Distretto del pomodoro da industria.

Da Parma il via libera ad un progetto che unisce le Provincie

di Parma, Piacenza e Cremona

 

Il tavolo dei relatoriParma 7 novembre 2006. Il progetto della Provincia di Parma di creare un distretto agroalimentare che coinvolga l'intera filiera del pomodoro da industria ha avuto il via libera dall'assemblea di fondazione del distretto svoltasi oggi a Parma e che ha visto riuniti i rappresentanti delle Province di Parma, Piacenza e Cremona.

 

Tutti gli intervenuti, produttori agricoli, sindacati, politici e industrie hanno concordato sull'importanza del distretto e del suo definitivo decollo che avverrà concretamente non appena le condizioni normative lo consentiranno.

 

L'obiettivo del distretto, oltre a lavorare per lo sviluppo della ricerca e per le politiche di qualità, è quello di rafforzare la competitività del sistema in questa zona della Pianura padana dove si concentra un polo di eccellenza per quanto riguarda la coltivazione, la tecnologia e l'impiantistica: in quest'area si coltiva poco meno della metà del pomodoro italiano e si trasforma oltre l'80% della produzione complessiva del Nord Italia.

 

Tuttavia anche in questa zona si vive un periodo di difficoltà, determinato da una perdita di competitività e dalla concorrenza dei Paesi europei ed extra-Ue. Da qui l'importanza di unire le forze attorno alla nascita del distretto del pomodoro da industria.

 

"Anche se la strada è ancora in salita, e niente è scontato, noi siamo tenaci nel proseguire la strada del decollo definitivo del distretto del pomodoro da industria perché lo riteniamo vitale per l'intera filiera del pomodoro” -ha affermato il vicepresidente della Provincia di Parma Pier Luigi Ferrari, nell'aprire i lavori dell'assemblea.

 

“Si apre con questa formalizzazione che acquisisce il consenso di tutti, -ha aggiunto Ferrari- una strada concreta per affrontare gli scenari futuri. I grandi mutamenti che attraversano il sistema locale di produzione e trasformazione e il mercato, possono essere affrontati se imprese agricole e industriali del territorio, unitamente al sistema di imprese, enti e servizi operano in modo più coordinato e sinergico per rafforzare la competitività del sistema".

La positività dell'iniziativa assunta unitariamente dalle tre Province è stata sottolineata e ripresa, con diversi accenti, da tutti gli intervenuti.

 

Andrea ZanlariDal discorso di apertura del incontro del presidente della Camera di commercio di Parma Andrea Zanlari a quello dei rappresentanti delle istituzioni: oltre al vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, da Gian Luigi Boiardi, presidente della Provincia di Piacenza, Giuseppe Torchio presidente della Provincia di Cremona, Mario Spezia, vicepresidente e assessore all'agricoltura della Provincia di Piacenza.

 

In particolare è stato sottolineato dai promotori come il disegno del distretto sia un impegno che i tre territori, in cui è storicamente radicata da oltre un secolo una filiera produttiva di qualità, assumono in modo condiviso, varcando i confini amministrativi e siglando un patto territoriale sul pomodoro da industria che diventa anche un'occasione per tutti i soggetti interessati - agricoltori, imprese, lavoratori - di essere protagonisti. La necessità del distretto, come ha sottolineato Gabriele Canali, dell'Università cattolica di Piacenza, che ha presentato il progetto per la costituzione del distretto, nasce dalla comprensione che c'è un destino comune: "ci sono concorrenti dentro e fuori dall'Europa e le norme che regolano il settore stanno cambiando. Questo distretto ha la capacità di agire e reggere, ha la qualità e i numeri per vincere una sfida fondata sulla collaborazione".

 

Il senso della giornata di studio, da parte degli intervenuti, è stato dunque quello riconoscersi come distretto, che avrà forma flessibile ed efficace e sarà organizzato su due piani: uno di assemblea che coinvolgerà tutti i soggetti, e l'altro di gruppo di coordinamento, un organismo di natura più operativa con la finalità di sostegno e organizzazione delle singole attività.

 

Su singoli temi, inoltre, potranno essere costituiti specifici gruppi di lavoro. Oltre alla natura organizzativa state inoltre identificate e condivise le aree di intervento a cominciare dallo sviluppo di politiche per la qualità in cui prevedere, ad esempio, un marchio di distretto, indicazioni geografiche, o altro e in cui esaminare punti di forza e debolezza del dual branding o della lavorazione conto terzi, la produzione integrata, la relazione tra marchi di impresa e altre politiche di qualità territoriali. Altra linea di lavoro sarà costituita dal miglioramento delle forme contrattuali sia tra agricoltori e imprese di trasformazione, sia tra imprenditori e lavoratori.

 

Una specifica attenzione sarà riservata alle azioni volte alla riduzione dei costi di produzione del pomodoro, anche in prodotti industriali con approfondimenti specifici sulle diverse attività. Servizi e politiche di settore, in particolare finalizzate alla partecipazione attiva al dibattito in sede nazionale ed europea per la nuova OCM, sono ulteriori aree di intervento. Una delle prime azioni del distretto sarà l'avvio di una prima indagine tra i soggetti che ne fanno parte, per l'identificazione, dei temi e delle azioni prioritarie da svolgere.

 

Nel corso del dibattito sono intervenuti Giovanni Ballarini dell'Università degli Studi di Parma e presidente della Stazione Sperimentale per l'Industria Conserve Alimentari di Parma, Cesare Azzali, direttore dell'Unione Industriali di Parma, Tilla Pugnetti, Cgil, Marco Crotti, presidente Cio, Gianni Brusatassi, presidente Aispo, Gianni Alviti, Cisl, Marcello Mutti, della Mutti Spa, il dirigente del settore agricoltura della regione Emilia Romagna Luciano Trentini.

 

Intanto Pier Luigi Ferrari, vicepresidente e assessore all'Agricoltura e Alimentazione della Provincia di Parma ha inviato una lettera al ministro delle politiche agricole, Paolo De Castro, per chiedere sui temi della nuova OCM “una posizione chiara e forte a difesa del comparto e che si consolidino in Europa misure non distorsive della concorrenza”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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