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Ricorre l'anniversario
di Giovanni Marcora,
un grande ministro dell'Agricoltura
La figura di Marcora
ricordata da Bartolo Ciccardini
Parma
febbraio 2011. In occasione del 28°
anniversario della scomparsa di Giovanni Marcora (5 febbraio 1983)
INformaCIBO ha chiesto ad un Suo grande amico, Bartolo Ciccardini, di
ricordare il senatore Marcora, ministro della Repubblica e sindaco
di Inveruno, apprezzato uomo politico e protagonista della
Resistenza.
Ciccardini
ricorda Marcora con grande affetto, non solo come uomo politico e
ministro ma anche come ispiratore di Ciao Italia, l'Associazione dei
Ristoranti italiani nel mondo, presieduto, da allora ad oggi,
proprio da Ciccardini.
Marcora,
come scrive Teatro Naturale di Luigi
Caricato, è uno dei pochi ministri
dell'agricoltura che ha "saputo lasciare un segno positivo del
proprio operato", e certamente, lo sottolinea bene Ciccardini
nel suo scritto, "fu il più bravo Ministro della storia
italiana in un Ministero che allora era importante (l’Italia era
ancora un Paese agricolo), dove pure erano passati Fanfani, Segni e
Rumor, che proprio in quel Ministero avevano conquistato il bastone
di comando....".
INformaCIBO
lo vuole ricordare ai giovani proprio
con i
ricordi e le parole di Bartolo Ciccardini
Giovanni
Marcora il più bravo
Ministro dell'Agricoltura
della storia italiana
di Bartolo Ciccardini
Roma febbraio 2011.
Donato Troiano (direttore di INformaCIBO) mi ha chiesto di scrivere
un beve ricordo di Giovanni Marcora.
Lo faccio volentieri
perché in Italia di brianzoli legati alla terra, franchi ed onesti,
uomini “del fare” (come lo chiamò Idro Montanelli), ce ne è
stato uno solo. E se non fosse morto a sessantuno anni, nel 1983, per
una brutta malattia sarebbe diventato Presidente del Consiglio, come
tutti prevedevamo, e l’Italia non sarebbe arrivata a questo stato
di crisi.
Marcora è stato
dimenticato? Forse nell’attuale sistema di comunicazioni che vive
sulle notizie che durano un giorno, non si parla abbastanza di lui.
Ma non è stato dimenticato da coloro che sanno di politica e di
storia.
Marcora è stato un
partigiano coraggioso, che partecipò alla fondazione della libera
repubblica dell’Ossola. All’apprestarsi della reazione tedesca,
fu mandato a svolgere una missione pericolosa di contenimento. La
missione riuscì ed egli si salvò, mentre la libera repubblica
veniva spenta nel sangue.
Era del gruppo dei
partigiani che con Enrico Mattei ed avrebbero rifondato l’economia
italiana, procuradole l’energia necessaria. Ma non venne a Roma con
lui. Preferì creare una sua azienda ed era orgoglioso delle sue
vacche e dei suoi vitelli. Non si vergognava di parlarne come fossero
della sua famiglia, prendendo dalla vita agricola insegnamenti,
episodi particolari, fatti comuni e straordinari con i quali
rafforzava i suoi discorsi.
In politica preferì
starsene in seconda linea: mandava avanti gli oratori ed i pensatori
della sua corrente, i Granelli, i De Mita, i Galloni, i Rognoni,
perché lui preferiva dirigerli dalla sua Brianza. Ma Moro lo scovò
e non volle sentire ragioni. Lo fece Ministro dell’Agricoltura. E
fu il più bravo Ministro della storia italiana in un Ministero che
allora era importante (l’Italia era ancora un Paese agricolo), dove
pure erano passati Fanfani, Segni e Rumor, che proprio in quel
Ministero avevano conquistato il bastone di comando.
Fu il periodo d’oro
della modernizzazione dell’agricoltura italiana. Fu anche il
periodo in cui il Ministro dell’Agricoltura italiana, esperto,
franco fino alla brutalità, competente, era amato e rispettato a
Bruxelles, dove influenzava fortemente la politica agricola europea,
e l’Italia non aveva problemi con l’Europa.
Per questo la sua figura
politica era diventata determinate e quando, con la morte di Moro, si
entrò in un tunnel pericoloso, molti pensavano che l’uomo deciso,
capace di fare, franco e rispettato, che avrebbe risolto la crisi,
sarebbe stato lui. Per sfortuna dell’Italia, morì.
Di lui racconterò
come nacque Ciao Italia, Associazione dei Ristoranti italiani nel
mondo.
Ero sottosegretario e mi
occupavo dell’aviazione civile. Ero in polemica con l’Alitalia
perché lasciava che i charter depredassero i nostri aeroporti,
puntando solo sugli aerei di linea di lusso. Diceva Nordio che noi
non avevamo un tour operator capace di indirizzare il turismo
verso i charter italiani. Pensai allora che un’Associazione di
Ristoranti Italiani, che cominciavano a farsi notare in tutto il
mondo, sarebbe stato un buon veicolo per acquisire turisti. Ma non mi
rivolsi al Ministro dell’Industria.
Pensai che solo Marcora avrebbe
potuto capire, perché il progetto poteva anche essere interessante
per l’Agricoltura.
Mi rispose: “Ho da fare
e parto per Milano. Vieni subito da me, che ne parliamo in
autostrada”. Montai sulla sua automobile, mentre la mia mi seguiva
e a notte alta, parlammo del progetto fino all’uscita di Chiusi-
Terontola. Da lì tornai indietro con l’assicurazione che Ciao
Italia sarebbe nata.
Cito il libro di Pino
Ferrarini (“Ciao Italia: una storia italiana” pag.2):
“C’era allora al Governo un uomo straordinario: era Giovanni
Marcora, Ministro dell’Agricoltura. Uomo pratico, si vantava di
sapere ogni giorno quale delle sue mucche avesse mangiato o quale
avesse una malattia. Brianzolo franco, di poche parole, spesso anche
dure, stimatissimo a Bruxelles, era sopportato in Italia. Amico di
Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, intendeva per “politica” il
saper fare le cose. Se Marcora non fosse morto, la storia italiana
oggi sarebbe diversa, perché era un chirurgo che avrebbe saputo dove
mettere il bisturi al momento giusto. Quando Ciccardini gli parlò
della sua idea non lo fece neppure finire. Disse solo: “Vai Avanti,
si deve fare!”. E così nacque Ciao Italia”.
Nel 1982 facemmo il I°
Congresso nazionale e da quel giorno incominciò l’esplosione della
Ristorazione Italiana nel mondo.
Marcora non venne, era
già molto malato. Ma Ciao Italia è figlia sua.
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