|
Nuova opportunità per l'Italian Life Style
Nei centri commerciali USA:
Una grande opportunità per il mercato del “Made in Italy”
di Donato Troiano
Parma 19 gennaio 2007. Non solo la Cina e l'India ma anche gli Usa, e non solo New York, ma Rochester sarà la nuova meta dell'agroalimentare di qualità e del lusso italiano.
E' anche qui infatti che il mercato del made in Italy guarda oggi con interesse crescente.
Questo perchè, come evidenziato nel corso del Convegno “Mercato USA: “Una grande opportunità per il “Made in Italy”, promosso oggi presso le Fiere di Parma dallo Studio Gambino e dallo Studio Galimberti, gli Usa offrono agli imprenditori italiani delle grosse opportunità per la promozione dell'Italian Sounding con al centro il Prodotto ITALIA: Agroalimentare, Moda e Arredamento.
Il progetto, illustrato da Antonio Gambino, titolare a Roma di uno studio internazionale di consulenza, e da Andrea Galimberti di Parma, vede nel centro di Rochester, 450 chilometri a nord di New York, la nascita della Casa del Made in Italy: un centro commerciale di 32mila metri quadrati con 200 negozi e 2.300 posti auto.
Il progetto è rivolto alle piccole e medie industrie che possono comprare e affittare spazi di ogni settore, dalla moda all'arredamento ma a farla da padrona, per quanto riguarda Parma, sarà ovviamente l'agroalimentare.
I tempi dell'operazione: entro il 10 febbraio bisogna dichiarare l'interesse agli studi di Galimberti o Gambino, che entro il 31 maggio presenteranno il business plan e poi passeranno 18 mesi per completare, alla fine del 2008, il progetto.
“La presenza di Parma in questo progetto è fondamentale, perchè il primato di Parma e del parmense è indiscutibile nel campo dell'agroalimentare. Parma è a tutti gli effetti la capitale italiana della Food valley”, ha detto nel suo intervento il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari. “Per superare l'impasse dell'agricoltura è necessario usare tutti gli strumenti -ha aggiunto Ferrari, che oltre che Vice Presidente della Provincia di Parma è anche Assessore all'Agricoltura e Alimentazione- e la nostra presenza all'estero è fondamentale: Parma ha tutto da guadagnarci. Il territorio deve lavorare per mantenere il primato che ha ottenuto nella classifica di Qualivita, perché nessun risultato è acquisito per sempre”.
“L'esperienza di Rochester -ha concluso Ferrari- è stata entusiasmante. Il sindaco di quel paese ha dimostrato grande disponibilità verso il progetto del centro commerciale del Made in Italy, del quale Parma dev'essere il cuore pulsante”.
Interesse al progetto anche da parte di Buonitalia, braccio operativo del ministero delle Politiche agricole.
“Siamo impegnati -ha affermato il presidente e amministratore delegato di Buonitalia Emilio De Piazza- a sostenere e promuovere il patrimonio agroalimentare italiano perchè Buonitalia crede nell'alleanza strategica fra i vari settori di eccellenza del made in Italy. Guardiamo con interesse il vostro progetto -ha aggiunto de Piazza- e se il punto vendita avrà successo ne nasceranno altri negli Usa, dove l'agroalimentare può crescere fino a cinque volte il fatturato”.
“La piaga della contraffazione dei prodotti alimentari di qualità, sul mercato “globalizzato”, ha assunto negli ultimi anni proporzioni allarmanti, e l'agro-pirateria rischia di diventare una minaccia anche per la tutela della tradizione gastronomica più autentica del nostro Paese” ha sottolineato nel suo intervento Mauro Rosati della Fondazione Qualivita. E non è un caso che il Consorzio del Parmigiano Reggiano e quello del Prosciutto di Parma stanno facendo proprio negli Usa, una campagna di educazione e promozione, ha affermato Paolo Tramelli, responsabile marketing estero, del Consorzio del «Parma».
E' noto infatti che il business dell'imitazione dei prodotti agroalimentari nel mondo vale 54 miliardi di euro, laddove 15 miliardi di euro è il valore complessivo dell'export alimentare italiano.
Solo negli Stati Uniti, il valore di mercato stimato per gli alimenti “Italian sounding”, ovvero gli alimenti non Made in Italy, è di 17,7 miliardi di dollari, ma solo 1,5 miliardi, l'8,6% del totale vengono spesi per prodotti autentici. Le imitazioni impazzano. A farne le spese i nostri prodotti Dop per eccellenza, Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma. Il falso Parmigiano Reggiano ha un fatturato annuo di 678,3 milioni di dollari, il falso prosciutto di 700mila dollari. Dop e Igp contraffatte hanno un giro d'affari Usa di 1,17 milioni di dollari.
Tra gli altri argomenti trattati nel convegno, anche le relazioni integrate tra i due territori a supporto della promozione dei prodotti tipici, i marchi di qualità e il mercato statunitense e l'aggregazione tra le pmi come plus per la penetrazione negli Stati Uniti.
Un mercato enorme quindi, dove si possono fare, con una precisa strategia, dei buoni affari.
|