Stefano Cappellini

Il Riformista 2 gennaio 2011



Ecco perchè del Riformista c'è bisogno

 



Antonio Polito

Il Riformista 31 dicembre 2010

Perchè lascio da oggi





Polito se ne va. Cappellini nuovo direttore. Futuro
incerto. Arriva Macaluso?

EDITORIA. VELARDI: “RIFORMISTA ADDIO,
CERCAVAMO LEADER CHE NON C'È” .
Polito: "Ci hanno strozzato"

Roma, 30 dicembre 2010.  Il «progetto politico» del 'Riformista è «miseramente fallito perché noi il leader riformista lo abbiamo cercato con la lanterna come Diogene. Ma in Italia non esiste». Lo dice Claudio Velardi, ideatore del 'Riformistà, in una intervista al 'Fatto. «Il vero problema in Italia è l'egemonia massimalista che abbiamo combattuto», dice Velardi spiegando che per il quotidiano arancione «il primo errore è stato portarlo a 32 pagine, provando a fare un quotidiano generalista».

Tornando alla questione dei leader, Velardi fa i nomi: «D'Alema troppo pesante e vecchio. Veltroni troppo leggero e nuovista». Su Franceschini «mai scommesso un nichelino». Casini «non ho ancora capito se vuole giocare a destra o a sinistra. Fini mi pare che sia quasi morto con la sconfitta rovinosa del 14 dicembre». Fassino «poveraccio: è riformista, sobrio, marchionniano. Ma a Torino temo l'effetto Rutelli». Saviano è un «ragazzo intelligente, travolto da cose più grandi di lui». De Benedetti «il peggiore di tutti. Il partito di 'Repubblicà, dal 1976, ammazza i riformisti». E il Pd «oggi è l'accozzaglia dei rimasugli della Dc e del Pci». (Adnkronos)


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ll giornalista è tornato direttore nel 2008 dopo una parentesi in politica

Polito, un altro addio al Riformista

Rumors sul web: lascia per la seconda volta il quotidiano arancione dal futuro sempre più incerto


di www.corriere.it



Milano, 29 dicembre 2010. Antonio Polito lascia il Riformista. Per la seconda volta. Il primo addio alla redazione romana avvenne nel 2006, quando Polito lasciò la direzione del quotidiano arancione, fondato con Claudio Velardi, per uno scranno al Senato sotto le insegne della Margherita. Stando al tam tam sul web, la seconda dipartita dal vertice del giornale dovrebbe invece diventare effettiva all'inizio del 2011, quindi a brevissimo. La scelta del giornalista napoletano, 58 anni, potrebbe coincidere con un profondo cambiamento della testata come i lettori l'hanno conosciuta finora. Non sono infatti chiarissime le intenzioni dell'editore - la famiglia Angelucci -, deluso dal mezzo flop del rilancio di due anni fa (il passaggio da foglio politico di poche pagine al formato tabloid semigeneralista non è stato premiato dal mercato).


CORDATA MACALUSO? - «La cordata di Emanuele Macaluso e Gianni Cervetti (Cooperativa edizioni riformiste, ndr) è l'unica speranza per i giornalisti rimasti in redazione, circa otto» scrive il sito d'informazione Lettera43.it. «Ma sulla decisione degli ex esponenti del Pci pesa la decisione dell'Agom sui contributi statali alla stampa». E la destinazione di Polito? Incerta. Possibile anche un suo ritorno in politica, scavalcando il Pd per avvicinarsi alle sponde ultracentrista dell'Api rutelliana.



Al. Ch.



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RIFORMISTA ADDIO POLITO SE NE VA: Stefano Cappellini nuovo direttore (per ora) A rischio i finanziamenti pubblici...



di Beatrice Borromeo (Il Fatto Quotidiano, 29/12/2010)

Antonio Polito lascia il Riformista, il giornale che ha fondato sette anni fa. É il secondo addio, dopo quello del 2006 quando la Margherita lo candidò al Senato, ma questo è definitivo. Il nuovo direttore sarà Stefano Cappellini, che finora era vice con delega alla politica, l’unico altro numero due di Polito sopravvissuto assieme a Ubaldo Casotto, dopo l’uscita dal giornale arancione di Marco Ferrante e Massimiliano Gallo, passato alla nuova testata on line L’Inkiesta.


RILANCIO FLOP. La notizia arriva un po’ a sorpresa sul sito web "Lettera43.it", con il quale collabora il giornalista del Riformista Fabrizio d’Esposito. In redazione, però, se l’aspettavano da tempo. Almeno da quando una mail dell’avvocato di Polito sulla trattativa per la buonuscita era finita per sbaglio alla rubrica delle lettere del giornale. Argomento delicato, visto che Paolo Franchi, direttore mentre Polito era in Parlamento, se n’è andato con una liquidazione faraonica, 800mila euro per un anno e mezzo di lavoro. La fine dell’era Polito coincide con la fine dell’era Angelucci: gli imprenditori della sanità, editori anche di Libero, da mesi stanno cercando di liberarsi del giornale che avevano rilevato dal suo inventore, il dalemiano Claudio Velardi. Gli Angelucci sono formalmente proprietari della testata che poi, per ottenere i contributi pubblici (oltre 2,5 milioni all’anno), affittano a una cooperativa. Ma dietro ci sono sempre loro, proprietari anche dello storico palazzo di via delle Botteghe Oscure (già sede del Pci) in cui il giornale ha sede da quasi due anni. Gianpaolo Angelucci che, abitando di fronte alla redazione andava spesso a curiosare nelle stanze del giornale, credeva molto nel progetto di rilancio avviato nell’autunno 2008. L’investimento pare fosse di almeno cinque milioni di euro: addio al vecchio formato lenzuolo senza foto copiato dal Foglio di Giuliano Ferrara e passaggio al tabloid, 32 pagine e grandi firme a cominciare da Gianpaolo Pansa (ma anche Andrea Romano, Guia Soncini, Francesco Bonami, Peppino Caldarola). Le cose non hanno funzionato. Dal bilancio 2009, stando ai ricavi da edicola, i lettori del quotidiano sono rimasti quelli di prima, addetti ai lavori che ce l’hanno nelle mazzette (vende meno di duemila copie). Il progetto di farne un Libero di sinistra (“Incazzati...? Il Riformista vi spiega perché” era lo slogan) non era coerente con la linea moderata di Antonio Polito che, nel 2008, ha perfino consegnato il premio di politico dell’anno a Silvio Berlusconi. Le pagine sono diventate quasi subito 24 e ora 16, mantenendo però il prezzo record di 1,5 euro. Oggi Pansa è una firma di Libero, Romano è al Sole 24 Ore, Guia Soncini scrive per Rcs e Gruppo Espresso. A cinque giornalisti precari, arrivati nel 2008 per il rilancio, non è stato rinnovato il contratto in autunno.


MILIONI IN DUBBIO. A tutto questo si è aggiunta la grana dei contributi pubblici, congelati dall’Agcom che sta verificando se la cooperativa Edizioni Riformiste ne abbia diritto o se ci sia un controllo de facto degli Angelucci, cosa che metterebbe il giornale fuori dalla lista dei beneficiari. Un’incognita non da poco, che vale cinque milioni di euro di contributi messi a bilancio ma poi non erogati. Gli Angelucci, che per un certo periodo coltivavano il progetto di comprare l’Unità da Renato Soru affidandola a Polito, non volevano accollarsi il rischio, anticipando i soldi per vendere la testata libera da oneri (anche perché così avrebbero certificato il controllo diretto). E quindi il giornalista e organizzatore di eventi Enrico Cisnetto, l’unico vero compratore di cui si è fatto il nome, pare non se la sia sentita di accollarsi giornale e incognite. La testata, quindi, dovrebbe finire all’ex dirigente del Pci Emanuele Macaluso, 86 anni, direttore delle Nuove Ragioni del Socialismo grazie alle quali, con una complessa partita di giro, è il vero garante del finanziamento pubblico al Riformista. L’operazione non è ancora formalizzata, sempre per l’incognita dei fondi bloccati, ma è data quasi per certa a gennaio. Macaluso sarà un editore molto attivo, ma difficilmente   potrà occuparsi della gestione quotidiana che rimarrà nelle mani di Cappellini e Casotto.


IL FUTURO. E Polito...? Bisogna aspettare l’articolo di addio con cui saluterà i lettori (e i giornalisti, molto incerti sul proprio destino) per trovare qualche indizio sul suo futuro. L’ex vicedirettore di Repubblica, a 58 anni, con un rapporto ormai incrinato con gli Angelucci (che però hanno riabbracciato anche Vittorio Feltri, dopo un addio burrascoso nel 2009), è fuori dalla politica, pur avendo con il Pd di Pier Luigi Bersani un rapporto migliore che con quello di Walter Veltroni a cui fece la guerra. L’ipotesi Unità non è percorribile e quindi, almeno nell’immediato, potrebbe fare soltanto l’editorialista. Quando era parlamentare, teneva una rubrica “Neo-Dem” sul Foglio di Ferrara. C’è chi dice però che la politica potrebbe offrirgli una seconda possibilità, dal lato dell’Api di Francesco Rutelli...

(Testo integrale sul quotidiano)



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POLITO: “LASCIO IL RIFORMISTA PERCHÈ CI HANNO STROZZATO”

Roma, 31 dicembre 2010.  «Ci hanno strozzato. E non è nemmeno una metafora: è pura realtà». Con queste parole, intervistato dal Corriere della Sera, Antonio Polito spiega perchè si appresta a lasciare la guida del Riformista, giornale che ha fondato. «All'improvviso, due anni fa -spiega Polito- il Dipartimento per l'editoria di palazzo Chigi ci sospende l'erogazione dei finanziamenti pubblici cui hanno diritto anche altri giornali come Il Foglio, L'Unità, Il manifesto e via dicendo. E in più viene pure attivata un'indagine dell'Agcom: ci viene contestato che gli Angelucci, attuali proprietari della testata, posseggono anche un'altra testata, Libero. E i finanziamenti per due giornali non si possono prendere. Noi cerchiamo di spiegare che la società editrice è una cooperativa che incassa il contributo intestato a Le Nuove Ragioni del Socialismo, di cui Macaluso è direttore, e per editare paga un affitto, un canone agli Angelucci». La sentenza di Agcom è prevista per febbraio, «ma intanto i debiti sono aumentati, e quando hai debiti, c'è poco da fare: il rischio di essere condizionati è sempre in agguato».  Quanto al rapporto con Massimo D'Alema, Polito dice: «con lui abbiamo avuto anche degli scontri.

Certo, era all'area riformista che ci rivolgevamo, e D'Alema, otto anni fa, era un interlocutore serissimo. Purtroppo non ebbe il coraggio di rompere con Cofferati». E la Cgil? «Com'era già chiaro all'epoca -risponde Polito- il problema della sinistra italiana è la Cgil, il sindacato. Ieri c'era Cofferati, oggi c'è la Fiom di Landini». E se al Riformista è mancato editorialmente il 'pascolò, «è colpa -sottolinea Polito- anche di Berlusconi: avrebbe dovuto, sia pure a modo suo, fare delle riforme. Costringendo poi la sinistra ad andargli dietro. Purtroppo, lui è rimasto dov'era, e la sinistra è tornata ad essere vecchia e radicale». Perchè Polito lascia il giornale che ha fondato? «È molto semplice: me lo hanno chiesto. Non è un segreto che vi sia una trattativa in fase avanzata per acquistare il giornale. E se il sottoscritto, che un poco ingombrante è essendo non solo il direttore della testata ma anche uno dei suoi fondatori, si toglie di mezzo, come dire... la trattativa, forse, ne trae vantaggio in termini di rapidità». (Adnkronos)

 

 

 

 

 

 

 

 Masaghepensu

 

 

 

 

 

 

 

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