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I LIBRI DI CUCINA
Il
libro di cucina ha origini antiche, ricordo solo quello del
palermitano Carlo Nascia, cuoco alla ducal corte, chiamato a
Parma nel 1659 da Ranuccio II (1630-1694), che scrive “Li quattro
banchetti destinati per le quattro stagioni dell’anno” una summa
della più raffinata cucina dell’epoca farnesiana. Da allora
il libro di cucina assume forme, modi e soprattutto funzioni diverse,
quasi adeguandosi alle evoluzioni della società.
Qui
ci occuperemo solo degli ultimi cinquant’anni: un breve colloquio
con il lettore che, forse, permette di meglio chiarire alcune
abitudini alimentari e, di riflesso, un poco anche la società
italiana attraverso i cambiamenti e le trasformazioni dell’editoria
culinaria. Nel secondo dopoguerra cambia radicalmente il modo di
rapportarsi al cibo: per la stragrande maggioranza, non è più
la ragione primaria della sopravvivenza e assume un altro ruolo,
diventa piacere, compensazione, ma anche talvolta fonte di ansia.
Parimenti si va perdendo una certa ritualità legata alla
cucina e alla preparazione dei piatti ma, soprattutto, viene a
mancare un sapere che raccoglie e tramanda, attraverso le
generazioni, un’esperienza “del fare”, dei gesti, dei tempi che
in passato viveva e si costruiva nella cucina di casa.
Così
anche il ruolo del libro cambia: se nei secoli scorsi è
oggetto per pochi, ed entra solamente nelle cucine dei nobili
offrendo un raffinato compendio di ricette alle quali possono
attingere solo cuochi esperti, invece oggi molte librerie propongono
interi scaffali di pubblicazioni gastronomiche riccamente illustrate
che guidano, anche il dilettante più inesperto, alla scoperta
dei segreti più reconditi dello stare a tavola. Infatti ormai
la cucina è diventata anche un hobby, un passatempo, una delle
attività del tempo libero, non più, appunto, una
necessità. E dunque per chi ama “dilettarsi” ai fornelli
può essere utile un manuale che accompagni passo a passo: ed è
il grande ricettario (ma anche magari quello di casa, tramandato su
piccoli fogli raccolti con cura dalle nonne) che offre un panorama
completo ed esaustivo dagli antipasti ai dolci, comprendendo così
vini, liquori, spezie, conserve, marmellate ma anche indicazioni per
preparare la tavola, suggerimenti per ricevere gli ospiti, fino alle
monografie più dettagliate su pane, pasta, polenta, verdure,
cioccolato, e così via… Non mancano, inoltre, guide al
benessere che insegnano come e cosa mangiar sano per poter essere
sempre in forma senza rinunciare ai piaceri della tavola, altri
ancora spiegano come evitare prodotti sofisticati. Vi sono anche
ricettari che offrono consigli e svelano i segreti dei migliori
cuochi, fino a pubblicazioni più intriganti e curiose che
trattano il rapporto tra eros e cibo. Ne ricordo due: il primo, degli
anni Venti del secolo scorso, intitolato “La cucina dell’amore.
Manuale culinario afrodisiaco per gli adulti dei due sessi” scritto
dal dottor Omero Rompini (forse uno pseudonimo) offre ricette (dice
lui) dal sicuro effetto afrodisiaco, il secondo “Passione e
Cucina” di Valeriano Antonioli e Kikka Ricchio, appena pubblicato
da Mondadori, suggerisce cinquanta stuzzicanti ricette nelle
quali gli ingredienti sono scelti per solleticare il palato, i sensi
e... attenzione con chi si condivide la tavola!
Ultimamente
poi si è assistito ad una rincorsa ai prodotti tipici, alle
specialità locali, a tutti quei piatti tradizionali che, nei
decenni scorsi, in una sorta di volontà di emancipazione dal
passato, si erano messi da parte spesso privilegiando una cucina
priva di radici e povera di cultura. Per questo motivo sempre più
i libri di cucina sono delle guide turistico-gastronomiche, dei
“breviari” che coniugano la scoperta del territorio con quella
dei sapori e delle ricette proponendo così dei veri e propri
itinerari del gusto.
Quello
che appare oggi è, dunque, un libro di cucina sapiente custode
del piacere del cibo e della gioia del cucinare magari per le persone
amate. Una guida anche che educando al gusto riporta ad un contatto
diretto con le materie prime, con i prodotti, insegnando ad usarli al
meglio: insomma un sostituto di quella cultura orale che, in passato,
viveva nelle cucine di casa nostra, tra profumi che seguivano il
ritmo delle stagioni.
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