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L’Accademia
Italiana della Cucina
presenta il libro “I menu del Quirinale”
A
fare gli onori di casa, in apertura del volume, il Presidente della
Repubblica Italiana Giorgio Napolitano che ha riassunto funzioni ed
obiettivi dell’opera
Un’ampia
testimonianza su usi e costumi dei capi di Stato fotografati da 250
menu inediti,
reali
e presidenziali: per scoprire cosa, dove e con chi hanno mangiato
Umberto I di Savoia
e
Vittorio Emanuele III, Einaudi e Gronchi, Saragat e Pertini…
Milano
28 aprile 2011. 150 anni di Storia d'Italia attraverso “I menu del
Quirinale”. Silenzioso protagonista dell’evoluzione
storico-culturale della civiltà gastronomica. Testimone eloquente di
grandi avvenimenti, di illustri personaggi e delle numerose occasioni
conviviali che caratterizzano la vita politico - sociale di uno
Stato. E’ il menu:
documento indispensabile per
conoscere i gusti di un’epoca, seguirne l’evoluzione attraverso
le differenze nella preparazione delle vivande e comporre quel
vastissimo mosaico di usi, costumi e tradizioni propri di una
Nazione.
Partendo
da questa angolazione, del tutto nuova, l’Accademia
Italiana della Cucina
-
Istituzione Culturale della Repubblica Italiana - ha voluto
contribuire all’anniversario dell’Unità d’Italia con il libro
“I
menu del Quirinale”:
150
anni di storia italiana raccontati
attraverso
l’inedita collezione dei menu dei 4 re d’Italia e degli 11
Presidenti della Repubblica.
Da Vittorio Emanuele III a Giorgio Napolitano, il momento conviviale
diventa espressione dell’identità culturale del Paese, vero e
proprio filo conduttore dei
valori culturali e gastronomici della nostra storia. La raccolta di
menu, che costituisce l’opera, proviene dalla collezione
dell’Accademico Maurizio
Campiverdi
ed è integrata da alcuni menu messi a disposizione dagli Accademici
Franco Chiarini, Giovanni Chiriotti, Domenico Musci e dall’Archivio
Storico del Quirinale.
IL
PRESIDENTE NAPOLITANO: “INIZIATIVA MERITORIA DELL’ACCADEMIA”
“Il
presente volume – scrive
il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano,
in apertura del libro
– illustra,
attraverso una suggestiva e ricca collezione di menù relativi ad
attività istituzionali di rappresentanza del Quirinale, l’evolversi,
all’interno della cultura gastronomica e degli usi del protocollo
ufficiale, della civiltà italiana della tavola.
Veri e propri documenti di valore storico e culturale, questi menù
raccontano della progressiva evoluzione dei punti di riferimento
dell’alta cucina nell’Italia post-unitaria, contrassegnata da
feconde diversità derivanti sia dalle peculiarità territoriali che
dalla secolare frammentazione socio-politica. Essi costituiscono
inoltre eleganti testimonianze dei numerosissimi eventi politici e
culturali ospitati nel volgere di un secolo e mezzo nelle stanze del
Palazzo, anche grazie alla professionalità e alla dedizione che
contraddistinguono, oggi come nei primi decenni dell’Unità, i
Servizi del Quirinale.”
BALLARINI:
“I MENU, TESTIMONIANZA INDELEBILE DELLA STORIA DI UNA NAZIONE”
“La
collezione dei menu dei banchetti ufficiali dello Stato Italiano nei
primi 150 anni dell’Unità d’Italia - afferma
Giovanni Ballarini, Presidente dell’Accademia Italiana della
Cucina -
sono la testimonianza del ruolo identitario avuto dall’alta cucina
di rappresentanza e forniscono un quadro inedito delle inclinazioni e
dei costumi culinari dei 4 Re e degli 11 Presidenti in carica.”
“Attraverso
questa opera - prosegue
Ballarini
- abbiamo voluto dare un profondo contributo culturale alla memoria
storica del nostro Paese, riportando alla luce celebri avvenimenti,
passati e recenti, documentandoli attraverso menu eleganti e
artistici che si prestano a diverse letture sociali e che toccano la
lingua,
la
tipologia dei piatti, la preparazione delle vivande e l’utilizzo di
alimenti tipicamente italiani”.
MENU
DEI SAVOIA: SFARZOSI I PRANZI DI STATO,
MENO “RICCA” LA TAVOLA
DI TUTTI I GIORNI
Graficamente
pregevoli e di altissimo contenuto gastronomico, i
menu dei re
d’Italia presentavano un’ampia varietà di vivande servite: nel
corso dell’anno raggiungevano le 500
preparazioni culinarie.
Grande attenzione era riservata alle cucine regionali che si
affiancavano con regolarità a quelle dei Savoia e del Piemonte.
Caratteristica
principale dei Savoia in cucina era la netta differenza quantitativa
e qualitativa tra le portate dei pranzi di Stato e la tavola reale di
ogni giorno.
Particolarmente
avverso alla mondanità Vittorio
Emanuele II,
primo Re d’Italia: ai pranzi di Stato mangiava cosi poco da creare
perfino imbarazzo nei commensali. Prediligeva i cibi semplici e
rustici, quali la polenta, i formaggi piemontesi e valdostani, i
salumi delle Langhe, la lepre e il cinghiale. Amava bere Barolo e
Barbaresco, ma gradiva anche Barbera e Grignolino.
Anche
Umberto I
non era incline ai piaceri della buona tavola. Al contrario, la
Regina
Margherita amava
molto i ricevimenti e da perfetta anfitrione rese
la tavola dei Savoia una delle più celebri d’Europa.
La sua popolarità in questo campo la fece destinataria di
innumerevoli preparazioni culinarie, oltre alla ben nota pizza
margherita a lei dedicata. Tra i menu di Umberto I è molto curioso
quello che racconta il pranzo
del I convegno mondiale di Araldica di Roma nel 1883.
Ci sono ben 23
stemmi
(è il più ricco della storia), 16
portate e 9 vini,
di cui uno solo italiano: il Marsala Ingham.
Re
dai gusti culinari semplicissimi, Vittorio
Emanuele III
aveva una vera e propria venerazione per il pollo arrosto. Fu proprio
durante il suo regno che si è arrivati ad una sostanziale
assimilazione tra la tavola reale e la tavola borghese. Ospitò a
tavola molti Capi di Stato stranieri come testimonia il menu
della cena in onore dello Zar Nicola II del 6 febbraio 1911.
Il cartoncino (cm 19x12) è di estrema eleganza grafica e la cucina è
internazionale perché include piatti francesi, inglesi e italiani.
Sia
come luogotenente generale del Regno, sia come ‘re di maggio’,
Umberto
II
ebbe ben altri pensieri che nulla avevano a che spartire con la
gastronomia e con i menu. Tuttavia dalla raccolta dell’AIC emerge
il menu del
suo matrimonio con Maria José del Belgio.
Per l’ occasione vennero servite: uova alla Montebello, aligusta
con salsa tartara, fagiani allo spiedo con crescioni, insalata
fiorentina, gelato alla crema palermitana e la classica torta
nuziale.
I
MENU DEL QUIRINALE AI TEMPI DELLA REPUBBLICA
Sontuosi
e raffinati, talvolta tradizionali e talvolta estrosi: i menu
degli 11 Presidenti della Repubblica ci
offrono un panorama completo sull’evoluzione nel tempo dei gusti e
degli stili di vita. Una sola regola culinaria ha caratterizzato, in
ogni era, la tavola da pranzo del Quirinale: le
portate sono sempre state al massimo 6 e i vini mai più di 3.
D'altronde, soprattutto dagli anni 60 in poi, i moderni dettami della
dietetica hanno iniziato ad influenzare lo stile alimentare degli
italiani e anche la tavola Presidenziale ne ha risentito. Ma, mentre
in Italia, i pranzi offerti dai Presidenti della Repubblica ai loro
colleghi stranieri prevedevano uno stile sobrio, all’Estero
i nostri capi di Stato sono sempre stati accolti a tavola da menu
particolarmente sfarzosi,
graficamente ineccepibili, con pagine intere dedicate alla nostra
cultura e alla nostra storia.
ESSENZIALI
I MENU DI EINAUDI, ELEGANTI E RAFFINATI QUELLI DI GRONCHI…
Con
Enrico
De Nicola
prima e Luigi
Einaudi poi,
i menu dei pranzi di Stato erano essenziali, esili e disadorni.
Bisogna però precisare che, in quegli anni, l’Europa doveva
risollevarsi dagli orrori della guerra e sarebbe stato inconcepibile
indulgere troppo nella forma. Il 28
ottobre 1954,
a Roma, Einaudi
riceve il ministro sudanese Nur el Din.
Per
questa occasione il pranzo prevedeva: timballo di spaghetti alla
romana, ristretto in tazza, filetto di manzo alla brace, legumi di
stagione, santo onorato e cestini di frutta. Per quanto riguarda i
vini compaiono Riesling, Chianti Melini e Marsala Florio. Da
segnalare che nei menu di Einaudi venivano inseriti spesso i vini di
sua produzione: il Presidente possedeva infatti estesi vigneti a
Dogliani, località famosa per il Dolcetto, e una proprietà più
piccola a Barolo.
Eleganti
invece i menu
di Gronchi.
Durante la sua Presidenza fu adottata l’abitudine di armonizzare i
cartoncini del menu con il vasellame.
Molti
i suoi viaggi all’Estero: l’
8 marzo 1956 a San Francisco, Gronchi è ospite del Governatore della
California. Presso
il prestigioso Hotel Fairmont, il nostro Presidente della Repubblica
fu omaggiato con il seguente menu: insalata di granchi, filetto di
bue ai funghi, patate alla parigina, asparagi alla milanese, crêpes
Alaska. In suo onore si bevvero due vini italiani, Soave e Chianti
Classico, e uno Champagne. Va ricordato inoltre che Giovanni Gronchi
è stato il primo Presidente della Repubblica italiana ad avere avuto
l’onore di un banchetto alla Guildhall di Londra,
la storica sede di rappresentanza del Lord Mayor, il sindaco della
capitale britannica.
Anche
Antonio
Segni
fu un Presidente della Repubblica molto dinamico.
Il
19
febbraio 1964 venne ospitato a Parigi dal generale Charles de Gaulle,
allora
Capo dello Stato. Per quella occasione il menu recitava: vellutata di
pollo, filetti di sogliole alla Joinville, anatra alla moda di
Nantes, fegato grasso delle Lande e soufflé ghiacciato al Grand
Marnier, con quattro vini fra cui il prestigioso Château Lafite
Rothschild.
Da
piemontese
autentico
Giuseppe Saragat
amava particolarmente la buona tavola. Durante sua Presidenza le
portate dei pranzi di Stato aumentarono di numero e le vivande
servite più di frequente furono i ravioli
alla piemontese
e le trote,
spesso
provenienti
dalla Valle d’Aosta,
regione dove il Presidente era solito trascorrere le vacanze.
DA
LEONE A CIAMPI, PASSANDO PER PERTINI: IL QUIRINALE SPOSA I DETTAMI
DELLA DIETETICA
A
partire dagli anni 70, con Giovanni
Leone
al
Colle, i menu del Quirinale subirono notevoli cambiamenti: ai
banchetti ufficiali vennero servite meno
portate e soprattutto più leggere.
Da un punto di vista stilistico sui cartoncini dei menu non vennero
più indicati i contorni ai piatti principali (ma, ovviamente, erano
sempre presenti). È singolare la quasi totale assenza dalla tavola
di specialità napoletane, nonostante l’origine della coppia
presidenziale. All’Estero, Leone venne ricevuto,
tra
gli altri, dal
Presidente
della Repubblica Francese George Pompidou che offrì al nostro
presidente una cena al Palazzo del Trianon di Versailles documentata
da un celebre menu dove in copertina trionfa la Reggia del Re Sole.
Sandro
Pertini quando
fu eletto Presidente della Repubblica aveva la veneranda età di 82
anni. Sono rarissimi i menu presidenziali nella residenza napoletana
Villa Rosbery: Pertini infatti non poteva mangiare troppo e il menu
iniziava con un brodino leggero, seguito da carni bianche e pesce, in
particolare la spigola. Spesso e volentieri però, il vulcanico
Presidente mordeva il freno e si faceva giustizia da solo ordinando
piatti ‘proibiti’ e lasciando di stucco i presenti, come dimostra
la sua passione per il babà allo zabaione. Poche invece le
testimonianze relative ai gusti culinari di Francesco
Cossiga
che tuttavia ebbe il privilegio rarissimo di due banchetti in suo
onore alla Guildhall di Londra, a tre soli anni di distanza l’uno
dall’altro, e i due relativi menu, sono raccolti nel libro.
Nel
corso della Presidenza Scalfaro
vi furono molte novità piacevoli nei menu del Quirinale. Da un punto
di vista artistico, in occasione delle visite dei Capi di Stato
stranieri, sulle copertine dei menu a libretto furono riprodotti gli
stupendi arazzi vanto del Quirinale. Allo stesso tempo le liste delle
vivande furono scritte sia in italiano sia nella lingua dell’ospite,
soluzione intelligente e cortese. Ormai
le portate sono soltanto 3:
un primo, un piatto di carne o di pesce convenientemente guarnito e
un dolce leggero.
La
tavola del Presidente
Ciampi racconta
un modo di mangiare decisamente frugale rispetto ad altri tempi, come
viene attestato dal menu della vigilia di Natale 2002 durante la
quale al Palazzo del Quirinale si mangiarono: mezze maniche alla
melanzana, gallinella bollita, patate, carciofi, zucchine e carote
cotte al vapore e dolci natalizi.
Infine
i menu di Napolitano
- sobri ed essenziali nella forma - raccontano la grande attenzione
del Presidente della Repubblica verso la qualità dei cibi e il
binomio gusto-salute. Napolitano infatti pone grande importanza alle
dinamiche dell’alimentazione, oltre ad essere appassionato della
storia della civiltà della tavola. Come dimostra del resto il
recentissimo menu del 7
gennaio 2011, per la visita del Presidente della Repubblica a
Forlimpopoli presso “Casa Artusi” per l’inizio delle
celebrazioni dedicate al centenario della morte di Pellegrino Artusi.
Il
pranzo è un omaggio alla stretta tradizione regionale: crostini di
tartufi, cappelletti all’uso di Romagna, tordi finti, cardi
gratinati in abbinamento alla piadina romagnola, pesche ripiene
(nettarine IGP di Romagna) e infine torta di mandorle e noci. Tra i
vini dominano il Morose Spumante rose brut da uva di un Centesimino,
il Notturno Sangiovese IGT e I Croppi Albana di Romagna. Interessante
notare che nel menu, a fianco di ogni pietanza viene indicato un
numero: si riferisce alla ricetta del libro della “Scienza in
cucina e l’arte di mangiare bene” di Pellegrino Artusi.
Il
testo del Libro di Ciao Italia in occasione delle
celebrazioni del
150° dell’Unità d’Italia
In
copertina la foto della speciale Medaglia donata
dal Presidente della
Repubblica
Giorgio Napolitano
Il
libro esce in occasione del'iniziativa
Happy Birthday Italia
che continuerà fino al 2 giugno con cene,
iniziative e incontri
ufficiali
legati alla Festa della Repubblica
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