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Identikit dei principali comparti

Cioccolato, Gelato, Panettone, Biscotti, Confetteria

 

"La storia siamo noi" è un documentario coprodotto da Aidi e Rai

www.lastoriasiamonoi.rai.it

 

 

 

 

I 40 anni dell'Aidi, in rappresentanza di un settore che vale 10 miliardi di Euro. Identikit dei principali comparti: cioccolato, gelato, panettone, padoro, merendine, biscotti e confetteria

 

Oggi il settore dolciario è uno dei comparti più rappresentativi e dinamici del nostro sistema industriale, con i suoi 28.000 addetti, una produzione, nel 2005, pari a 1.731.100 tonnellate e un fatturato di oltre 10 miliardi di euro.

Vero e proprio fiore all'occhiello, inoltre, del made in Italy alimentare all'estero.

 

Il settore può contare su oltre 200 aziende, molte delle quali di antica tradizione, con diverse realtà che hanno già raggiunto, e superato, il traguardo dei 100 anni di storia.

Alcuni dati economici fotografano a dovere lo stato di salute del settore: la produzione dolciaria, secondo settore dell'industria alimentare nazionale, ha chiuso il 2005 con una crescita complessiva del +1,4% in volume. Dopo la sostanziale stabilità del 2004, il settore ha mostrato, perciò, una nuova dinamicità produttiva. In aumento anche il “valore” della produzione, che segna un + 1,8% rispetto all'anno precedente. Il saldo commerciale complessivo del settore dolciario è attivo, con oltre 756 milioni di euro.

 

Golosi con giudizio: 25,5 chilogrammi a testa di dolci, restiamo agli ultimi posti in Europa

I consumi dolciari lo scorso anno hanno realizzato un importante +3,8%, che porta a circa +20% il trend di crescita del decennio 1996-2005.

Tuttavia scopriamo che gli italiani si dimostrano “razionali” nella loro golosità, con un consumo annuo di dolci contenuto a 25,5 chili pro-capite. Molto meno della metà rispetto ai 58,5 kg del Regno Unito ma anche estremamente limitato rispetto ai 41,4 kg di Danimarca e ai 39,2 kg di Finlandia. Figuriamo infatti al decimo posto tra i Paesi dell'Europa a 15.

 

I circa 69 grammi di prodotti dolciari consumati quotidianamente dagli italiani, apportano in media 265 kcal alla loro dieta. Una quantità assolutamente compatibile - essendo compresa fra il 10% e il 15% del fabbisogno quotidiano di uomini e donne - con i livelli raccomandati dai nutrizionisti per il rispetto di una sana ed equilibrata alimentazione.

 

Le battaglie dell'AIDI, per tutelare e promuovere l'immagine del dolce italiano

Un ruolo importante, nella costruzione dell'immagine e nella percezione della funzione sociale di questo settore, senza dubbio lo ho svolto l'AIDI (Associazione industrie dolciarie italiane), l'associazione aderente a Confindustria, che da quarant'anni rappresenta e tutela gli interessi del settore. Le aziende associate rappresentano infatti l'85% del valore complessivo della produzione nazionale del settore dolciario.

Nata nell'aprile del 1967 a completamento del processo di riunificazione delle due strutture associative esistenti, Aniad e Unidi, l'AIDI ha operato in un arco di tempo nel quale i cambiamenti in campo sociale, tecnologico e commerciale sono stati incredibilmente accelerati: 40 anni di episodi, situazioni, problemi e conquiste per il settore dolciario e per tutta l'industria italiana.

Fin dall'inizio della sua attività, l'AIDI ha perseguito obiettivi di rappresentanza e tutela legislativa, economica e sindacale: da una efficace azione, negli anni Cinquanta e Sessanta, per contrastare il pesante freno allo sviluppo rappresentato dalle accise e dagli altri dazi e imposte su zucchero e cacao, alla costruzione, negli anni Novanta, delle linee guida HACCP sulla corretta prassi igienica, per garantire la massima sicurezza.

Dall'impegno per la rintracciabilità dei prodotti dolciari alla promozione di una corretta e trasparente informazione verso il consumatore per mezzo dell'etichettatura nutrizionale volontaria, fino ai disciplinari produttivi volontari per le specialità dolciarie tradizionali (panettone, pandoro, colomba, amaretto e savoiardo) adottati dalle industrie produttrici fin dal 2003. E diventati obbligatori da gennaio 2006, con il d.l. n.177/2005 del Ministero delle Attività produttive e delle Politiche agricole che ne stabilisce la definizione e la composizione.

 

Tutte iniziative e campagne che hanno contribuito al maturare - complice anche la comunicazione e l'impegno delle singole aziende - di un diverso atteggiamento complessivo nei confronti del dolce.

Che in quattro decadi di consumi “golosi”, da bene di consumo edonistico e “di lusso” ha acquisito lo status di prodotto alimentare a pieno titolo, in grado di essere inserito a pieno titolo nella dieta quotidiana.

E'da ascrivere all'AIDI anche il merito di aver avvicinato, fin dagli anni Settanta, il mondo medico-scientifico a quello industriale. Gli operatori del settore, infatti, hanno imparato a tenere nel debito conto le raccomandazioni degli scienziati, dando così impulso alla nascita di quella che, dal punto di vista nutrizionale, potremmo definire la “seconda generazione” dei prodotti dolciari. Nelle ricette delle aziende di marca gli ingredienti sono sempre di più all'insegna della qualità nutrizionale e del benessere (fibra, cereali, yogurt, latte ecc...) e scompaiono i grassi idrogenati.

 

Le raccomandazioni dell'AIDI per l'adozione delle etichette nutrizionali

In questa direzione va segnalato il recente impegno dell'AIDI in favore dell'adozione delle etichette nutrizionali. Leggere e capire l'etichetta è il modo più semplice, per il consumatore, per farsi una propria coscienza alimentare.

Si tratta di una sorta di “carta d'identità” del prodotto, che ne svela la ricetta - elencando i vari ingredienti che la costituiscono in ordine ponderale decrescente (da quello presente in maggiore quantità a quello presente in quantità minore) - ma anche la composizione nutrizionale. In essa sono riportati infatti i dati relativi al valore energetico (kcal) e ai vari nutrienti e micronutrienti (carboidrati, proteine, grassi, fibre, vitamine e minerali). L'etichetta nutrizionale non è obbligatoria, a parte il caso degli alimenti dietetici o destinati a fasce particolari di consumatori (neonati e celiaci, ad esempio), ma le aziende di marca del settore dolciario hanno scelto, volontariamente, di fornire queste informazioni sulla confezione dei propri prodotti.

L'AIDI, da sempre promotrice di una comunicazione di prodotto orientata alla corretta informazione del consumatore, ha predisposto una serie di raccomandazioni e linee guida per le aziende associate per l'adozione dell'etichettatura nutrizionale, che prevede l'indicazione almeno dei 4 nutrienti principali (calorie, proteine, carboidrati e grassi) per 100 grammi di prodotto e per porzione o singolo pezzo.

Come informazione aggiuntiva all'etichetta nutrizionale, l'AIDI raccomanda anche l'adozione volontaria dell'indicazione in etichetta del contributo che una porzione di prodotto fornisce alla dieta, in valore assoluto e in percentuale del fabbisogno medio raccomandato di assunzione giornaliera di calorie e nutrienti.

 

L'impegno per promuovere il marchio “Dolce Italia” nel mondo

Un altro impegno costante dell'associazione, da quando la globalizzazione ha sancito l'importanza dell'export per il sostegno della produzione dolciaria, è quello che guarda alla promozione dell'immagine del dolce Italiano all'estero: da ormai vent'anni il marchio “Dolce Italia” racconta nelle fiere italiane e internazionali il dolce italiano e l'arte di produrlo, il piacere di consumarlo, conoscerlo e valorizzarlo.

 

 

 

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