Come si cucinano gli animali fantastici

 

Un libro che nasce dall'incontro di due amici, Giulio Cerati, geometra ma ancora più cuoco “che scriveva benissimo”, e Corrado Costa, avvocato, ma in questo caso artista, poeta e disegnatore.

Una raccolta di invenzioni gastronomiche, narrate da Ivana Rossi

di Giorgio Triani (da “Il Nuovo di Parma”, il settimanale che esce a Parma e provincia il giovedì)

 

Come si cucinano gli animali fantastici è un libro scritto più di vent’anni fa da Ivanna Rossi, illustrato da Corrado Costa e dedicato alla cucina di Giulio Cerati.

 

Il testo, ora ripubblicato da Silvana editrice è stato presentato martedì sotto i Portici del Grano. C’ero anch’io fra i presentatori di un’avventura culturale, che Ivanna Rossi ha ripercorso fedelmente, e della quale segnalerò alcune tipicità che possono illuminare il presente. Ossia che due dei tre protagonisti sono stati intellettuali atipici, ma di un genere molto diffuso sino a 20/30 anni fa.

 

Corrado Costa di mestiere faceva infatti l’avvocato, ma fu un fine poeta-artista e un creativo organizzatore culturale. Giulio Cerati era invece un cuoco che scriveva benissimo e sapeva cavar fuori storie appetitose anche da un rapanello.

Appartenevano a una genìa di affabulatori, di raccontatori (story tellers, per dirla nella vulgata anglica oggi molto in auge) che a Parma ha sicuramente fra i capofila un personaggio come Ubaldo Bertoli e alla quale, sia pure a molto diverso titolo, possiamo annoverare l’avvocato –attore Luca Ambanelli e il medico-musicofilo Maurizio Alpi (scomparso nei giorni scorsi a 99 anni). Una genìa che oggi è quasi del tutto svanita e che nel caso di Giulio Cerati esprimeva salienti caratteristiche della parmigianità, ovvero dello spirito parmigiano più autentico, anch’esse quasi estinte.


In qualche modo e entro certi limiti, quelli delle loro “accademie volanti” (il tavolo di un ristorante o di un caffè) e di pubblici oggettivamente ristretti (perché tutto avveniva dal vivo e non in tv), le persone che ho citate sono state dei “maestri”. Dei punti di riferimento. Non solo e non tanto per competenze o abilità specifiche e brillantezza di spirito, ma anche per vis polemica o puro gusto di fare i bastian contrari. Sotto questo aspetto il sodalizio del parmigiano Giulio Cerati con il reggiano Corrado Costa è stato perfetto.

Esemplare nel ribadire il curioso e forte sentimento di amore-odio nei confronti (della cultura) della propria città che è stato, e ancora è, degli intellettuali parmigiani. Che ambiscono a essere riconosciuti dai propri concittadini: al punto da essere pronti all’abiura e all’invettiva se ciò non avviene (come quasi sempre accade), essendo nel contempo disponibili a tutto per potere essere da loro celebrati. Come ho già scritto, va presa sul serio la battuta di chi ha detto che ogni parmigiano vorrebbe diventare presidente degli Stati Uniti d’America, ma solo per potere, nella pienezza di quel ruolo, tornare a vantarsene con gli amici in Piazza Garibaldi.


Se ripenso a molte discussioni avute con Giulio, ricordo l’ironia e l’autoironia che erano sempre presenti in qualsiasi opera di demolizione dei più celebrati luoghi comuni della parmigianità, massimamente la musica e la cucina.

 

Ricordo ad esempio le randellate che dispensò ai difensori del “made in Parma” gastronomico, Baldassarre Molossi e Pier Maria Paoletti, nel corso di un infuocato dibattito al Circolo di Lettura in occasione del “Pomodoro è colto” – il festival parmigiano organizzato in risposta ai “Porci comodi” reggiani.

 

Finita la messa in scena , però, il primo a ridere delle sue provocazioni (ad esempio gli anolini al nero di seppia) era lui. Oggi è molto difficile, anche solo immaginare, un uomo di cultura parmigiano che non ha paura di sfidare il sentimento prevalente. Di dire cose impopolari, magari spiacevoli.

 

O di cimentarsi in quell’arte del motteggio, della burla condotta però seriamente che Giulio Cerati spesso evocava col nome di “arlia”.

E che rimandava a un’altra espressione dialettale: “torlire”, ossia prendere in mezzo qualcuno e non mollare la presa sino a quando il “torlito” non implorava “basta”.

Due sentimenti questi che sono anch’essi scomparsi, non solo dalle pratiche e dai conversari degli intellettuali, ma soprattutto da un modo di essere e di connotare la socialità dei parmigiani. Oggi infatti basta andare un po' in giro e fare due chiacchiere per rendersi conto che Parma e i parmigiani sono diventati tanto seri da dubitare che lo siano davvero.

info@giorgiotriani.it



Come si cucinano gli animali fantastici.

Invenzioni gastronomiche di Giulio Cerati, raccontate da Ivana Rossi e con i disegni di Corrado Costa

 

Prezzo di copertina € 10,00

Editore Silvana

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d'impresa.


Attualmente vive a Parma e insegna Sociologia delle comunicazioni di massa all'Universita' di Verona, Corso di laurea in Scienze della comunicazione; Specialita' del giornalismo all'Universita' di Parma, Laurea specialistica in Giornalismo e editoria culturale; Socio-economia previsionale della moda, all'Universita' telematica internazionale (Unitel) di Milano, Corso di laurea in Design della moda.


Scrive di societa' e costume su Oggi e tiene la rubrica di pubblicita' 'Cosi' per spot', su Famiglia Cristiana.

Collabora con altre testate e riviste specializzate e con alcuni amici e colleghi svolge anche attivita' di ghost writing.

Si occupa di ricerca sociale applicata e consulenza nell'ambito del marketing & comunicazione.

Partecipa all'associazione professionale 'Lanci & Rilanci, consulenza globale d'impresa'.

E' autore e curatore di saggi, articoli e monografie.

 

 

Giorgio Triani

 

 

  

 

 

 

 

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