|
Vogliamo la Luna!
A due Consorzi, che avevano sottoscritto il testo ministeriale
la domanda di IGP dell'Aceto Balsamico non va più bene
di Gianluigi Pagano
Al coro di tutti quelli che hanno plaudito entusiasti alla pubblicazione della richiesta per l'IGP all'Aceto Balsamico di Modena (dal Ministro alla Regione Emilia Romagna, alla Provincia di Modena, e al Consorzio di produzione certificata, oltre che modestamente la nostra) ha fatto riscontro quella dissonante della Coldiretti e quella più stizzita degli altri due Consorzi che pure in un primo momento avevano sottoscritto la proposta ministeriale.
Si potrebbero contestare alcune affermazioni contenute nei loro proclami di guerra, e ricordare che in un primo momento tutti i Consorzi avevano sottoscritto questa richiesta, ma lasciamo ad altri questa incombenza e ci accontentiamo di riportare un detto della saggezza popolare, che pure, da produttori agricoli, questi Consorziati dovrebbero ben conoscere: “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
Il problema è proprio questo: piacerebbe a tutti imporre l'uso di soli mosti regionali, ma come si fa a convincere la Commissione, la cui funzione assoluta è proteggere la libera circolazione delle merci ad accettare solo i vini emiliani?,
Al massimo si è potuto ottenere di delimitare l'uso dei vitigni a quelli tradizionalmente usati nella zona di produzione storica. Altrettanto per quanto riguarda l'imbottigliamento: è ovvio che se avvenisse in Regione potremmo avere più agevoli controlli, ma per lo stesso principio liberistico dell'Europa non è facile ottenere questa limitazione.
D'altra parte una scappatoia forse c'è: la proposta pubblicata sulla Gazzetta prevede espressamente che:
“Ogni fase del processo produttivo deve essere controllata dalla struttura di controllo, secondo i dispositivi fissati nel piano dei controlli, documentando per ognuna i prodotti in entrata e quelli in uscita. In questo modo e attraverso l'iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione delle uve, dei viticoltori, dei produttori di mosto, degli elaboratori, e degli imbottigliatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti e dei quantitativi confezionati ed etichettati, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche e giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte delle struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.”
Quindi il controllo deve avvenire anche sugli imbottigliatori i quali tra l'altro debbono dar conto dei quantitativi in entrata ed in uscita. Perciò se queste verifiche sono fatte scrupolosamente e soprattutto se hanno un costo più alto se effettuati fuori Regione, nessuno avrà più interesse ad imbottigliare in altre zone.
Mi sembra che tutto questo emerga molto chiaramente da una lettura non prevenuta del documento.
D'altra parte è risaputo che è sempre possibile intervenire successivamente sul Regolamento ed è certamente più facile convincere su aspetti limitati la Commissione che rifare ex novo l'iter ( ricordiamo che per ottenere la pubblicazione di questa domanda di ottenimento dell'IGP ci sono voluti circa vent'anni......)
E se lo scopo di chi vuole tutto e subito fosse proprio allungare all'infinito i tempi per l'inizio di controlli che, sia pure migliorabili, sono sempre controlli ed obbligano ad una certa correttezza?
Come diceva Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.”
Signore perdona i miei peccati!
*****
Emilio Abatini e Graziano Poggioli:
"Così si danneggia l'immagine di Modena e dell'aceto balsamico Igp"
«La Provincia di Modena, la Regione e il governo italiano hanno lavorato per costruire, prendiamo atto che c'è chi sta lavorando per distruggere. Ora è chiaro chi vuole l'Igp per l'aceto balsamico di Modena e chi non la vuole». L'ha detto il presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini nel corso di un incontro con la stampa, insieme all'assessore provinciale all'Agricoltura Graziano Poggioli, commentando l'iniziativa di due dei tre consorzi firmatari della richiesta di tutela europea - il Consorzio aceto balsamico di Modena e il Comitato produttori indipendenti - i quali hanno acquistato spazi sui quotidiani locali e nazionali odierni «nei quali sono contenute affermazioni che non corrispondono al vero e, soprattutto, arrecano un grave danno d'immagine al prodotto e al territorio modenese».
«In queste pubblicità a pagamento - sottolinea Sabattini - si parla di voltafaccia. In questa vicenda ci sono stati parecchi voltafaccia, ma non li hanno certo fatti le istituzioni, che hanno mantenuto sempre una posizione coerente e leale a difesa degli interessi collettivi e a tutela del consumatori. Non credo si possa dire altrettanto di chi ha sottoscritto accordi con le istituzioni poi rinnegati e di chi predica oggi la difesa del territorio quando, non più tardi di un mese fa, ha chiesto al ministero dell'Agricoltura di modificare il disciplinare prevedendo l'uso di mosti prodotti con uve senza indicazioni di territorio orografico. Cioè tutti. E' questa la coerenza?».
Sabattini e Poggioli hanno ripercorso le tappe del lungo e sofferto percorso che ha portato il 6 luglio scorso, dopo vent'anni di attesa, alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea della domanda di registrazione del marchio Igp (indicazione geografica protetta) per l'aceto balsamico di Modena. Il punto di partenza è il disciplinare depositato nel 2004 «e sottoscritto da tutti e tre i consorzi di produttori.
Quel disciplinare - ricordano Sabattini e Poggioli - proponeva di utilizzare le uve provenienti dalla regione Emilia Romagna. Il 10 ottobre 2006 la Commissione Europea ha risposto dicendo che quella proposta non poteva essere accettata, in quanto limitare l'origine dei mosti al territorio regionale potrebbe costituire un ostacolo non giustificato alla libera circolazione delle merci, e ha suggerito di inserire restrizioni in materia di varietà utilizzate e/o di varietà. In uno spirito costruttivo abbiamo costruito un accordo con tutti e tre i consorzi, trovando una proposta di mediazione tra le loro richieste e i vincoli posti dall'Ue. Quella proposta, che prevede l'utilizzo di mosti provenienti da 7 vitigni che rappresentano la quasi totalità della produzione viticola emiliano romagnola, è stata sottoscritta il 27 novembre 2006 da tutti e tre consorzi». Successivamente, però, due di questi hanno cambiato opinione e, il 20 giugno scorso, hanno fatto pervenire al ministero dell'Agricoltura tre diverse proposte alternative: «Due di queste insistono sulla regione Emilia Romagna, la terza prevede addirittura i mosti liberi, cioè tutti». Il ministero, quindi, ha ritenuto di inviare alla Commissione Europea la precedente soluzione, sottoscritta a suo tempo da tutti i consorzi, e questa è stata pubblicata il 6 luglio sulla Gazzetta Ufficiale.
Un ultimo chiarimento riguarda l'imbottigliamento in zona dell'aceto balsamico di Modena, che non è previsto dal disciplinare accolto dalla Commissione Europea e che nella pubblicità a pagamento i due consorzi indicano oggi come un elemento negativo. «Il regolamento comunitario non prevede la possibilità di circoscrivere al territorio l'imbottigliamento. Non era possibile chiederlo - ricorda Sabattini - e infatti i tre consorzi non l'hanno chiesto nel disciplinare del 2004, né l'hanno inserito nelle proposte di modifica successive. Le regole comunitarie sono queste, non possiamo che accettarle. La Provincia di Modena per prima avrebbe preferito un disciplinare che tutelasse maggiormente il territorio, ma in questa fase non era possibile ottenere di più, perché il rischio era che saltasse tutto. Rinnovo dunque l'appello a lavorare tutti insieme per difendere il riconoscimento Igp - conclude il presidente della Provincia - che è uno strumento importantissimo per le aziende, per il territorio e per i consumatori, e proseguiamo nell'impegno di rendere questo disciplinare ancora più forte con una serie di iniziative che abbiamo già in calendario».
|