Un Convegno dell' UnionAlimentari-Confapi a Napoli

 

Qualità e sicurezza alimentare. Avanzata la proposta di Napoli sede dell'Agenzia nazionale sulla Sicurezza alimentare

 

Stefano Marotta: «Grazie alla collaborazione con Parma, Napoli potrebbe diventare interlocutore per il Meridione dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare»

 

Napoli 11 luglio 2007. Parma chiama, Napoli risponde. La qualità coniugata alla sicurezza alimentare e la tradizione italiana che si concilia agli standard europei rappresentano le migliori garanzie per lo sviluppo agro alimentare, capace di guardare ai mercati internazionali.

 

Questi i temi discussi a Napoli, in un originalissimo confronto tra i due assessori all'Agricoltura delle province “alimentari” d'Italia Parma e Napoli, i colleghi Pierluigi Ferrari e Francesco Borrelli; in un'iniziativa promossa da UnionAlimentari-Confapi, che a Napoli, col Vice Presidente nazionale Stefano Marotta ha saputo mettere insieme anche i vertici delle associazioni imprenditoriali Api Napoli e Confindustria.

 

Al dibattito, moderato da Massimo Lucidi, giornalista economico, hanno partecipato, inoltre, Antonio Lucisano, Presidente Sezione Consulenza Unione Industriali di Napoli e Antonio Ubaldi, Professore Ordinario all'Università di Parma.

 

Oltre a focalizzare la discussione sugli strumenti più efficaci per tutelare la qualità dei prodotti alimentari e partenariati innovativi tra pubblico e privato per lo sviluppo dell'agroalimentare italiano il dibattito si è soffermato sulla candidatura di Napoli a sede nazionale dell'Autorità europea sulla sicurezza alimentare (EFSA).

 

A questo riguardo Stefano Marotta, Vice Presidente Nazionale di UnionAlimentari e Vice Presidente Api Napoli ha dichiarato: «Napoli è la candidata ideale per divenire la sede nazionale dell'EFSA, per la ricca storia e tradizione agroalimentare (basti pensare all'industria conserviera nazionale) e per le eccellenze scientifiche che studiano il settore. Il connubio tra queste due realtà contribuirà certo positivamente al monitoraggio ed allo sviluppo della sicurezza alimentare nazionale. Non dimentichiamo, inoltre, che Napoli è sede dei vertici del sistema agroalimentare campano, che consta di 7.000 aziende, che hanno raggiunto nel 2005 un fatturato totale di 6 miliardi di euro ed un fatturato export 2006 pari a 1,3 miliardi di euro (il 54% dell'export agroalimentare del mezzogiorno), contribuendo a raggiungere i 16,7 miliardi di euro delle esportazioni agroalimentari italiane (+10% rispetto al 2005). Risultati ottenuti anche grazie alla ricchezza e tipicità della produzione campana, funzionale a differenziare l'agroalimentare italiano dalla concorrenza estera».

 

«La candidatura di Napoli avviene in un'ottica di collaborazione con la sede europea EFSA di Parma”, ha aggiunto Marotta - “e l'obiettivo congiunto è di sostenere il binomio “qualità e sicurezza” del Made in Italy e contrastare la contraffazione alimentare. Bisogna puntare, da un lato, allo sviluppo e alla ricerca per cancellare l'errato presupposto secondo cui “tipicità” e “innovazione” sono inconciliabili. Fondamentale è il sostegno delle istituzioni pubbliche che devono promuovere iniziative che valorizzino i prodotti italiani. Il tutto seguendo il modello dell'“amministrazione condivisa».

 

«Dall'altro puntare sul nuovo Codice di Sicurezza Alimentare a cui sta lavorando il Ministero della Salute con il coinvolgimento di UnionAlimentari ed altre associazioni di categoria, per avvicinare i consumatori ai produttori ed educarli all'acquisto di prodotti sicuri e di origine certificata. Il nuovo manuale, abbinato ad un'intensa attività di sensibilizzazione, servirà a limitare il fenomeno della contraffazione che, nel 2006, ha causato un danno economico per il settore alimentare italiano pari a 5,4 miliardi di euro e che impatta negativamente sull'immagine della produzione italiana. Il consumatore - ha concluso Marotta -deve essere consapevole di ciò che compra. Solo così può avere la libertà di scegliere tra il San Marzano e i pomodori cinesi che per carità, saranno anche di buona fattura, ma lasciamolo decidere ai consumatori».

 

L'intervento del Vice-Presdiente della provincia di Parma e Assessore all'Agricoltura e Alimentazione Pier Luigi Ferrari ha sottolineato come “la provincia di Parma rappresenta un brand di qualità e garanzia per l'agroalimentare italiano, mentre Napoli ne rappresenta la storia. Questa nostra presenza -ha detto Ferrari- vuole assicurare la costruzione di un modello di sviluppo innovativo, per promuovere l'immagine del Made in Italy nel mondo. Pensiamo alla Public Private Partnership. Cosa dovrebbe fare la Regione Campania? Non sta a me dirlo ma suggerisco, sulla base della mia esperienza, di non spendere più soldi nella promozione se non finanziando direttamente i consorzi

 

Credo che la Regione Campania sia ancora indietro ed abbia da imparare su come promuoversi nel mondo. - gli ha risposto Enrico Auricchio, industriale napoletano e presidente di Auregon srl - Dobbiamo scontrarci ogni giorno con l'emergenza rifiuti che invadono letteralmente la città e la periferia. Questo ha una ricaduta sulla società civile, che qui vive e lavora, con effetti negativi anche in termini di pubblicità, di immagine. La promozione di un territorio e dei suoi prodotti avviene anche attraverso la sua ordinaria amministrazione. Se questo non avviene in modo illuminato, efficiente e responsabile allora mi riesce difficile immaginare azioni di promozione si successo”.

 

«Qualità e sicurezza sono due caratteristiche sulle quali l'agricoltura napoletana, così come tutte quelle ricche di prodotti tipici, deve puntare per superare la concorrenza estera che non può competere con coltivazioni frutto di secoli di storia e perfezionamenti - ha affermato Francesco Emilio Borrelli, Assessore all'agricoltura della Provincia di Napoli - Le Istituzioni devono farsi promotrici di iniziative che permettano una maggiore valorizzazione dei nostri prodotti. Serve un'azione forte contro l'agropirateria, che, oltre a creare danni nell'immediato, con la diminuzione delle esportazioni, crea danni ben più gravi nel lungo periodo, perché nei mercati esteri si consolida la convinzione che quella è la qualità dei nostri prodotti

 

«L'agroindustria può rappresentare una delle leve fondamentali per lo sviluppo dell'economia del Mezzogiorno - ha aggiunto Antonio Lucisano, Presidente Sezione Consulenza Unione Industriali di Napoli - Esiste però una lunga serie di condizioni che il settore dovrebbe soddisfare al più presto, per poter competere con successo nel grande mercato globale: una dimensione aziendale, oggi inadeguata, proiettata verso la creazione di “reti”, per razionalizzare i costi, assicurare la qualità dell'offerta e gestire con intelligenza le politiche di marketing lungo tutta la filiera produttiva; una grande capacità di presidio dei mercati internazionali, stimolando la nascita di consorzi dotati delle risorse economiche e professionali necessarie ad instaurare rapporti stabili con i mercati di riferimento; una fortissima propensione alla ricerca e sviluppo, che cancelli l'errato presupposto secondo cui la tipicità è inconciliabile con l'innovazione e che consenta di rendere sempre più competitiva l'offerta, sia in termini di qualità percepita che di prezzi.»

 

L'Industria Agroalimentare Italiana e Campana

 

  • Con 400.000 addetti, l'industria alimentare è la seconda industria manifatturiera, dopo il settore metalmeccanico.
  • Nel periodo 2005-2006, la percentuale di crescita della produzione è stata del 9,4 %, con un tasso medio del +1,6%.
  • Il fatturato totale del settore ammonta a 110 miliardi di euro (2,8% in più rispetto al 2005); di questo, una quota pari al 2% (una cifra che supera ampiamente i 2 miliardi di euro) è impegnato per garantire la sicurezza alimentare e gli standard di qualità elevati dei prodotti italiani.
  • In termini di esportazioni, nel 2006 sono stati raggiunti 16,7 miliardi di euro, con un aumento del 10% rispetto all'anno recedente. E' il risultato migliore dell'ultimo decennio e porta al 15,2% l'incidenza dell'export sul fatturato totale dell'industria alimentare nazionale.
  • Il valore unitario dell'export alimentare è 2,9%, segnale positivo che certifica come la qualità del prodotto italiano sia stata meglio riconosciuta sul mercato.
  • Di 3 miliardi di euro è il saldo commerciale, con un miglioramento di quasi il 20% rispetto al 2005. Si è tornati ad avere un export redditizio, nonostante il cambio sfavorevole del dollaro.
  • Il 76% dei prodotti alimentari esportati dal nostro Paese sono prodotti industriali di marca.

 

INDUSTRIA AGROALIMENTARE CAMPANA

  • 7.000 le aziende;
  • 29.000 gli addetti;
  • 5,5 miliardi di euro il fatturato totale campano nel 2005; .
  • 1,3 miliardi di euro il fatturato export nel 2006.

 

(Fonte: Istat)

 

 

 

 

 

 

 

 

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