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Il biologico cresce in Italia
E per le mense bio è vero e proprio boom: +309% negli ultimi cinque anni
ROMA luglio 2005 - Il biologico cresce in Italia, nonostante il calo che ha interessato i consumi alimentari domestici.
E per le mense bio è vero e proprio boom: +309% negli ultimi cinque anni. Il giro d'affari degli alimenti biologici si aggira attualmente intorno a 1,5 miliardi di euro, con una tendenza di crescita stimata dall' Ismea per oltre il 10% del peso della produzione e un +12% nel primo semestre del 2004 per i prodotti confezionati.
Questi i numeri di un settore che conta ben 8 milioni di famiglie acquirenti ed è presente nel 78% delle categorie merceologiche attualmente sul mercato. Una delle categorie più importanti è quella della frutta fresca che, da sola, rappresenta circa il 30% del mercato bio e che nella Gdo ha un'incidenza sulle vendite di circa il 10%.
Seguono latte fresco, succhi di frutta, uova, yogurt, verdura e confetture. Il biologico cresce non solo nelle vendite, ma anche nella diffusione sul territorio nazionale come scelta di alimentazione in scuole e ospedali.
Molti Comuni e Regioni hanno scelto di orientare i servizi di ristorazione collettiva in questa direzione.
Così il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni, passando dalle 197 mense bio del 2000 alle 609 del 2004, come mostrano i dati dell' Aiab, l'Associazione italiana agricoltura biologica.
Le regioni capofila sono Emilia Romagna, con 119 mense, seguita da Lombardia (105) e Veneto (70).
Un fenomeno più diffuso al Nord, dunque, che ha una storia lunga e consolidata. L'esperienza del Comune di Cesena è esemplare: partita nel 1986 con un esiguo numero di scuole, in soli tre anni ha coinvolto tutte le mense scolastiche del Comune, per un totale di 2.400 pasti giornalieri. Lo sviluppo e la diffusione delle mense bio sono dovuti anche al fiorire di normative specifiche di cui le Regioni si sono dotate. Prima tra tutte il Friuli Venezia Giulia che, nel 2000, ha messo a punto una legge che promuove il consumo di prodotti biologici, tipici e tradizionali nelle mense scolastiche. Nel 2002 da Nord a Sud altre regioni come Veneto, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Basilicata hanno prodotto norme volte a orientare i consumi e qualificare la ristorazione collettiva verso il biologico.
Sul piano nazionale, il legislatore, già nel 1999 con la legge n.302, aveva previsto l'uso di prodotti bio nelle mense gestite da istituzioni. I numeri di questo fenomeno sono a sei cifre. Tre milioni, infatti, sono i pasti forniti giornalmente nelle mense delle scuole italiane; e a dimostrazione che la ristorazione scolastica basata su alimenti di produzione biologica è ormai una realtà di rilievo ci sono casi come quello del Comune di Bologna, che produce 13.500 pasti nelle scuole materne ed elementari un giorno alla settimana sin dal 1994.
Anche le mense di Roma e Genova utilizzano prodotti bio fornendo, rispettivamente, 140.000 e 24.000 pasti al giorno.
In ambito medico esiste una posizione che privilegia l'impiego di alimenti bio durante l'infanzia, poichè contribuirebbe a consolidare nel bambino il gusto per gli alimenti naturali, non modificati dall'aggiunta di eccessivi aromi e conservanti e lo tutelerebbe dall'assunzione degli additivi presenti negli alimenti tradizionali.
«Nel primo anno di vita, un bambino triplica il proprio peso ed è chiaro che qualsiasi mutamento della sua salute può avere ripercussioni sulla crescita; mangiare alimenti biologici, quindi privi di additivi, sottrae il bambino dall'accumulo di queste sostanze dannose»: è questa la posizione di Carlo Zanolini, pediatra che da anni conduce battaglie per l'adozione di menu bio in scuole e ospedali.
«Ci sono leggi che regolano la composizione degli alimenti tradizionali - continua Zanolini - e stabiliscono le soglie da non superare per gli additivi. Ognuna di queste soglie è considerata singolarmente, non si tiene conto del principio dell'addizione secondo il quale, assumendo un alimento, si cumulano le componenti dannose degli additivi».
Sicurezza alimentare, qualità e benessere sono anche i paramenti che guidano un progetto pilota in cui sono coinvolte alcune cooperative di produzione, di trasformazione e di distribuzione della filiera ortofrutticola nazionale insieme al Cir, Cooperativa italiana di ristorazione.
Il progetto «Dal campo al piatto», rivolto in particolare alle mense scolastiche, è in attesa del via libera dal ministero per le Politiche agricole e si propone, attraverso la rintracciabilità, di monitorare e rendere trasparenti tutti i passaggi che gli alimenti compiono prima di arrivare nelle scuole.
Una mensa scolastica si dice 'biologicà se....
Una mensa scolastica si dice 'biologicà se adotta nel menu alimenti certificati come tali, prevedendo, inoltre, una minore presenza di proteine animali rispetto ai menu tradizionali e più verdure, legumi, pesce e cereali integrali. L'adesione al biologico si inserisce in un contesto di scelte etiche e nutrizionali che coinvolgono anche altri aspetti del servizio, come attività di educazione alimentare nelle scuole e presso le famiglie. Secondo le indicazioni normative, la mensa biologica non è soltanto una soluzione per tutelarsi da pesticidi e da Ogm, ma rappresenta un'educazione al recupero di valori, tradizioni e sapori.
Questo tipo di mensa prevede, dunque, l'uso di prodotti biologici caratterizzati da metodi di coltivazione effettuati nel rispetto di precise normative comunitarie (regolamento 2092/91) e certificati dagli Organismi di controllo autorizzati dal ministero per le Politiche agricole e forestali. Si tratta di prodotti che escludono l'uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi.
Per la fertilizzazione dei terreni vengono impiegati concimi organici (ad esempio il letame). Per la difesa delle coltivazioni da parassiti (principalmente insetti e funghi dannosi) si agisce preventivamente rinforzando le piante (ad esempio con concimazioni equilibrate) e in modo diretto con trattamenti antiparassitari di origine naturale (es. rame, zolfo, estratti di piante, ecc.). E' impiegata anche la lotta biologica, ovvero l'uso di organismi viventi antagonisti dei parassiti.
Ma come si riconosce un prodotto biologico? Sull' etichetta che accompagna questi particolari alimenti devono essere riportate le seguenti diciture, oltre a quelle generali richieste per legge: - Agricoltura biologica regime di controllo CEE; - Nome dell'Organismo di controllo ed estremi dell' autorizzazione ministeriale; - Il paese d'origine e l'azienda sono indicati da una sigla e da un codice.
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