Fiera Milano dichiara guerra alla contraffazione di prodotti e marchi. Istituita una task force. Siglata una collaborazione biennale con il Centro Studi Anticontraffazione

 

Michele Perini Fiera Milano dichiara guerra alla contraffazione. Conclusa con positivi risultati una fase di sperimentazione, Fiera Milano ha infatti firmato un accordo biennale con il Centro Studi Anticontraffazione per contrastare i casi di duplicazione di marchi, modelli e brevetti che vengano alla luce nell'ambito delle mostre.

L'intesa - annunciata al convegno milanese “
Innovazione e anticontraffazione: binomio per la competitività” dal presidente di Fiera Milano Michele Perini - prevede che all'interno delle manifestazioni fieristiche venga creato, con il consenso dell'organizzatore del salone, un vero e proprio sportello legale per la tutela dei diritti di proprietà industriale e intellettuale.

Qui gli esperti del Centro Studi Anticontraffazione saranno a disposizione degli espositori che individuino in mostra prodotti copiati, aiutandoli a tutelarsi nel modo più efficace.

Attraverso questo sportello le vittime del raggiro potranno contestare ai contraffattori la violazione rilevata e tentare un'immediata composizione extragiudiziale, oppure richiedere agli esperti del Centro la predisposizione degli elementi di prova - anche fotografica - della violazione, ai fini di un'eventuale azione legale da promuovere in un secondo tempo, al di fuori della manifestazione.

Gli specialisti del Centro Anticontraffazione saranno inoltre a disposizione per tenere seminari e workshop sul deposito dei marchi e sugli strumenti di protezione offerti dalla normativa vigente.

“Con questa iniziativa tuteliamo i nostri espositori, arricchendo i servizi che forniamo loro di una nuova, importante voce” osserva
Michele Perini.

“Siamo di fronte ad un problema gravissimo, che costa caro alle aziende in termini di fatturato perso, ai governi in termini di mancato gettito Iva ed alla società civile in termini di posti di lavoro cancellati. Basti pensare che i prodotti contraffatti rappresentano ormai tra il 7 e il 9% del commercio mondiale, per un giro d'affari annuo stimato in 450 miliardi di dollari. E' un fenomeno che non risparmia nulla e nessuno e che ormai rileviamo con una certa regolarità anche all'interno delle manifestazioni fieristiche professionali più sofisticate. Ma da oggi chi espone a Fiera Milano gode di un'assicurazione in più. E c'è anche un altro elemento che mi preme sottolineare. L'iniziativa che abbiamo avviato intende contribuire alla diffusione della cultura del marchio, che è parte essenziale dell'intera questione. Tra le nostre imprese, in particolare le piccole e medie, non c'è ancora una consapevolezza adeguata in merito all'importanza del marchio e della sua tutela. Anche in questo senso speriamo di dare un nostro contributo”.

 


 

Coldiretti: lotta ai pirati del cibo

 

Quasi nove volte su dieci negli Stati Uniti sulle tavole delle case, dei ristoranti o delle pizzerie si trova falsi Parmigiano reggiano e Grana Padano.

E' quello che afferma la Coldiretti nel commentare l'allarme lanciato dall'ICE sulla concorrenza sleale determinata dal falso Made in Italy alimentare.

 

La diffusione dell'italian sounding toglie spazio alle esportazioni di Parmigiano reggiano e Grana padano negli Usa che raggiungono appena il 13 per cento della produzione statunitense di parmesan che rappresenta il caso più eclatante di imitazione dei prodotti alimentari nazionali tipici sul mercato Usa.

Negli ultimi venti anni - continua la Coldiretti - si è registrato un vero boom dei "falsi" formaggi italiani negli Stati Uniti dove la produzione di parmesan, ricotta, provolone, mozzarella e romano cheese rigorosamente Made in Usa è quasi triplicata e oggi le importazioni dall'Italia dei prodotti originali sono in quantità appena il 2 per cento delle imitazioni realizzate localmente.

 

Le esportazioni di formaggi dall'Italia negli Usa - precisa la Coldiretti - hanno superato di poco le 30mila tonnellate, oltre 8mila tonnellate delle quali per Parmigiano e Grana, mentre la produzione statunitense delle imitazioni ha raggiunto quasi 1,7 milioni di tonnellate delle quali 1,3 vendute come mozzarella, 120mila come provolone, 111mila come ricotta, 60mila come parmesan e 15mila come romano cheese. Si tratta - continua la Coldiretti - del risultato di una crescita ininterrotta (nel 1985 la produzione era pari complessivamente 650mila tonnellate) realizzata nonostante le trattative in corso nel WTO per tutelare dalle usurpazioni nel commercio internazionale le denominazioni di prodotti con caratteristiche specifiche legate all'origine.

 

Se il Wisconsin è lo stato USA dove si realizza la maggioranza del formaggio italiano taroccato con numerosi impianti di produzione di provolone, romano cheese, mozzarella e parmesan, in crescita sono anche le produzioni dello stato di New York per provolone, mozzarella e ricotta e della California per il provolone e la mozzarella.

Le imitazioni americane dei formaggi più famosi possono essere peraltro facilmente scoperte su internet come nel sito www.antigocheese.com dove è possibile acquistare formaggi come il Parmesan, il Provolone, il Pecorino Romano o l'Asiago, rigorosamente prodotti in Wisconsin (USA), o anche la Robiola prodotta in Canada, mentre sul sito www.mozzco.com/lambert.html si vende mozzarella e scamorza affumicata, caciotta e mascarpone.

 

In realtà, - sostiene la Coldiretti - i formaggi tipici Made in Italy sono taroccati in tutto il mondo come il Gorgonzola brasiliano, la Robiola canadese, la Fontina e il Provolone argentini e il Tinboonzola australiano, ma anche il Parmesao brasiliano, il Regianito argentino, il Reggiano e il Parmesano sudamericani o il Parmesan, che oltre che negli Stati Uniti è presente in Canada, Australia fino al Giappone. La diffusione sul mercato globale di imitazioni di bassa qualità oltre a colpire direttamente gli imprenditori nazionali, ai quali vengono tolti spazi di mercato, danneggia gravemente l'immagine del Made in Italy, sia sui mercati tradizionali che su quelli emergenti come la Cina, dove la Coldiretti harecentemente scoperto un "pecorino dagli occhi a mandorla" ottenuto da latte di mucca.

 

Sul piano internazionale la lotta ai pirati del cibo che falsificano l'identità territoriale degli alimenti va condotta nell'ambito del Wto dove il Consiglio è chiamato a prendere misure appropriate entro il 31 luglio 2006, come previsto dalla VI Conferenza Ministeriale che si è chiusa ad Hong Kong, con l'obiettivo di estendere la protezione delle indicazioni geografiche oltre che ai vini e agli alcolici anche ad altri prodotti, come formaggi e salumi.

 

 

 

 

 

 

Originale italiano. O no? Come l'italian food alimenta negli Usa il business dell'agropirateria

 

 

 

 

 

 

 

[home page]

[mission]

[redazione]

[collabora]

[contattaci]

[link]

 

2003 ©opyright ::  INformaCIBO.it