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L’AGROPIRATERIA INTERNAZIONALE
La falsificazione dei
prodotti agroalimentari di qualità danneggia i produttori
onesti e i consumatori. Dai prosciutti all’olio di oliva, dai vini
ai formaggi siamo ad un fenomeno che, solo per i prodotti DOP e IGP
italiani, si tratta di un danno calcolato in centinaia di milioni di
Euro. Come Paese, l’Italia è tra le principali, se non la
principale vittima di questo fenomeno. E visto che il “made in
Italy” ha un fascino sempre crescente, non c’è da stupirsi
nel ritrovare, anche su Internet, del “Prosciutto di Parma”
prodotto in Argentina e il “Chianti classico” imbottigliato in
Sudafrica.
Recentemente la
Coldiretti ha sollevato il problema rendendo noti i vari casi di
“agropirateria". Per scovare questi "falsi" –
afferma la Coldiretti - non occorre recarsi all'estero, è
sufficiente una breve navigata in internet su siti come
www.antigocheese.com dove
è possibile acquistare vari formaggi come il Parmesan, il
Provolone, il Pecorino Romano o addirittura l'Asiago, tutti
rigorosamente prodotti in Wisconsin (USA) o anche la famosissima
Robiola prodotta in Canada; il sito www.murrayscheese.com
che vende crescenza californiana; il sito
www.stores.yahoo.com/chefshop/tom.html
che non solo vende i pomodori San Marzano ma aggiunge con orgoglio
che "i semi di questo particolare pomodoro sono stati
trasportati nella soleggiata California per avere il risultato di un
frutto dolce e profumato; il sito www.riccardosmarket.com
dove è possibile acquistare mascarpone Bel gioioso, Crotonese
e Parmesan cheese con crosta nera, entrambi made in USA. Attualmente
per difendersi dall’agropirateria non esistono ancora metodi
efficaci, in particolare se si deve intervenire contro ditte
residenti al di fuori dell’Unione Europea, dove invece delle
garanzie, seppur minime, già esistono. Ma anche a livello
internazionale si sta lavorando per trovare una soluzione al
fenomeno.
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