed in
grado di assicurare una maggiore igiene, oltre che, naturalmente di
un mezzo di trasporto indispensabile per fare consegne tempestive.
Fu in questa particolare
atmosfera che il piccolo Dante prese conoscenza con i primi rudimenti
del mestiere, aiutato in questo da un rozzo sgabello che lo metteva
all’altezza del piano di lavoro, dandogli la possibilità di
aiutare i suoi come poteva. La buona volontà era tanta e questo non
gli impediva comunque di frequentare le scuole con profitto, anche se
pochi anni dopo, quando era appena adolescente, la morte prematura
del padre lo costrinse a dedicarsi solo al lavoro di bottega,
venendo in aiuto della mamma Olga rimasta sola e con altri due figli
ancora piccoli.
Una storia simile a molte
altre, ma che nel caso di Dante servì a rafforzarlo nello spirito e
spingerlo a concretizzare i suoi sogni, creando un vero e proprio
salumificio, simile a quelli di cui aveva sentito parlare o aveva
conosciuto attraverso la pubblicità.
… e poi su quelle degli
italiani
Cominciò a frequentare
le prime Fiere e Manifestazioni del settore, con la curiosità di un
giovane che si inseriva in un mondo completamente nuovo, ma con la
consapevolezza di un adulto che aveva già deciso cosa avrebbe fatto
nella sua vita. E a dir la verità, anche in famiglia e tra gli
amici, erano pochi quelli che condividevano le sue idee ma, vista la
sua caparbietà tutto questo, piuttosto che farlo desistere, lo
convinse sempre più di essere sulla strada giusta e riuscì
finalmente a fondare la Renzini – salumi dell’Umbria.
Un piccolo capannone con
annesso un ufficio ed il magazzino e, proprio accanto, la macelleria
dove venivano portati i suini allevati in azienda o acquistati dai
contadini dell’Alta Valle del Tevere. Un esordio modesto, ma per
Dante, che poteva contare solo sui propri mezzi, rappresentava un
passo da gigante visto che si scontrò per la prima volta con la dura
esigenza di conciliare le scadenze di pagamento, con gli introiti
quasi mai puntuali e non sempre sicuri.
Pur in questa limitatezza
di mezzi - ma per quei tempi era già un grande progresso - Dante
cominciò ad affacciarsi ad un mercato più vasto di quello racchiuso
tra gli stretti confini di una delle più piccole regioni italiane e
fu allora che definì quelle che per il futuro sarebbero state le
linee guida della neonata azienda.
Ottimi salumi, ma anche
ricercatezze alimentari dal gusto esclusivo
Consapevole di non avere
ancora le credenziali per accedere al grande mercato dei salumi,
pensò invece che sarebbe stato più semplice e qualificante
dedicarsi ai prodotti di nicchia e cioè a quelle specialità che le
grandi aziende non potevano permettersi di produrre in quanto
richiedevano tempi ed attenzioni che erano estranei al loro modo di
operare. Nacquero così i salumi di cinghiale e quelli aromatizzati
al tartufo nero di Norcia oltre, naturalmente, ai tradizionali
salumi umbri che da soli costituivano un ottima chance per farsi
notare e per soddisfare un cospicuo numero di appassionati della
gastronomia regionale.
Una scelta che diede
subito i suoi frutti e tracciò la strada per il futuro della Renzini
Spa, visto che ancora, dopo oltre quarant’anni, l’Azienda
continua a distinguersi per la particolarità della sua produzione,
ora allargata ad altri prodotti di nicchia che trovano il gradimento
di quanti sono alla continua ricerca di prelibatezze gastronomiche.
Dall’Umbria alla
Puglia: il gusto per i prodotti sani e naturali
Molta acqua è passata da
allora sotto il ponte del Tevere, che è a un tiro di schioppo dalla
antica bottega dei Renzini, un tempo facilmente riconoscibile per le
superbe e profumatissime “porchette” vendute sulla soglia del
negozio e per la gratificante immagine della sfilza di salsicce,
salami, capicollo e prosciutti che costituivano l’inedita
decorazione dell’interno e che trasformavano gli angusti locali nel
Paese di Bengodi.
. Il piccolo laboratorio
diventò ben presto un grande capannone situato poco oltre, nel verde
intenso della campagna; a questo se ne aggiunse un altro ed altri
ancora, fino a raggiungere le dimensioni attuali, che sono anche
queste temporanee in quanto, a breve, si aggiungeranno altre
strutture a quelle esistenti.
Dopo alcuni anni la
Renzini pensò di ampliare la gamma delle sue offerte dedicandosi
alla produzione di “cotti”, che erano e sono ancora tra i salumi
più richiesti dal mercato e lo fece senza perdere la sua identità
in quanto, sin dall’inizio, i suoi prosciutti risultarono “diversi”
grazie ai particolari procedimenti di cottura ed agli aromi naturali
(tra questi addirittura l’immancabile e prezioso tartufo) che
caratterizzavano il loro gusto.
Una svolta decisiva e
coraggiosa alla quale si aggiunsero altre scelte più meditate come
quella di produrre specialità alimentari, come i sughi e le salse,
ed azzardare l’ingresso verso il mondo del vino e dell’olio -
complementi indispensabili della gastronomia nazionale - con
l’acquisizione di un oleificio nei pressi di Spoleto e di una
cantina in Puglia. Se i primi passi furono particolarmente difficili
ed altri ostacoli si sono spesso frapposti al raggiungimento degli
obiettivi previsti, l’Azienda ha continuato il suo percorso di
crescita, tanto che la consistenza attuale della Renzini Spa può
riassumersi in queste brevi note:
Montecastelli,
nell’Alta Valle del Tevere umbra
- Salumificio e sede
centrale dell’Azienda. Qui si producono salumi, prosciutti cotti,
porchette, mortadelle, sughi, salse e le altre specialità che
arricchiscono il vasto repertorio gastronomico della Renzini.
-
Norcia nel Parco dei
Monti Sibillini
- Situato alle porte di
Norcia ed alle pendici dei monti Sibillini, il Prosciuttificio “LUI”
della Renzini in un ambiente ideale caratterizzato dalla presenza di
aria balsamica e da una ventilazione fresca e continua anche nei mesi
più caldi.
Abeto di Preci, in
Valnerina
- Prosciuttificio ricavato
da un antico edificio posto a mille metri di quota. Qui si preparano
e stagionano in un ambiente unico ed irripetibile i “Prosciutti di
Norcia LUI” i.g.p. riserva, che godono di una posizione
privilegiata e veramente esclusiva.
-
Campello sul
Clitunno, nei pressi di Spoleto
- L’Oleificio Taraddei,
rilevato alcuni anni fa dalla Renzini, è posto in una posizione
ideale, tra Spoleto e Trevi ed in un ambiente naturale vocato alla
produzione dell’ottimo olio extra vergine di oliva umbro.
-
Alberobello in
Puglia
- La Cantina Albea è una
delle più antiche della Puglia e raccoglie da sempre la migliore
selezione di uve del territorio. Significativa la svolta che ha
seguito l’azienda con l’acquisto da parte della Renzini,
diventando in pochi anni un caposaldo della cultura enologica
pugliese.
-
Città di Castello
nell’Alta Valle del Tevere umbra
Il Ristorante - Pizzeria
situato a pochi chilometri dalla casa madre della Renzini, è nato
con il preciso scopo di confrontarsi direttamente con la clientela
che, oltre ad apprezzare la cucina tradizionale offerta dagli chef
del locale, può scegliere tra l’ampia offerta di salumi ed altre
specialità, olio extravergine d’oliva umbro e gli eccezionali vini
pugliesi nell’annesso Spaccio di prodotti aziendali.
Prodotti riconoscibili
nel gusto e nel modo di presentarsi
Una delle
caratteristiche della vasta produzione della Renzini è quella di
distinguersi da quella di qualsiasi altra azienda: a creare questa
differenza è soprattutto la qualità delle materie prime, alla quale
segue la grande esperienza dei mastri norcini che riescono a
trasformare le carni attentamente selezionate in stupendi salumi
ricchi di gusto e praticamente irriproducibili in altre condizioni.
Lo confermano i vari tentativi di imitazione (il “prosciutto cotto
alla brace” è un esempio tra tanti) che non sono mai riusciti ad
intaccare la fama dell’originale uscito dai laboratori della
Renzini moltissimi anni fa.
Per l’azienda umbra
ogni salume ha una sua storia che è fatta di prove, confronti, esami
critici del prodotto, test qualitativi su campioni effettuati dagli
esperti più accreditati, ma anche da rivenditori e clienti.
Nulla viene lasciato al
caso e anche la veste esteriore dei prodotti è particolarmente
curata in quanto la filosofia aziendale vuole che un ottimo prodotto
debba anche essere abbigliato con eleganza, così come la bellezza di
una donna può essere messa in risalto solo grazie ad un abito
adeguato.
Il tutto senza esagerare,
ma aggiungendo quel tanto che basta a sottolineare le caratteristiche
del prodotto: aromi naturali che ne coprono la superficie e
conferiscono al prodotto gusti particolari ed un packaging raffinato
e affatto ridondante, integrato da una serie di informazioni che
permettono al cliente di risalire alle origini delle materie prime e
di conoscere le procedure di preparazione e stagionatura.
Vasta ma tutt’altro che
casuale la gamma di questi prodotti della Renzini a partire dagli
“stagionati”: punta di diamante dell’azienda e cioè il
Prosciutto di Norcia “LUI” e “LUI” Riserva 18 mesi pepe
rosa, cui seguono altri tipi di prosciutto tradizionali o disossati,
l’ormai nota “Sella di Mastro Dante”, le “Corna del Diavolo”,
la “Rosa di Norcia” ed il “Gran Carrè all’arancia”.
Seguono i “salumi di
suino” che si rifanno in gran parte all’antica tradizione
norcina: tra questi il Capocollo umbro, il Guanciale, la Finocchiona,
il Salame tipo Napoli, quello “Perugino” il “Cuore matto”, i
“Cojoni di mulo”, i salamini ai “Quattro sapori”, il Salame
al tartufo, quello ricoperto al pepe e i classici salami “alla
Cacciatora” ed il Renzinetto.
Sempre pronta a recepire
le esigenze della clientela ed i suggerimenti dei nutrizionisti, la
Renzini deve ormai molta della sua notorietà ai suoi gustosissimi
“cotti e arrosti”: dapprima furono il “Norciacotto” ed il
“Cotto alla brace”; a questi sono seguiti nel tempo il cotto
“LUI”, il “Francescano”, il cotto con il “25 % in meno di
sale”, il “Cuordicotto”, il “Fattoria”, il “Gran
Tartufo”, il biologico “BioRenzini”, il “Norciarrosto”, la
sontuosa Porchetta “Vera Umbria”, intera o a tranci. “Cotti”
tutti diversi nel gusto e nel procedimento di cottura e creati con
l’intento di andare incontro alle diverse richieste di una
clientela stanca di prodotti anonimi e spesso insapori.
“Mortadelle e coppe”
completano la gamma dei “cotti” con la “Mortadella “Lei” e
quella gustosissima al Peperoncino, la tradizionale “Coppa di
testa” di suino ed i classici “Zamponi e cotechini” che ogni
anno allietano le mense natalizie. Riscoperto da alcuni anni il
“Lardo” ha incontrato il gusto dei moderni gourmet ed anche la
Renzini, ricordando come in passato fosse tra i prodotti più ambiti,
ha voluto riproporlo caratterizzandolo con l’uso di ingredienti
aromatici naturali.
Il “suino di cinta” è
una riscoperta recente di quella razza che per secoli aveva offerto
la materia prima ai mastri norcini del centro Italia. Particolarmente
rustico e quindi facilmente adattabile alla vita all’aria aperta,
il suino di cinta ha carni particolarmente gustose ed adatte alla
trasformazione in salumi.
La Renzini si è
assicurata la collaborazione di allevatori selezionati ed è stata in
grado di mettere tempestivamente sul mercato il classico “Prosciutto
di cinta”, il pregiatissimo “Lombo” e oltre a questi i
tradizionali “Capicollo, Guanciale e Lardo, Salame e salsicce”.
Se i salumi di cinta sono
frutto di un recupero recente, dovuto un po’ alla moda della
riscoperta ed un po’ alla consapevolezza di offrire un prodotto di
qualità eccellente, gli “stagionati, i salumi ed i cotti di
cinghiale” hanno scandito la crescita della Renzini sin dalle
origini.
Tra gli “stagionati”,
il Prosciutto, lo Speck, il Lombetto, la Bresaola, la Pancetta ed il
Capocollo. Tra i “salumi” il salame Cuorematto, l’Elite, il
Salame al pepe, il Cinghialetto e la tradizionale Salsiccia di
cinghiale. Tra i “cotti” la Mortadella Oltre, la Mortadella al
Tartufo, il Cotto alla brace, la Coppa di testa, il Cotechino e lo
Zampone.
La ricerca di carni
alternative è un’altra prerogativa della Renzini, che, pur di
accondiscendere ai gusti più segreti dei buongustai, è andata alla
ricerca di quelle specialità che nel suo catalogo raccoglie sotto la
voce “carni speciali” e cioè Prosciutto e Salame di Cervo,
Prosciutto e Salame di Struzzo, Tacchino al forno, o in forma di
Bresaola e di Salame, Bresaola di Cavallo, Prosciutto e Salame d’Oca.
A completare questa
stuzzicante lista di prodotti di alta norcineria, le altre specialità
della Renzini e cioè, oltre l’ Olio extravergine di Oliva prodotto
dall’Oleificio Taraddei a Campello sul Clitunno, tra Spoleto e
Assisi e gli eccellenti e blasonati vini della Cantina Albea di
Alberobello Petranera, IlSelva, Raro, Casedde, Vuo’le, Pagghie ed
il “LUI” il Vino prodotto in occasione del Centenario della
Cantina, nata agli inizi del secolo scorso, poco prima dell’apertura
della bottega dei Renzini di Montecastelli.
Percorsi diversi per
un obiettivo comune: la buona tavola
Una coincidenza
straordinaria ma senz’altro significativa, il fatto che, a distanza
di centinaia di chilometri e con premesse completamente diverse, si
gettassero le basi per due attività produttive che, dopo circa
cento anni, avrebbero finito col fondersi per presentare sulle tavole
degli italiani i prodotti più rappresentativi della gastronomia
nazionale.
Chiaroveggenza o caparbia
volontà di far crescere e sviluppare la propria azienda, anche
nelle condizioni peggiori e nei momenti meno propizi ? Oppure, più
semplicemente, la grande voglia di lavorare e di credere fermamente
nei propri sogni? Una domanda che avremmo voluto porre al
capostipite della famiglia, o al figlio Attilio, ma che possiamo
semplicemente rivolgere al nipote Dante che portando con orgoglio il
nome del nonno ha creato quella stupenda realtà che è la Renzini di
oggi, facendola conoscere ed apprezzare in ogni parte del mondo.
Un’eredità pesante ed
una grande responsabilità che il fondatore della Renzini Spa si è
assunto assieme ai figli Franco e Federico ancora giovani, ma
consapevoli successori di questa dinastia che seguendo le orme
paterne hanno respirato l’accattivante fragranza dei salumi sin da
piccoli.
Questione di DNA, si
direbbe oggi, ma anche e soprattutto condivisione degli stessi ideali
e delle stesse volontà che avevano animato, più di un secolo fa, il
bisnonno e che continuano ad alimentare la dirompente capacità
operativa del padre oramai meglio conosciuto come “Mastro Dante”.
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