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Un viaggio a Trieste e
nell’Altopiano del Carso
tra vini, olio, caciotte e aziende
agricole
Il progetto VI.SI.TA.,
per la scoperta delle realtà produttive locali
ac
Trieste 21 giugno
2010. Trieste è una città magica, orgogliosa delle sue radici,
delle tradizioni culturali, del suo passato.
In un contesto simile ha
trovato terreno fertile la Expomittelschool (via S. Nicolò
5), guidata da Francesco Razzetti e Rossana Bettini,
che in collaborazione con la Camera di Commercio della città e con
PromoTrieste persegue la valorizzazione dei prodotti enogastronomici
del territorio.
Da questa joint venture è
nato il progetto VI.SI.TA., mirato alla scoperta delle realtà
produttive locali; una macchina organizzativa perfetta, che ha
portato un gruppo di entusiasti giornalisti in giro per l’Altopiano
del Carso, nella parte superiore della provincia di Trieste. Una
terra affascinante, aspra e impervia, le cui caratteristiche sono
sfruttate da imprenditori appassionati e intraprendenti ai fini di
una produzione enogastronomia senza eguali in Italia.
Grotte naturali dalla
perfetta termoregolazione trasformate in cantine o celle frigorifere,
in cui invecchiano e maturano vini eccellenti e formaggi saporiti.
Ecco quindi le cantine di
Edi Kante, Sandi Skerk e Beniamino Zidarich a Prepotto, tutte
scavate nella roccia, dove i vini – essenzialmente Terrano e
Vitovska – vengono affinati entro botti di legno e imbottigliati a
caduta.
Poco distante si trova
l’azienda agricola Zidaric, a conduzione familiare, che
alleva Frisone e con il loro latte produce il particolarissimo Jamar
stagionato in grotta (e non a caso questo termine significa
cavernicolo); il Tabor in più varianti: semplice, con santoreggia o
al pepe; diversi tipi di caciotte e di primo sale. La stessa ricerca
del perfetto equilibrio fra natura e lavoro dell’uomo anima Edi
Zobec, che in Val Rosandra produce birra e alleva salmoni, orgoglioso
che il suo allevamento sia uno dei pochi rimasti non contaminati,
cioè assolutamente esente da malattie. Proprio per questo motivo
l’area non è visitabile, ma l’azienda offre la possibilità di
ristorarsi con ottimi piatti a base di salmone e qualche boccale di
birra di produzione propria.
Chi apprezza l’olio non
può non fare un salto all’azienda Parovel poco distante, in
località Bagnoli della Rosandra, che lavora essenzialmente la
varietà autoctona Bianchera, ma anche Leccino e Maurino, con
metodologie di tutto rispetto: raccolta a mano, spremitura a freddo a
ciclo continuo senza aggiunta di acqua; ne viene fuori un oro verde
dai sentori di carciofo e mandorla.
Il Buran, invece,
è un extravergine prodotto dai fratelli Starec, due architetti
atipici, che già da qualche anno hanno preso in mano l’azienda del
padre per produrre blend particolari. Quest’olio nello specifico
prende il nome da un vento forte e freddo che soffia nella zona,
mettendo a repentaglio l’intera produzione; una sfida per questi
due intraprendenti fratelli, fedeli alla teoria che le piante debbano
essere assecondate nel loro adattarsi al microclima naturale.
In conclusione, ora che
l’estate è finalmente arrivata, vale certamente la pena
programmare un viaggio a Trieste e nell’Altopiano del Carso, per
scoprire prodotti di elevato livello qualitativo e conoscere i
personaggi straordinari che abitano queste terre.
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