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A
Roma presentato il “Rapporto
Italiani nel Mondo 2011”
della Fondazione
Migrantes
Italia
1861-2011: 150 anni di unità e di emigrazione
Roma
23 giugno 2011.
“Italia
1861-2011: 150 anni di unità e di emigrazione”. Così
si può sintetizzare il VI
rapporto della Fondazione Migrantes sull’emigrazione,
un’opera ricca di dati statistici e di notizie storiche.
Stando
al Rapporto, ad abitare all’estero, mantenendo o avendo acquisito
la cittadinanza, sono 4.115.235 Italiani, aumentati di quasi 90 mila
unità nel corso di un anno.
Concentrati in larga misura in Europa (2 milioni e 263 mila) e in
America (1 milione e 629 mila), hanno realizzato consistenti
insediamenti anche in altri contesti, come in Sudafrica e in
Australia, mentre, con numeri più contenuti, sono presenti
praticamente in tutti i Paesi del mondo.
Una
volta si emigrava anche dalle regioni italiane attualmente più
ricche, come pure dall’isola di Lampedusa, oggi teatro di sbarchi.
La vita media, che alla fine dell’Ottocento era di appena 31 anni,
aiuta a capire questo esodo di massa. Si viaggiava stipati come una
merce umana, inizialmente nei velieri e poi nelle navi a vapore
(talvolta vere e proprie carrette del mare destinate a naufragare),
per inseguire un futuro da sogno che tale non era, indebitandosi per
il biglietto, trattati dalla burocrazia “poco
garbatamente”, per
dirla con le parole del grande vescovo di Cremona Geremia Bonomelli,
e sovente incontrando sul posto una realtà deludente, tanto che un
altro grande vescovo, Giovan Battista Scalabrini di Piacenza, dovette
dissuadere dal reclutamento per il Brasile. La nota canzone “Mamma
mia dammi cento lire che in America voglio andar”
sottolinea i rischi insiti in un avventuroso viaggio per mare
dall’esito incerto.
Anche
le mete europee erano caratterizzate dal disagio. La considerazione
per gli Italiani poteva essere infima tanto in Francia quanto nel
Sudafrica, tanto nella vicina Svizzera come negli Stati Uniti,
dove nel 1897 il salesiano don Raffaele Maria Piperni, che operò a
San Francisco, scrisse: “Gli
Italiani sono così in bassa stima presso tutti, che i buoni
arrossiscono di chiamarsi Italiani”.
I
flussi
di massa sono cessati verso la metà degli anni ’70. I flussi
attuali, sottostimati negli archivi, si compongono di 45.000 persone
in uscita e 35.000 di ritorno, ma resta insediata all’estero una
consistente collettività di cittadina italiani, alla quale si
aggiunge quella degli oriundi che,
secondo alcune stime, sono 20 volte di più (quasi 80 milioni), molto
al di sopra dell’attuale popolazione italiana:
in Brasile, nel passato grande sbocco per i nostri flussi, gli
oriundi italiani raggiungono il picco di 25 milioni.
Non
è questo l’unico motivo per ricordare la realtà dell’emigrazione
italiana. Vi
sono flussi qualificati,
come quelli dei circa 20.000 studenti che, nell’ambito del
Programma
Erasmus,
studiano per un semestre all’estero. Secondo un’indagine della
Banca d’Italia vi sono 20 milioni che ogni anno affrontano quelli
che la Fondazione Migrantes ha chiamato “i viaggi della memoria”
(11 milioni in entrata e 9 milioni in uscita) per passare un certo
periodo in una casa di proprietà (il sogno dei migranti, oggi come
ieri) o presso parenti e amici. La stessa indagine evidenzia che sono
14,6 milioni gli Italiani che lasciano l’Italia effettuando dei
brevi pernottamenti all’estero (specialmente in Europa) per motivi
di lavoro o professionali.
L’Italia
all’estero non è una realtà lontana, fa parte integrante del
“Sistema Paese” al quale è in grado di fornire un importante
apporto.
Secondo mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione
Migrantes, “la riflessione sui Paesi dove si sono inseriti gli
emigranti, ai quali il Rapporto ha dedicato diversi capitoli, non è
un esercizio di maniera, ma un utile confronto dialettico, derivante
dalla consapevolezza di dover contribuire al rinnovamento dell’Italia
anche attraverso la valorizzazione della presenza italiana nel mondo,
non a parole e non secondo progetti approssimativi e inconcludenti,
non secondo previsioni di corto respiro e ispirate a interessi di
partito. Si tratta di inquadrare nella giusta luce una rete che
esiste ed è molto estesa, evitando che essa sia poco più che un
riferimento abitudinario”.
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Segreteria
Via Aurelia, 796 Roma (RM)
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