...ma anche: Una pizza......ma alla Parmigiana

con Prosciutto crudo e Parmigiano Reggiano

 

 

 

 

 

 

Natale tavola in festa

il menu di Antonio Battei


Parma Natale 2009. La notte di Natale è, senza dubbio, il momento più atteso dell’anno: una magica, suggestiva serata, nella quale finalmente ci si ritrova tutti insieme, riuniti sotto un unico tetto, a condividere il calore e la gioia della compagnia dei nostri cari.

Nel caldo, accogliente salotto di casa, sull’ampia tovaglia, sobriamente bianca, che ricade a balze ai piedi della tavola, ci aspetta una frugale cena di magro, da consumare lentamente prima di recarsi, in chiesa, per la Messa di mezzanotte.

Allontanata la frenesia del quotidiano impegno lavorativo e, con essa, le frustrazioni d’una vita vissuta sempre di corsa, accogliamo le tanto sospirate feste natalizie per riposarci, riunirci e godere, finalmente, dei piaceri di una tavola che sa unire.

 

In questa occasione, ogni città, ogni quartiere, ogni famiglia segue gelosamente, nella scelta del menu della sera della Vigilia, le proprie antiche tradizioni, tramandate, da generazioni, di madre in figlia.

 

Leggendo anche quanto scrive Antonio Battei, vi è una secolare usanza, comune a tanti, che propone un pasto frugale, sobrio, di magro, a base di condimenti in bianco e di piatti di pesce: in armonia, dunque, con quell’atmosfera raccolta e meditativa che precede il momento della nascita di Gesù. Eppure, al giorno d’oggi, quest’inveterata consuetudine viene, a volte, disattesa: dalle poche, semplici pietanze d’una volta si è passati, infatti, nella moderna consumistica società odierna, a una ricca, sovrabbondante, strabocchevole successione di portate variamente elaborate. Non sarebbe male, invece, per ritemprare sia il corpo che lo spirito, ritornare al passato e attenersi ad una mensa più parca.

 

A Parma, la cena di Natale contempla, tra i primi piatti, le tagliatelle in bianco, condite con burro e abbondantemente cosparse di Parmigiano-Reggiano, rigorosamente grattugiato al momento. (E per un Parmigiano Reggiano super di 5 anni l'indirizzo giusto è l'Azienda agricola Bonati n.d.r.).

 

La pasta, tirata a mano in una sottile sfoglia liscia, e tagliata a sottili striscioline, si assapora, così, in tutta la sua naturale, fresca bontà. Altro eccellente primo piatto tipico della Vigilia parmigiana sono i tortelli di zucca: un intramontabile classico della pasta ripiena, apprezzato proprio per lo stuzzicante accostamento del dolce sapore della zucca con il forte accento della noce moscata (ma, di questa, soltanto una leggerissima spolverata), a cui si aggiunge Parmigiano-Reggiano, tuorlo d’uovo, burro e sale. In molte case, poi, è d’uopo consumare gnocchi al burro e mezze maniche ripiene.

 

Nei secondi piatti, invece, impera il pesce, nelle sue molteplici varianti: da noi, ad esempio, immancabile l’anguilla marinata e, naturalmente, (un tempo) il pesce del nostro fiume Po.

All’ora del dessert, il carrello dei formaggi aggiunge, al nostro pasto, una gustosa, sapida nota in più: da quelli morbidi e freschi a quelli di pasta dura, fino all’intramontabile Parmigiano-Reggiano nelle sue tre varianti, di pianura, collina e montagna.

È consigliabile accompagnare il formaggio a mostarde, marmellate o mieli, a seconda delle diverse stagionature.

Infine, per finire, un allegro, coloratissimo cesto di frutta fresca e, soprattutto, di frutta secca: noci, nocciole, mandorle, arachidi e quant’altro la natura generosamente ci offre.

 

E nel bicchiere?

Gli eccellenti vini rossi, bianchi e rosati delle nostre colline, mentre, per suggellare il pasto, un buon bicchierino di liquore Nocino, il prelibato infuso alcolico dal gusto deciso.

 

Ben diverso, invece, il pranzo del giorno di Natale: alle raccolte, suggestive atmosfere della serata segue il momento dell’allegria e della festa. Fin dal mattino, il buon profumo del brodo che bolle in pentola impregna la casa e preannuncia, festoso, il trionfo di gusti, profumi e colori del pranzo natalizio. Un pranzo ricco, copioso, variamente composto da molteplici pietanze, a cominciare dall’antipasto che, a Parma, consiste spesso in un piatto di Culatello di Zibello ben stagionato, eventualmente servito con riccioli di freschissimo burro e accompagnato dalla fragrante micca parmigiana o, per chi abita i rilievi, dal buon pane montanaro dell’Appennino.

 

Il momento più atteso del pasto è, tuttavia, il primo piatto: una fumante, corroborante, gustosissima zuppiera di anolini, che racchiude, nella sua semplice e genuina bontà, tutto il sapore della tradizionale gastronomia parmigiana. Il brodo nel quale vengono serviti questi piccoli dischi ripieni color del sole, ricavati con l’apposito stampo di legno di bosso dal bordo rigorosamente liscio, è realizzato con il concorso della carne di manzo e della gallina o, meglio ancora, di un grosso ruspante cappone.

Queste sapide carni finiscono, poi, a fianco del classico ripieno, sul piatto dei bolliti, insieme alle salse verdi fredde con aglio, a quella rossa calda a base di concentrato di pomodoro e alle mostarde.

Molti, poi, preferiscono gustare anche un “assaggio” del Cenone di Capodanno: zampone e cotechino serviti con lenticchie (si dice portino fortuna e prosperità…) purea di patate, zabajone o, come suggerisce Antonio Battei, con salsa di mele.

 

Ma il vero trionfante re del pranzo di Natale è il panettone: il soffice, voluminoso pane dolce, dalla caratteristica forma bombata, tempestato d’uvetta sultanina e canditi. Di origine milanese, ormai imperante sulle tavole natalizie di mezzo mondo, il panettone, tuttavia, non è ancora riuscito a mandare in pensione i nostri dolci della nostra tradizione, tra i quali, ad esempio, la spongata: una saporitissima specialità d’antica origine da servire con la Malvasia dolce dei nostri colli.

 

 

 

 

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