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Una
ricerca dell’Accademia Italiana della Cucina svela lo stato
dell’arte della gastronomia italiana top
20 grandi chef italiani raccontano il loro modo di fare
ristorazione
e di concepire il rapporto con il passato
Un
pranzo nei ristoranti Top costa in media 150 euro
Milano
23 giugno 2010.
Tradizione e innovazione. Una dicotomia che negli ultimi mesi sta
animando il dibattito gastronomico nazionale, non senza polemiche.
Per molti non se ne dovrebbe neanche parlare visto che esiste solo la
buona cucina e il confine tra i due concetti è labile e soggettivo…
Tuttavia nella pratica, la questione esiste, quindi tanto vale
affrontarla con metodo ed analisi. Come ha fatto l’Accademia
Italiana della Cucina - Istituzione
Culturale della Repubblica Italiana - con la ricerca “Tradizione
e innovazione nella cucina italiana”:
un’ indagine,
unica nel suo genere, realizzata
attraverso un
questionario
sottoposto a 20
top chef italiani
per conoscere, attraverso il loro privilegiato punto di vista, lo
stato
in cui versa oggi la ristorazione italiana di qualità.
Protagonisti
della ricerca gli attori principali della nostra tavola divenuti veri
e propri “divi”: da Massimiliano
Alajmo a Carlo Cracco, da Massimo Bottura a Ciccio Sultano, da Moreno
Cedroni ad Heinz Beck,
solo per citarne alcuni.
“Perché
se da un lato è indubitabile che la cucina della tradizione nasce in
casa - afferma
Paolo
Petroni, Presidente del Centro Studi dell’Accademia Italiana della
Cucina
-
è altrettanto vero che il guizzo innovativo trova la sua culla
nelle cucine dei ristoranti. Per il nostro studio abbiamo selezionato
alcuni grandi locali che a nostro parere bene rappresentano, anche
territorialmente, il momento storico della nostra cucina.
Oggi
infatti solo i cuochi più avveduti dispongono di quelle conoscenze e
di quelle attrezzature indispensabili per creare i presupposti di una
cucina in continuo divenire”.
La
ricerca, presentata oggi a
Milano, è
un capitolo fondamentale dell’omonimo volume -
“Tradizione e Innovazione nella cucina italiana” -
che rappresenta l’ultima iniziativa culturale dell’Accademia
Italiana della Cucina,
da oltre cinquant’anni impegnata in difesa della civiltà della
tavola.
“Se
la tradizione nei suoi molteplici aspetti deve essere conservata come
dimostra lo studio presente in questo libro – afferma
Giovanni
Ballarini, Presidente dell’Accademia Italiana della Cucina
-
va sempre anche messa in discussione, altrimenti rischia di degradare
in stereotipi. Tradizione ed innovazione sono due aspetti di un’unica
dinamica vitale: un‘innovazione infatti per ritenersi buona deve
comunque accrescere o per lo meno mantenere l’autorevolezza e il
valore di precedenti conoscenze.”
L’INNOVAZIONE
IN CUCINA: L’UTILIZZO DEI METODI DI COTTURA MODERNI
Dalla
ricerca dell’Accademia Italiana della Cucina emerge un dato su
tutti: la tanto chiacchierata e discussa cucina
molecolare non pare trovare sponda in nessuno dei ristoranti
esaminati. Certo
l’innovazione in questi ristoranti esiste eccome, ma buona parte di
essa trae origine dalle innovative attrezzature di cucina, tanto che
l’80%
circa dei
ristoranti coinvolti dichiara di utilizzare metodi di preparazione e
cottura considerati moderni.
Tuttavia
come
emerge
dalla ricerca
i
nostri grandi chef rifiutano una connotazione netta e si definiscono,
quasi tutti, tradizionali
e innovativi allo stesso tempo.
Non mancano alcuni estremi: Massimiliano
Alajmo delle
“Calandre”
definisce
la propria cucina
“molto tradizionale”
mentre Heinz
Beck
della
“Pergola”
si considera assolutamente “innovativo”.
C’è anche chi descrive la propria cucina “creativa
italiana”
come Aimo Moroni del “Il
luogo di Aimo e Nadia”
oppure “solare”
come Valeria Piccini Menichetti del ristorante “Caino”.
UN
PRANZO NEI RISTORANTI ITALIANI TOP COSTA IN MEDIA 150 EURO A TESTA….
Ma
quanto
costa oggi pranzare nei migliori ristoranti italiani?
In media senza vino - ci dice la ricerca dell’AIC – si spendono
circa 150
euro a testa.
Sia chiaro, questo è un dato in linea con la media europea ed è di
gran lunga inferiore ai grandi ristoranti francesi.
Ma
è un prezzo che vale la pena spendere se pensiamo alla cura
maniacale con cui vengono trattati i clienti
in questi grandi ristoranti. Infatti a fronte di una media di 45
coperti
per locale abbiamo 8
addetti alla sala
e ben 11
addetti alla cucina,
per un totale di 19
addetti totali.
Significa in media che ogni
addetto del ristorante si prende cura di 2,4 clienti.
Addirittura
l’
“Enoteca Pinchiorri” e “La Pergola” con
36 addetti (18 in cucina e 18 in sala) a fronte di 55-60 coperti
hanno una media di 1
addetto
ogni
1,6 clienti…
TRIONFA
LA SPERIMENTAZIONE: OGNI ANNO IN MEDIA 20 NUOVI PIATTI NELLA CARTA
DEI MENU
Ma
l’innovazione
nei ristoranti top fa rima anche con sperimentazione.
Ogni
anno
nei i ristoranti italiani selezionati dall’indagine vengono
provati
in
media circa
20 nuovi piatti.
Tuttavia
non
tutti i piatti “nuovi” ideati dai grandi chef finiscono
poi nella carta dei menu: in media solo
la metà delle prove termina con successo.
Il tempo dedicato alla sperimentazione? Scopriamo che alcuni come “Al
Sorriso” o “Dal Pescatore” creano nuove proposte culinarie
tutti i giorni o chi come “Miramonti L’Altro” lo fa almeno due
volte a settimana. Mentre il ristorante “La Frasca” preferisce
farlo nei periodi fuori stagione e “Perbellini” ha affermato di
sperimentare “poco” essendo la propria cucina “molto
immediata”. Infine una curiosità. Se alcuni chef fanno provare in
anteprima le nuove proposte gastronomiche a collaboratori del locale
o ad amici fidati scopriamo che 6
su 19
(circa il 30%)
sperimentano direttamente con la clientela…
LA
TRADIZIONE IN CUCINA: REGINA INCONTRASTATA E’ LA MATERIA PRIMA DI
QUALITA’
Se
estro e creatività vengono declinati dagli chef in tanti modi
diversi, cosi come sono differenti i metodi di cottura utilizzati
nelle cucine, tutti i più grandi ristoratori italiani concordano nel
mettere la
materia
prima di qualità
al primo posto nella scala di valori che rendono unica la nostra
ristorazione. Le maggiori preferenze vanno all’utilizzo
di prodotti tipici del territorio
situato
nelle vicinanze del ristorante e
acquistato spesso nei mercati locali.
Non manca chi ha un orto, un terreno in proprio
o amici fidati che riforniscono il locale di pesci e derrate varie.
Mentre per
altri come Massimiliano Alajmo e Carlo Cracco la vicinanza non ha
molta importanza:
si può acquistare insomma ovunque per il mondo purchè la materia
prima sia di eccellente qualità.
LE
FONTI DI ISPIRAZIONE: NON VISITANO ALTRI COLLEGHI, MARCHESI IL PIU’
GRANDE MAESTRO
Ma
qual è oggi la fonte di ispirazione maggiore per un grande chef?
Partiamo da un dato importante:
12 chef su 20 hanno affermato di non visitare gli altri colleghi,
mentre
alcuni lo fanno non tanto per ispirarsi ma per capire e scambiare
opinioni. Molto più articolato è invece il panorama delle fonti di
ispirazione. Sette
chef hanno
dichiarato di rifarsi alla cultura
del proprio territorio,
mentre
sono 3 quelli che hanno affermato di attingere soprattutto a libri di
antica tradizione.
Alcuni invece hanno indicato altre forme di espressione artistica
come la
musica e l’arte mentre
altri parlano di sensazioni e stati d’animo come profumi, suoni e
colori……
Ma
chi è
il più grande maestro della cucina italiana?
7
intervistati preferiscono non rispondere, mentre gli altri italiani
non hanno dubbi ad indicare con
9 risposte
su
20
Gualtiero
Marchesi,
seguito a ruota da Nadia
Santini (Dal
Pescatore)
con 6, Ezio Santin (Antica
Osteria del Ponte)
e Fulvio Pierangelini (Gambero
Rosso, oggi gestito dalla moglie) con
3.
Indice
dei ristoranti selezionati nella ricerca:
“Al
Sorriso”, Soriso (Novara) Chef: Luisa Vallazza
“Cracco”,
Milano Chef: Carlo Cracco
“Il
luogo di Aimo e Nadia”, Milano Chef: Aimo Moroni
“Miramonti,
L’altro”, Concesio (Brescia) Chef: Philippe Levèille
“Ambasciata”,
Quistello (Mantova) Chef: Romano Tamani
“Dal
Pescatore Santini”, Canneto sull’Oglio (Mantova) Chef: Nadia e
Giovanni Santini
“Le
Calandre”, Rubano (Padova) Chef: Massimiliano Alajimo
“Perbellini”,
Isola Rizza (Verona) Chef: Giancarlo Perbellini
“Osteria
La Francescana”, Modena Chef: Massimo Bottura
“Enoteca
Pinchiorri”, Firenze Chef: Annie Fèolde
“Caino”,
Montemerano (Grosseto) Chef: Valeria Piccini Menichetti
“San
Domenico”, Imola (Bologna) Chef: Valentino Marcattili
“La
Frasca”, Cervia (Ravenna) Chef: Marco Cavallucci
“Madonnina
del Pescatore”, Senigallia (Ancona) Chef: Moreno Cedroni
“La
Pergola”, Roma Chef: Heinz Beck
“Don
Alfonso 1980”, Sant’Agata sui due Golfi (Napoli) Chef: Alfonso
ed Ernesto Iaccarino
“Taverna
del Capitano”, Massa Lubrense (Napoli) Chef: Alfonso Caputo
“La
Locanda di Alìa”, Castrovillari (Cosenza) Chef: Gaetano Alìa
“Duomo”,
Ragusa Chef: Ciccio Sultano
PAROLA
AGLI CHEF
Lo
stato di salute della cucina italiana oggi nel nostro Paese
attraverso le opinioni
dei
principali attori della migliore ristorazione nazionale.
Luisa
Vallazza, “Al
Sorriso”
“La
cucina italiana sta ancora vivendo un periodo di confusione, a
discapito di quanto sia grande il suo valore”
Carlo
Cracco, “Cracco”
“La
cucina italiana sta vivendo un momento molto buono, con gran fermento
a livello di cuochi e ristoranti, non solo in Patria ma anche
all’Estero. Difficilmente gli altri paesi riescono ad avere un
congruo numero di chef ad alto livello, come avviene in Italia.
Purtroppo oggi giorno esistono troppi locali che si fingono o si
improvvisano ristoranti senza avere un minimo di cultura
gastronomica. Sarebbe necessario un discorso di tutela della
“denominazione del ristorante” che lo differenzi dalla trattoria,
osteria, pizzeria, ecc. Se la tradizione è un’innovazione ben
riuscita, reinterpretarla è una strada per replicare il successo
senza fossilizzarlo.”
Aimo
Moroni, “Il
Luogo di Aimo e Nadia”
“Sarebbe
bene fare una riflessione su cosa che cosa si intende per cucina
italiana. Non ha più molto significato indicare come cucina italiana
solo quella che rispetta i canoni codificati dalle cucine regionali.
Bisognerebbe forse pensare a come i sapori del nostro territorio
possano essere riproposti in modo nuovo, senza che questo sia letto
necessariamente come una perdita del passato, bensì come la
possibilità per questa cucina di sopravvivere, con una sua nuova
identità nel futuro.”
Gualtiero
Marchesi, “L’Albereta”
“Credo
che sia ad una svolta, speriamo che imbocchi la strada giusta. Ai
posteri l’ardua sentenza”
Philippe
Levèille, “Miramonti
L’Altro”
“Credo
che la cucina italiana viva un momento di grave difficoltà dovuta
alla crisi economica che ha colpito anche il settore della
ristorazione e che rende più difficile la ricerca, la
sperimentazione e la selezione della materia prima.”
Romano
Tamani,
“Ambasciata”
“La
cucina italiana attualmente è confusa, non so dove stia andando.
Tante copiature di cineserie varie. Le giovani leve dovrebbero avere
il coraggio di difendere, prima di tutto, la nostra cultura e
tradizione fatte di memoria. Salviamo la gloriosa tradizione della
grande cucina italiana, salviamo la sua identità che il mondo ci
invidia.”
Nadia
Santini,
“Dal Pescatore - Santini”
“Credo
che la cucina italiana sia in una fase evolutiva importante, qualche
volta ci sono gli eccessi, ma alla fine sapremo tutti, spero, trovare
il giusto equilibrio e sapremo valorizzare il grande patrimonio
gastronomico italiano.”
Massimiliano
Alajimo, “Le
Calandre”
“Il
filo unificante della cucina italiana è la diversità. Mai come in
questo momento risulta necessaria per opporsi ad una volontà di
omologazione sempre più pressante.”
Giancarlo
Perbellini,
“Perbellini”
“La
situazione della cucina italiana in questo momento è assai confusa.
Purtroppo, per l’ennesima volta siamo stati terra di conquista da
parte di creativi ed innovatori. Questo ha portato ad un
disorientamento del cliente. Spero che tutto ciò possa servire a
guardare indietro, riuscendo a raccogliere quello che un pò di
innovazione, ma soprattutto tanta tradizione e classicità, ci hanno
dato. Sperando inoltre che materia prima e manualità del cuoco
tornino ad essere i protagonisti della ristorazione.”
Massimo
Bottura,
“Osteria La Francescana”
“Agli
inizi degli anni 80, Bocuse, forse il più grande cuoco del secolo
scorso, diceva che l’egemonia culinaria francese sarebbe durata
fino al momento in cui gli chef italiani si fossero resi conto
dell’enorme patrimonio a loro disposizione, sia dal punto di vista
delle materie prime che delle innumerevoli sfaccettature delle
tradizioni. Credo che in questo periodo storico ce ne rendiamo
conto.”
Valentino
Marcattili,
“San Domenico”
“Se
i giornali e le istituzioni trattano male quello che abbiamo fatto
negli ultimi 30 anni per l’enogastronomia italiana…io non me la
sento di ricominciare tutto daccapo. In Francia questo non sarebbe
accaduto.”
Gianfranco
Bolognesi, “La
Frasca”
“Ci
scusiamo con i cultori del nuovo e del diverso se alla Frasca non vi
sono piatti ottenuti con prodotti stravaganti e con attrezzi da
laboratori chimici: se abbiamo rispetto maniacale della materia prima
e dei prodotti del territorio; se cambiamo i piatti con il variare
delle stagioni e delle opportunità che la terra e il mare ci
offrono, anche solo per pochi giorni; se nei nostri piatti c’è la
giusta quantità e non porzioni minimaliste; se usiamo ancora la
forchetta e il coltello, i bicchieri per il vino e i piatti per il
cibo; se non abbiamo una carta dei vini enciclopedica che fa passare
la voglia di scegliere; se affermiamo la tradizionalità con il
concetto di identità unito a quello di qualità. Non amiamo la
cucina spettacolo e men che meno le nuove tendenze. La nostra è una
cucina di affetti e non di effetti. Per giochi di prestigio, per
fuochi di artificio rivolgersi altrove.”
Annie
Fèolde,
“Enoteca Pinchiorri”
“La
situazione gastronomica italiana - non bisogna dimenticar il vino
complemento ideale della nostra cucina - è arrivata ad un gran bel
livello, grazie all’impegno enorme sia degli chef che dei
fornitori, produttori, giornalisti. Anche i clienti, che sono quelli
per i quali si corre tutti i giorni come i matti, perché la nostra
passione è soddisfarli, hanno affinato il loro gusto e le loro
conoscenze: la ricerca del bello, del buono e dell’autentico è
sempre più accanita. Questo si chiama semplicemente: evoluzione e
cultura, dove non esiste la parola fine.”
Moreno
Cedroni,
“Madonnina del Pescatore”
“Penso
che la cucina italiana, nonostante la crisi mondiale, stia
attraversando un buon momento. Tradizione ed innovazione si stanno
fondendo tra di loro, i piatti diventano più puliti, lo stile più
elegante, senza danneggiare i sapori. La folta schiera di giovani che
si affacciano a questo mondo è determinante e competente, pronta a
sbagliare e a mettersi in discussione. Direi che ne vedremo delle
belle!”
Valeria
Piccini Menichetti,
“Caino”
“La
cucina italiana è ancora in grande evoluzione, anche se la crisi
economica globale ha rallentato molto l’ottimismo dei giovani
emergenti che sono il futuro della cucina.”
Heinz
Beck,
“La Pergola”
“Credo
che la cucina italiana sia, in assoluto, la migliore sia per la
salubrità degli ingredienti che la caratterizzano sia per la varietà
regionale delle sue preparazioni.”
Alfonso
ed Ernesto Iaccarino,
“Don Alfonso 1890”
“I
giovani vivono un momento di confusione: si cucina per scena e per
meravigliare. Si dimentica che al centro dell’universo ci deve
essere l’uomo con le sue esigenze e con i suoi saperi. E’ un
lavoro di coscienza e di amore e il tutto non deve essere calpestato.
I valori vanno recuperati.”
Alfonso
Caputo,
“Taverna del Capitano”
“Liberiamo
la grande cucina dai pregiudizi e presentiamoci al resto del mondo in
tutto il nostro splendore. I grandi e bravi cuochi ci sono, fanno
cucina vera, territoriale, che incontra il gusto dei clienti e
dimostrano continuità e ricerca costante, senza inutili effetti
speciali. Bisogna puntare sulla cucina italiana di cui i cuochi sono
lo strumento per arrivare al cuore della gente. Diceva Eduardo De
Filippo: “La tradizione è la vita che continua”. Trasmettiamo
tutto ciò alle nuove generazioni.”
Gaetano
Alìa,
“La Locanda di Alia”
“Che
bello se chi scrivesse di cucina innanzitutto ne capisse. Che bello
se si cominciasse ad avere rispetto della cucina di tradizione! Che
bello se si cercassero certezze piuttosto che rincorrere nuovi nomi,
poi dimenticati nel giro di una stagione!”
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