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A
Parma la XIX Convention mondiale delle Camere di commercio italiane
all’estero
Urso: "Entro Natale mille
ristoranti
certificati made in italy nel Mondo"
Dardanello:
Al momento le richieste di certificazione provengono da 55 Paesi.
L'obiettivo è far gustare e conoscere i prodotti tipici italiani,
trasformando i ristoratori "nei primi ambasciatori del made in
Italy"
Parma 26 ottobre 2010. Durante la
XIX Convention mondiale delle Camere di commercio italiane all’estero
(CCIE) in corso a Parma e che vede l'”internazionalizzazione”
come parola chiave non poteva mancare lo spazio per parlare dei
Ristoranti italiani nel mondo per il ruolo che essi svolgono per la
promozione dei prodotti made in Italy.
E'
stato INformaCIBO, durante la conferenza
stampa, a chiedere notizie su questo tema
a Ferruccio
Dardanello,
Presidente di Unioncamere e a Adolfo
Urso,
Viceministro allo sviluppo economico.
Alla
domanda su cosa bolla in pentola riguardo alla
certificazione dei Ristoranti italiani sparsi in tutti i Paesi del
mondo -anche alla luce della soppressione dell'apposita Commissione
per la Valorizzazione del Ristorante Italiano che Bartolo
Ciccardiniè ritornato a denunciare dopo una trasmisisone televisiva
(vedere INformaCIBO)-
Ferruccio
Dardanello,
ha affermato che “al momento sono
arrivate oltre mille richieste, provenienti da 55 paesi. Al più
presto ne vorremmo certificare mille perchè l'obiettivo è far
gustare e conoscere i prodotti tipici italiani, trasformando i
ristoratori nei primi ambasciatori del made in Italy".
Il
Viceministro
Adolfo
Urso dopo aver parlato di
“semplificazione” e “riduzione delle spese” rispondendo alla
domanda sulla scioglimento della Commissione ministeriale, ha
aggiunto che ora “si è partiti col piede giusto” e le
Camere di Commercio stanno lavorando bene in questa nuova iniziativa
che è “già di successo e a cui daremo il nostro contributo”. E
poi l'annuncio.
Entro
Natale mille ristoranti nel Mondo certificati
“Speriamo di poter annunciare per Natale le prime
mille certificazioni in modo da presentare il progetto alla vasta
platea internazionale -ha aggiunto il Viceministro Urso-. Questi ristoranti sono la
finestra del made in Italy e una porta di ingresso per i turisti che
vogliono conoscere l'Italia”.
Secondo
Urso, “oggi è più che mia importante certificare ciò che è
italiano, in modo da contrastare i tanti processi imitativi. Un
progetto che serve soprattutto nei nuovi mercati, dove ci sono nuovi
consumatori che meno conoscono il vero prodotto italiano”.
“Al
momento -ha aggiunto Dardanello- le richieste di certificazione
provengono da 55 paesi e per fine anno speriamo di certificarne 1000.
L'obiettivo è far gustare e conoscere i prodotti tipici italiani,
trasformando i ristoratori "nei primi ambasciatori del made in
Italy". "Esistono nel mondo -ha concluso Dardanello-
70mila targhe di ristoranti italiani ma molti di essi di italiano
hanno ben poco e per questo vogliamo certificarli”.
Alla
conferenza stampa era presente anche Augusto
Strianese,
Presidente di Assocamerestero, che ha condiviso gli obiettivi del
Progetto dei “Ristoranti italiani nel mondo” sottolineando
l'impegno profuso in questo progetto dalle Camere di Commercio
Italiane all’Estero.
L'iniziativa
"Ospitalità italiana, ristoranti italiani nel mondo" è
un'idea del sistema camerale e punta a certificare con un bollino Doc
l'”italianità” e la qualità dei ristoranti italiani nel mondo e
coinvolge i ministeri degli Esteri, Sviluppo economico, Beni
Culturali e Turismo.
La
XIX Convention mondiale delle Camere di commercio italiane all’estero
Ad aprire l’incontro di ieri,
davanti ai rappresentanti delle 75 camere di commercio sparse in 49
Paesi, e delle 32 italiane, è stato il coro Giuseppe Verdi della
Corale Verdi di Parma, che ha eseguito l’inno di Mameli, l’«Inno
alla gioia» di Beethoven e il «Va Pensiero». Nella tavola rotonda
organizzata per l'occasione sul tema dell'agroalimentare italiana,
moderata dalla giornalista del Tg1 Anna Scafuri, sono intervenuti
Andrea Zanlari, Paolo De Castro, Francesco Mutti, Giuseppe Cerroni,
direttore comunicazione del gruppo Autogrill, Catherine Geslain-
Lanéelle, direttrice dell’Efsa, Jutta Toccafondi, responsabile per
l’Italia del gruppo Gmbh, e Carlo Piana, dirigente del Gruppo
Cariparma Friuladria.
A portare i saluti della città,
Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia (“Solo se siamo
dentro una rete europea abbiamo prospettive di sviluppo”) e Mario
Marini, assessore al Comune di Parma (“Dobbiamo migliorare i nostri
prodotti tipici, perché sono i nostri ambasciatori, i nostri
pierre”).
Le
esportazioni, puntare sui mercati extraeuropei
Dai dati snocciolati
durante il convegno appare chiaro che le esportazioni rappresentano
sempre più la strada principale per uscire dalla crisi, di fronte al
ristagno del mercato interno. La ricetta del made in Italy sembra
confermarsi vincente. Guardando all'agroalimentare l'export ha fatto
registrare un +14% nei primi 9 mesi. Lo scorso anno la flessione era
stata del 6%. Che si guardi sempre più fuori i confini
nazionali risulta anche da un'indagine che ha coinvolto 24mila
imprenditori: Il 24,3% indica nella ricerca di nuovo sbocchi
commerciali la principale strategia per far rimanere competitive le
Pmi italiane.
Insomma per superare
quella che Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, definisce
"la lunga notte" si devono percorrere le vie d'Oriente e
più in generale delle nazioni emergenti. E la strategia di
penetrazione passa letteralmente attraverso la buona tavola, con la
certificazione di mille ristoranti italiani nel mondo, dove consumare
solo prodotti Dop.
La Cina continua ad
interessare e al tempo stesso a intimorire. I Cinesi hanno vinto
"l'olimpiade dei competitors" che fanno concorrenza alle
produzioni italiane. Sono loro, con 20 medaglie d'oro, il principale
avversario dal quale deve guardarsi l'impresa nostrana. Ma al tempo
stessa terra da conquistare con la qualità del made in Italy.
La
pensa così il vice ministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso che ha precisato:
"Bisogna puntare sui mercati extraeuropei dove i consumi
cresceranno di più". Non solo Cina nella parole dell'esponente
del governo, ma anche Brasile: "Trentadue milioni di persone
sono passate dalla povertà ai consumi".
Aprirsi
la strada verso giganti come Cina e India per l'agroalimentare è una
sfida complessa, viste le forti differenze culturali nel campo della
tradizione alimentare: "Non è come esportare la moda -ha
affermato Andrea Zanlari, presidente della Camera di commercio di
Parma e dell'UnionCamere dell'Emilia Romagna- bisogna fare strategie,
educare ai prodotti".
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ottobre 2010: una lettera di Bartolo Ciccardini
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