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Nato a Roma il 25 dicembre 1927.

Laureato in Medicina veterinaria presso L'università di Bologna nel 1949 e abilitato alla professione di medico veterinario.

Professore dell’Università degli Studi di Parma e dottore Honoris Causa dell’Università di Atene e già assessore all’Agricoltura e Alimentazione della Provincia di Parma.

Negli ultimi venti anni ha sviluppato una ricerca originale sugli aspetti antropologici dell’alimentazione umana, in tutte le sue diverse sfaccettature e complessi rapporti con la società, l’economia ed in modo particolare la salute. In questi ultimi anni ha dedicato attenzione ai Giacimenti Enogastronomici ed al ruolo della ricerca gastronomica nella loro valorizzazione, in rapporto anche al turismo eno-gastronomico e partecipando anche a programmi ad hoc di diverse Provincie italiane e della regione Emilia Romagna. Si occupa, inoltre, dei problemi della sicurezza alimentare

 

 

 

 

 

 

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SICUREZZA ALIMENTARE IN EUROPA

A cura del prof. G. Ballarini – Università degli Studi di Parma

Incidenti e sicurezza della filiera alimentare nell’Unione Europea

Alcuni incidenti alimentari, dalla “mucca pazza” alla diossina, hanno imposto una serie di misure di controllo che nell’Unione Europea hanno dato avvio ad un nuovo “sistema di sicurezza alimentare”, di cui oggi iniziamo a vedere i primi risultati concreti. Dal 1° maggio 2003, infatti, entrano in vigore nuove regolamentazioni dell’UE, permanenti o transitorie, che indicano chiaramente che cosa si può o non si deve fare per evitare che nel futuro accadano nuovi incidenti da alimenti.

I nuovi provvedimenti si basano su alcuni principi generali di base:

  1. pur mantenendo un’assoluta sicurezza, invece di distruggere si deve riciclare;
  2. gli alimenti buoni per l’uomo lo sono anche per gli animali;
  3. evitare il “cannibalismo” di specie, vale a dire non far mangiare ad una specie animale quel che deriva dalla sua stessa specie;
  4. esistono destinazioni non alimentari degli alimenti e loro sottoprodotti.

Le più importanti aree d’intervento sono le seguenti.

 

    Sottoprodotti d’origine animale

Le parti degli animali che non sono utilizzate in alimentazione umana hanno dato origine ad inconvenienti. Ora sono classificate in tre ben definite categorie con precise indicazioni d’uso.

La categoria 1 comprende materiali ad alto rischio per i consumatori o l’ambiente, che devono essere distrutti tramite incenerimento o trattate con sistemi dimostrati sicuri.

La categoria 2 comprende materiali a basso rischio, che possono dopo appropriato trattamento essere riciclati per usi non alimentari (produzione di biogas, compostaggio (concimi), prodotti oleochimici (biogasolio).

Nella categoria 3 sono inseriti i materiali che derivano da animali risultati idonei per l’alimentazione umana e che, in ben precise condizioni, possono essere usati come alimenti per gli animali.

E’ stato inoltre accolto il principio generale d’evitare il “cannibalismo” e cioè d’usare, in ogni specie, alimenti derivati da stessa specie. Un principio che, tuttavia, può avere qualche eccezione, come quella dei pesci che hanno bisogno d’alimentarsi con altri pesci.

Con le misure relative alla categoria 1 si prevengono rischi del tipo “mucca pazza”.

Con provvedimenti di carattere transitorio, ma con precisi trattamenti, è permesso l’uso per gli animali da pelliccia (non per quelli che producono alimenti per l’uomo o per gli animali d’affezione) degli alimenti che residuano dalle mense, e degli oli che sono stati usati nella frittura (e dai quali è derivato un incidente da diossina). Al riguardo è da ricordare che in questa categoria rientrano anche gli alimenti “scaduti” e ritirati dalle industrie e che sono una quantità spesso rilevante.

 

    Distruzione degli animali morti e dei materiali a rischio negli allevamenti

Sia l’interramento, sia l’incenerimento in campo aperto o presso gli allevamenti d’animali sono sistemi che non possono essere evitati in ogni caso per la distruzione d’animali morti e di materiali a rischio negli allevamenti. Questo soprattutto in aree remote ed in condizioni d’emergenza. In questi casi è necessaria una supervisione delle autorità, al fine anche d’evitare inquinamenti e contaminazioni e per questo i cosiddetti “piccoli inceneritori” sono approvati solo transitoriamente e limitatamente ad alcune aree.

Una particolare deroga al seppellimento degli animali morti è prevista per quelli d’affezione, ma in ben precise condizioni ed in “cimiteri” opportunamente condotti e sorvegliati.


    Allevamenti di pesci

La pesca non è sufficiente a soddisfare le richieste del consumo mondiale e per questo si sono sviluppati gli allevamenti ittici. In linea di massima si deve evitare di nutrire pesci con derivati dagli stessi (“cannibalismo”), ma sono previste delle deroghe quando sono attuati dei trattamenti che evitino di “riciclare” infezioni.

 

    Allevamenti d’animali da pelliccia

Per gli allevamenti d’animali da pelliccia, sia pure contestati, è previsto l’uso d’alimenti d’origine animale, opportunamente trattati al fine d’evitare la trasmissione di TSE, malattie simili alla BSE.


    Protezione delle specie selvatiche necrofaghe

In natura esistono numerose specie selvatiche che si nutrono d’animali morti e tra questi numerosi rapaci (in Italia soprattutto il Gypaetus barbatus), che sono a rischio d’estinzione anche perla scomparsa di prede (soprattutto piccoli ruminanti morti). Dato che questi animali non rischiano di diffondere infezioni come la BSE, non sono previsti interventi che possano danneggiare le specie aviari a rischio d’estinzione.


      Norme transitorie per i paesi terzi

Paesi extracomunitari sono oggetto di scambi commerciali. In modo analogo altri paesi dell’Est europeo sono in procinto d’entrare nell’Unione Europea: i cosiddetti PECO. In questi casi sono previste deroghe.

 

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