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L’Italia delle Acque
Risorgive
La due giorni della
Fiera del Riso a Isola della Scala
raccontata da Bartolo
Ciccardini
Bartolo
Ciccardini e Gabriele Ferron - Pino Ferrarini
- Valeria Bertocchi e Bartolo
Isola della Scala
ottobre 2011. Isola della Scala è un Comune del territorio del
primo IGP europeo del riso: quello della famosa specie Vialone Nano
Veronese.
E’ una Piccola Patria la cui festa dura un mese, con
iniziative ed avvenimenti, ricette ed eventi ed una moltitudine di
visitatori di tutta l’Italia del Nord che consumano più di 400.000
risotti.
Dimenticare Silvana
Da turista ignorante,
propongo: “Perché non mettete ai confini del territorio della
vostra “oasi risaiola” dei grandi fotomontaggi di Silvana
Mangano, mondina con le calze nere, dal corpo perfetto e dal sorriso
smagliante, come una manciata di chicchi di riso?” Mi guardato con
lo stupore con cui guarderebbe un turista straniero che domandasse se
al Colosseo ci sono ancora i gladiatori.
Ed Alberto mi risponde che
le mondine non ci sono più dal 1966.
Il riso ora si semina
come il grano, anche se la semina e la crescita si svolgono
attraverso un rito misterioso che somiglia al battesimo per
immersione.
Silvana Mangano è soltanto un mito per noi della
generazione della guerra a cui si chiede di dimenticare Silvana, ed
il “riso amaro”, anche se il ricordo di quelle trasmigrazioni
interne, di quel duro lavoro, fatto dall’alba al tramonto, con le
gambe nell’acqua e la schiena piegata, spesso per un sacchetto di
riso da riportare a casa, resta ancora nella memoria delle sofferenze
del nostro popolo.
Le Acque Risorgive
Isola della Scala è un
paese di non più di 10.000 abitanti, a 22 km da Verona, ed il suo
nome, che ci appare romantico e colto è solo una descrizione della
realtà. E’ “Isola” perché era una zona circondata dalle
acque, “della Scala” perché apparteneva agli scaligeri ed esiste
ancora una Torre Scaligera ben conservata, che ne attesta la storia.
L’isola è
caratterizzata da un fenomeno geografico che ha un nome poetico e
coinvolgente: “le Acque Risorgive”. E’ un fenomeno
naturale misterioso: l’enorme quantità di acqua che scende dalle
Alpi trova il suo sfogo naturale nella rete di fiumi che vanno ad
alimentare il Po’. Ma una parte considerevole di queste acque si
riversa nella profonda falda acquifera che scende naturalmente verso
il mare Adriatico. In alcuni punti la conformazione del territorio
roccioso o argilloso porta queste acque a riemergere e le polle
d’acqua non si chiamano sorgenti, ma risorgive che hanno la
vocazione di sposarsi con la risaia.
L’acqua delle risorgive
ha una temperatura costante di ventun gradi, non fredda, e quindi
ottimale per la crescita del riso. Per questo il territorio è il
migliore che esista al mondo per coltivare il riso. Ha adottato una
sua qualità che si chiama “Vialone Nano” ed è il primo riso ad
avere avuto l’IGP ed il riconoscimento europeo.
La memoria storica
della riseria
Siamo ormai arrivati alla
prima tappa: entriamo nell’antica e rinomata Riseria Ferron. Io
sono un nipote di mugnai ed il solo rivedere, mossa dall’acqua, la
grande ruota conservata nell’antica riseria, mi riempie di
emozione. In realtà non siamo in un mulino, ma in un laboratorio
dove il riso viene sbucciato, selezionato e reso brillante.
Nel
Medioevo l’energia dell’acqua ha sostituito gli schiavi per
muovere i mulini, i magli e le gualchiere. Nella riseria il maglio
diviene un pestello che serve a strofinare il riso in una ciotola di
pietra in modo da fargli perdere la pula, la pellicola che riveste il
guscio. Questa operazione si chiama pilatura.
Il riso passa attraverso
dei setacci: nel primo si toglie la pula, nel secondo si separa
l’acino di riso rotto che è destinato per il mangime.Osserviamo
anche alcune macchine da archeologia industriale, come la
rimestatrice ad elica per sbiancare il chicco di riso.
Un Ristorante dalle
cento ricette di risotti
Dalla riseria passiamo
alla Risotteria, che sorge in un antico edificio in mezzo alle risaie.
Gabriele Ferron, oltre alla riseria, ha questo ristorante (in cui è
rinomatissimo chef) che si chiama “Pila Vecia”.
Questa è la stagione del
raccolto: non vediamo gli specchi d’acqua, ma vediamo i campi
biondi con la tipica piantina del riso, che con i suoi chicchi
penduli somiglia più al grappolo d’uva che non alla spiga del
grano.
Ferron raccoglie nel suo
orto, che circonda la Risotteria, delle aiuole dove coltiva le erbe e
le verdure con cui si fanno i risotti: dalle zucche gialle, ai fiori
di zucca, dalla menta all’erba cipollina, dall’origano al
basilico. E’ un vero proprio Hortus Herbarum che mi ricorda
l’hortus della Villa dei Misteri. Come ben si sa, il Getty Museum
di Santa Monica è la ricostruzione esatta della Villa dei Misteri,
che è sotterrata nella lava di Ercolano. Per questo non la possiamo
vedere ad Ercolano, ma possiamo vederne la copia esatta, con tutti i
suoi particolari, proprio a Santa Monica (Los Angeles).
Naturalmente
a noi europei romantici a cui piacciono le rovine, la ricostruzione
esatta suona un po’ falsa, ma sbagliamo. Per avere un’idea esatta
di cos’era una Villa dobbiamo andare a Santa Monica, dove troveremo
anche la sorpresa di vedere riprodotte le stessecoltivazioni di erbe
aromatiche che usavano ad Ercolano.
Donato Troiano, il dotto
e simpatico Direttore di INformaCIBO, mi dice che ormai si è
diffusa la moda che lo chef abbia nel suo orto le verdure di cui ha
bisogno per avere un rifornimento a chilometro zero. Non solo, ma si
sta sviluppando una forma molto bella di rispetto per gli anziani: i
giovani chef che si assumono il lavoro e la fatica che il padre non
può più esercitare, mettono gli anziani a coltivare l’Hortum
Herbarum. Del resto, proprio in Campania, nel Ristorante Marennà
incorporato nelle Cantine dei Feudi di San Gregorio a Sorbo Serpico,
lo chef Paolo Barrale ha voluto le antiche aiuole dell’Hortus
Herbarum.
La Serenissima in
Terraferma
Ora è d’obbligo la
visita alla Villa Veronesi, già Villa Castelbarco, già Villa
Pindemonte. Siamo dentro la storia drammatica e grande della
Serenissima: Venezia che, nonostante la battaglia di Lepanto, sta
perdendo il suo impero marittimo sotto la pressione turca e per colpa
delle nuove rotte, inaugurate dalla Spagna e dal Portogallo, si
rivolge alla Terraferma. La sua nuova invenzione che renderà
magnifici i secoli della decadenza, è la “Villa Veneta”,
disegnata dal Palladio. Ma la Villa non è solo un monumento
classico, è anche un’entità giuridica, economica e territoriale:
è un centro amministrativo,con chiesa e scuole; è un centro
economico, con magazzini, laboratori ed allevamenti; è un centro
commerciale con le sue esportazioni. Vi risiede la Corte, che ha
giurisdizione sul territorio e sulla organizzazione economica che
qui, nell’Isola, è fondata sul riso.
La Repubblica Serenissima
a cui Verona si è data in libertà ed in pace, esercita la signoria
sulle risorgive. E le dà in concessione alle proprietà che ne
traggono le acque per fare risaie.
La Signora Luisa
Veronesi, che appartiene alla famiglia che dirige una grande azienda
alimentare, ci parla con amore della Villa che porta ora il suo nome:
era stata abbandonata, data in abitazione ai contadini, poi
bombardata, requisita dai tedeschi e dagli americani, ridotta a
stamberga. Ed ecco la risorgente Villa Veronesi ricondotta, per
quanto possibile, al disegno primitivo, al suo orientamento
prospettico classico, torna ad essere splendida per l’amore e la
cura della Signora Luisa. La quale ci confida che tutto questo non
sarebbe stato possibile per pure mecenatismo: la Villa è sposata con
la tacchineria, presiede alla produzione del riso, ha un laboratorio
di ricerca sui prodotti ed ospita il settore delle incubatrici
avicole.
Sembra di leggere
l’enciclica di Papa Benedetto, dove scrive che devono nascere
alleanze virtuose fra produzione e sviluppo, dove una parte dei
profitti, dopo il giusto, ma non più del giusto, premio dato al
capitale, viene utilizzato per produrre qualità al servizio della
comunità. E questa Villa è qualità della storia veneta, dell’arte
e del paesaggio e della futura simbiosi fra storia e lavoro.
La civiltà delle
Cooperative
Nella terra dei fratelli
Scotton possono mancare le Cooperative? Ora un tecnico della
Cooperativa La Pila (rammento che “pilare” significa togliere la
pula al riso) ci spiega come viene seminato il riso.
Adesso il vero
segreto consiste nel sistema tecnico di livelle per erogare l’acqua
risorgiva al millimetro. Si spargono i chicchi sul terreno come in
una normale semina del grano e si inonda il terreno. Quando il filo
d’erba spunta si sospende l’inondazione per due giorni, perché
il seme si possa “ancorare”, vale a dire che possa mettere le
radici. Dopo due giorni torna l’acqua ed il suo livello crescerà
continuamente seguendo la crescita dello stelo. E’ un’immagine
bellissima: l’acqua delle risorgive, è tiepida, non gela, mantiene
la stessa temperatura, è corrente, quindi si rinnova continuamente,
cresce con la crescita del riso, nutrendolo e scaldandolo come una
madre dolcissima.
La Disneyland del
Vialone Nano di Isola della Scala
E’ finalmente sera e,
finalmente, attraverso i 300 chioschi che si allineano lungo la
strada che dalla Piazza porta alla Fiera, giungiamo al Palariso,
inaugurato proprio quest’anno: è una grande e bella struttura di
legno e di vetro, grande 4800 metri quadrati, ispirata ad un chicco
di riso.
Ma più che la struttura
colpisce l’affollamento. Sembra di essere alla Ocktober Fest. Una
folla enorme si assiepa in lunghe tavole festose: mi dicono che per
questa sera supereranno i quarantamila risotti serviti! Le ricette
dei risotti sono più di cento, ma su dieci piatti otto sono di
risotto all’isolana, specialità locale che coniuga il
classico piatto di bollito di questa Regione con la tecnica del
risotto classico. Mi pare quasi di essere in una Disneyland del riso!
C’è il Sindaco, che è
anche Presidente della Provincia, Giovanni Miozzi; c’è il
Presidente della Fiera, Massimo Gazzani, con il suo Direttore,
Roberto Bonfanti. Mattia Munari, che ci ha fatto da
guida, è nel Consiglio di Amministrazione, ma è anche un giovane
veterinario che dirige un allevamento di cani intitolato “Amico
Cane”; Alberto Cogo è il capo della comunicazione.
E un saluto lo porta anche Ernesto Artegiani,
presidente del Consorzio del riso Vialone Nano.
Sono la
punta dell’iceberg di una grande folla di volontari che reggono in
piedi una manifestazione che dura un mese. Un anno fa ha avuto ben
600.000 visitatori ed ha servito a tavola oltre 400.000 risotti.
Senza togliere clienti alla piccola graziosa Risotteria della piazza
della chiesa, che offre un menù di soli risotti.
Le Piccole Patrie e
l’Italia delle Acque Risorgive
Sono stupito: se non
l’avessi visto, non avrei mai creduto che un paese di 10.000
abitanti potesse fare la più grande manifestazione agricola di un
prodotto speciale del suo piccolo territorio, riuscendo a coinvolgere
tutto il Nord Italia.
C’è qualcosa di forte
in questo, che deve avere a che fare con le “acque risorgive”.
E’ una storia che dobbiamo osservare da vicino, per renderci conto
che siamo di fronte ad un grande avvenimento politico. Quest’estate
l’Italia è stata inondata da sagre, da fiere, da presentazioni di
prodotti (ma anche da presentazioni di libri), da rievocazioni
storiche, da manifestazioni che aspirano a dare visibilità, rispetto
e memoria storica alle nostre comunità locali. Una Italia viva e
piena di iniziative.
Fra queste una è così
importante che siamo sollecitati ed incuriositi a capire cosa è
successo.
Una Pro-Loco inventa una
festa per presentare un piatto locale: il risotto isolano della
varietà Vialone Nano di Verona. La festa nata sul modello delle
feste patronali, ha successo e la Pro Loco si preoccupa di dargli una
struttura. Il Comune decide di formare un Ente dove sono presenti i
produttori, la stessa Pro Loco ed il Comune. Nasce l’Ente Fiera. In
realtà non si tratta di una vera e propria Fiera anche se ci sono
molti stands merceologici, tipici delle feste locali.
Annotiamo con attenzione
che si crea un’alleanza forte: tutti assieme chiedono l’Ipg per
il loro riso. (E’ il primo Ipg del riso riconosciuto dalla
Comunità Europea).
L’alleanza include
tutta le forze vive della comunità: Comune, Pro Loco, produttori di
riso, riserie singole, risotterie, associazioni di volontari mettono
in piedi una grande macchina organizzativa. La forza è fornita dal
volontariato, che si appoggia ad una solida intesa di interessi
comunitari.
La Fiera ha più risorse
dello stesso Comune. I produttori trovano un mercato ed acquistano
una visibilità mai conosciuta prima. Ed anche le associazioni del
volontariato si fanno forti di una partecipazione attiva che le fa
espandere in tutte le loro attività, aldilà della occasione offerta
dalla Fiera.
E’ questa l’Italia in
crisi? No: una Piccola Patria, orgogliosa della sua ricchezza e del
suo lavoro, crea un meccanismo di crescita, di collaborazione, di
alta moralità e di alta politica, che è di controtendenza alla
crisi che colpisce il Paese.
Si ricomincia così,
dalle Piccole Patrie. C’è un’Italia nuova che sa fare una
politica nuova di solidarietà e di collaborazione. Questa Italia
nuova cancellerà la crisi. Inoltre questa è anche la poliarchia di
Papa Benedetto, questa è l’alleanza virtuosa di tutte le energie
vive di una comunità, questa è la democrazia.
Mi piacerebbe poterla
chiamare l’Italia delle Acque Risorgive.
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