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Ministero del Turismo tra il Sì e il No.
INformaCIBO chiede il parere a Bernabò Bocca, Carlo Bassi, Tommaso Coletti, Carlo Costantini, Ernino D'Agostino, Emilio Schirato, Antonio Centi, Carlo Sangalli, Mario Resca, Remo Ottolina, Michele Perini, Costanzo Jannotti Pecci, Vasco Errani
di Donato Troiano
Su un punto sono tutti d'accordo: il turismo italiano è malato, occorrono interventi efficaci e urgenti. Ma poi sulle terapie tutti si dividono. C'è chi - come Carlo Bassi, amministratore delegato di Expo Cts - dice che il turismo per la nostra economia “è come il petrolio per i Paesi dell'Opec” e si scandalizza che “non si ripristini il ministero per il Turismo”. E c'è invece chi - come Enrico Paolini, vicepresidente della Regione Abruzzo e coordinatore degli assessorati regionali per il Turismo - mette in chiaro che sono necessarie “politiche serie per il turismo e non un vecchio ministero che non serve a nessuno”.
Il dibattito è vivace ma le posizioni sono distanti. Una nostra breve inchiesta tra autorevoli personalità del mondo politico ed economico, intervistati alla Bit, ci dà un quadro di profonda spaccatura.
In Abruzzo ci si divide al di là degli schieramenti politici.
Di Paolini abbiamo già scritto ma non è l'unica posizione in campo.
Ad un autorevole esponente della Margherita, il senatore e presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti, che si dice chiaramente “d'accordo di ripristinare il ministero per il Turismo perché l'Italia deve tanto al turismo ed è il ministero che deve coordinare e dirigere il settore turistico insieme alle Regioni”, rispondono Carlo Costantini, presidente APT, Abruzzo Promozione Turismo e il presidente della provincia di Teramo Ernino D'Agostino, entrambi contrari al ripristino di “strutture burocratiche come un ministero”. “Serve invece una strategia nazionale sul turismo” dicono.
E a loro fa da contraltare Emilio Schirato, presidente Federalberghi Abruzzo e di Abruzzotravelling : “Sono fortemente d'accordo con un nuovo ministero. Come è stato ripristinato il ministero delle Politiche agricole oggi è necessario mettere in piedi un ministero per le politiche turistiche. Questa scelta permetterebbe di avere un'immagine unitaria del nostro Paese all'estero e agevolerebbe la promozione turistica”.
Sul fronte del SI si schiera con forza Antonio Centi, responsabile Anci - settore Turismo: “E' necessaria la promozione del turismo su base internazionale valorizzando il valore dei territori italiani. L'Anci è attenta affinchè si organizzi in modo adeguato l'Agenzia italiana per il turismo”.
Carlo Sangalli, nuovo presidente della Confcommercio dopo l'era di Billè (e già sottosegretario al Turismo nel terzo Governo Andreotti del 1976) è leggermente più cauto (una cautela che forse prima della nuova carica non avrebbe avuto) e sposa la linea di un “Coordinamento nazionale”, dicendo: “Il turismo deve essere al centro dell'azione del governo perché vale il 12 % circa del Pil, vi operano 420mila imprese (7% del totale in Italia). Ritengo giusto che le Regioni abbiano delle competenze sul turismo perché è l'istituzione più vicina ai cittadini ma ci vuole un Coordinamento nazionale perché dobbiamo presentarci con una visione unitaria verso l'estero. Il turismo deve essere sostenuto da una politica forte e coordinata a tutti i livelli evitando dispersioni di risorse”.
Schierato pro-ministero è Mario Resca (MacDonald's Italia) “Sono favorevole e totalmente d'accordo con Carlo Bassi, un Paese come il nostro non può fare a meno di un riferimento nazionale certo come un ministero perchè Il turismo è la scienza dell'ospitalità”, Remo Ottolina, presidente e patron del Caffè Ottolina, e il presidente Fiera Milano spa, Michele Perini, si dichiarano apetamente favorevoli ad un ministero specifico.
Da Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo, arriva invece un “No secco alla rinascita del ministero del turismo perché è stato nei suoi 25 anni un ministero inutile. Da imprenditore -dice- non mi immagino che un settore economico come il turismo non faccia capo alle Attività produttive. Noi siamo un settore economico come gli altri. La mia proposta è un viceministro per il turismo legato al ministero delle attività produttive che è la stessa proposta avanzata anche da Montezemolo”.
Bernabò Bocca, presidente Confturismo e appena eletto vicepresdiente vicario della Confcommercio, è il più deciso sostenitore del ministero: “E' una battaglia che conduciamo da anni. Al nuovo Governo diciamo di mettere in cantiere la creazione di un Ministero per le Politiche del Turismo (sulla falsariga del ministero delle Politiche Agricole), in grado di orientare l'attività di promozione dell'Enit, di coordinare le politiche turistiche delle singole regioni dirette responsabili in materia e di interfacciarsi autorevolmente con l'Unione Europea che ha inserito nella sua Carta il turismo tra le materie di rilevanza economica, un settore che in Italia arriva a pesare per il 12% del Pil”.
“Dobbiamo essere consapevoli del fatto -dice Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni- che non parliamo solo del 12% del Pil italiano: parliamo anche di industria, di sviluppo, di crescita qualitativa di contesti sociali e territoriali. Dobbiamo costruire una forte cooperazione tra Stato, Regioni, Autonomie e sistema delle Imprese. Ma le nostre regioni pagano l'assenza di un Progetto Italia”.
C'è chi dice sì e chi dice no al ritorno del ministero, intanto però il suicidio del turismo italiano è sotto i nostri occhi. I tagli di bilancio dell'ultima finanziaria vanno a colpire uno dei pochi settori che hanno appeal all'estero perché la “politica” non ha mai capito che quella turistica è un'industria che porta soldi ma richiede strategie d'impresa moderne e investimenti notevoli. Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale di un comparto industriale di notevole dimensione che certamente un Ministero forte puo' aiutare a risalire la china. Ma per il prodotto e il Marchio Italia ci vogliono, più investimenti, più idee e più personale perché le eccellenze artistiche da sole non bastano.
E ritorniamo a dare la parola a Carlo Bassi, “sia per i governi di centrosinistra così come per il governo di centrodestra il turismo non è mai divenuto un serio problema da affrontare o una delle vere poche opportunità da inserire in un piano strategico di sviluppo. Basti pensare che la più importante industria del Paese non ha un ministero dedicato: è come se l'Arabia Saudita non avesse un ministero del Petrolio. I finanziamenti per la promozione si polverizzano in mille rivoli: ministero dei Beni culturali, Commercio con l'estero, Ice, ministero dell'Ambiente, ministero delle Politiche Agricole. A livello locale la politica è ostaggio delle categorie. Il Paese è arretrato nelle infrastrutture”.
E così la Grecia, la Croazia, la Francia e la Spagna ringraziano.
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