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Allarme dell' Associazione Industrie Dolciarie Italiane
Per il forte aumento delle materie prime ci sarà un'impennata dei prezzi per panettone, pandoro e biscotti?
Roma, luglio 2007. L'evoluzione dei prezzi delle principali materie prime agricole, come sta accadendo per il settore dell'industria della pasta, ha effetti anche sui listini delle produzioni dolciarie da forno.
Secondo l'AIDI (Associazione Industrie Dolciarie Italiane) l'impennata ha raggiunto nell'anno in corso livelli - con incrementi dal +30% al +70% - mai registrati in precedenza, preoccupando fortemente le aziende del settore in un momento delicato dell'anno come quello del rinnovo dei listini prezzi.
“Il forte incremento dei prezzi di molte delle materie prime fondamentali per la produzione dolciaria - spiega Gastone Caprini, Presidente della Sezione prodotti Dolciari da Forno AIDI - rischia di mettere in crisi uno dei settori più solidi del Made in Italy alimentare, come quello dei prodotti da forno. Da soli non riusciamo più a compensare il differenziale dei costi delle materie prime senza intervenire pesantemente sul prezzo finale del prodotto...”.
Le quotazioni di burro da pasticceria (+70%), farina (+30%) e uova (+30%) hanno subito infatti, nel corso dell'ultimo anno, un incremento progressivo che ha raggiunto livelli tali da non poter essere assorbiti dalle ordinarie politiche commerciali del settore.
si rischia un aumento fino al +15% su biscotti e lievitati di ricorrenza
Gli effetti di questi aumenti di materie prime indispensabili per la realizzazione di questi prodotti, vanto del nostro Made in Italy alimentare all'estero, rischiano di determinare aumenti di listino su tutti i prodotti dolciari da forno ed in particolare su panettoni, pandoro e biscotti fino al +15%. La problematica mette in difficoltà l'intero settore dolciario, che utilizza circa 600.000 tonnellate di farine di grano tenero, 40.000 tonnellate di burro (+10% nel 2006 sul 2005) e 80.000 di uova.
Particolarmente delicata si prospetta, in particolare, la situazione per i lievitati di ricorrenza (panettone, pandoro, etc.) e le specialità tradizionali (savoiardo e amaretto), che, da gennaio 2006, con l'entrata in vigore della nuova normativa sulla “denominazione riservata” (Decreto 22 luglio 2005), devono utilizzare percentuali minime di ingredienti caratterizzanti e di qualità elevata, in particolare burro (ad esempio, il panettone deve contenere un quantitativo minimo di burro pari al 16%, e il pandoro al 20%) e uova (il savoiardo deve avere una percentuale minima di uova del 26%).
la disponibilità di burro, ai minimi storici
La situazione del mercato del burro di pasticceria sconta storicamente le scelte della Politica Agricola Comunitaria, che ha portato all'odierno paradosso per il quale l'UE - storicamente eccedentaria di burro, e costretta per questo ad introdurre il meccanismo degli aiuti al consumo di burro e crema da pasticceria - non riesce oggi a garantire agli utilizzatori l'approvvigionamento a prezzi equi. Infatti, dopo un progressivo abbassamento degli aiuti all'utilizzo di burro da pasticceria (di cui al Reg. 1898/2005), l'UE ha definitivamente disposto la non assegnazione dei sostegni alle aziende utilizzatrici, causando alle stesse un danno economico rilevante. Nel frattempo, il libero mercato del burro è da mesi in grande criticità, con un forte aumento della domanda e una diminuita offerta di prodotto sui mercati europei. Nei magazzini pubblici lo stoccaggio di materie grasse butirriche (burro, polveri di latte) è ai minimi storici, mentre la disponibilità nei magazzini privati - ad esempio, di burro concentrato - nella logica delle dinamiche della domanda e dell'offerta, è arrivata a prezzi fino al 70% superiori rispetto a quelli della campagna 2006.
la “fame” di bioetanolo fa salire il prezzo del grano del +30%
Altrettanto, e in prospettiva sempre più preoccupante, la situazione delle farine di grano tenero. Alla insufficiente disponibilità sui mercati europei ed internazionali, dovuta agli scarsi raccolti causati dalla forte siccità registrata nei mesi estivi dello scorso anno, si aggiunge il progressivo “drenaggio” della materia prima agricola (grano e canna da zucchero) da parte dell'industria del bioetanolo, dall'uso alimentare all'uso energetico (biofuels). La mancanza di regolamentazione in questo settore ha provocato un aumento delle quotazioni del grano tenero, a livello internazionale, di circa il 30% (con conseguente aumento per le farine), come evidenziato anche recentemente da un rapporto dell'ONU (Sustainable Energy: A Framework for Decision Makers) che individua nell'accresciuta richiesta di biocarburanti l'aumento dei prezzi di materie prime agricole, quali soprattutto grano e semi oleosi. Una tendenza destinata ad una crescita esponenziale in futuro, che preoccupa anche il Governo, come dimostra l'adozione da parte della Commissione Agricoltura della Camera di una risoluzione (n. 7-00125 Misuraca) per sollecitare la presa di iniziative, anche a livello comunitario, per fronteggiare la riduzione delle scorte di cereali, che in prospettiva rischia di provocare danni economici al paese.
in aumento anche la quotazione delle uova
Quotazioni in aumento fino a +30% si sono registrate, nel corso dell'anno, per le uova, ingrediente principe nei prodotti dolciari da forno, dovute alla ripresa dei consumi industriali e domestici, all'aumento del costo dei mangimi e alla diminuita immissione di prodotto sul mercato europeo a seguito dell'adeguamento degli allevamenti alla normativa sul benessere degli animali.
Nel 2006, l'industria dolciaria dei prodotti da forno ha raggiunto una produzione di 1.024.800 tonnellate per un valore di oltre 4.000 milioni di euro, incidendo all'interno dell'intero settore dolciario per il 59% in volume e per il 39,5% in valore.
Internet: www.dolceitalia.net
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