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EMILIA-ROMAGNA: NEL 2002 MENO OPERATORI DEL BIOLOGICO.

L'AIAB CHIEDE ALLA REGIONE PIU' SOSTEGNO PER LE AZIENDE BIOLOGICHE

 

Nel 2002, in Emilia-Romagna, sono stati 4.906 gli operatori del biologico certificati: il 3,5% in meno rispetto ai 5.085 operatori del 2001. Questo il grido d’allarme lanciato dall’AIAB Emilia Romagna.

Lo stop nella crescita degli operatori del biologico, dopo anni di incremento, non pu non destare preoccupazione. La Regione Emilia Romagna deve mettere nellagenda dei suoi impegni immediati una maggiore attenzione verso questo settore.

La diminuzione, secondo un comunicato dell'AIAB Emilia-Romagna, sta continuando anche quest'anno, ed il risultato di una congiuntura economica difficile per il settore, su cui ha avuto pesanti riflessi la mancanza di finanziamenti regionali adeguati e di sostegno ai costi di certificazione della filiera, sostenuti per intero dalle aziende. Tra il '98 ed il 2001, in regione, il numero di operatori aveva avuto una crescita del 58,2%, passando da 3.643 nel 1998 a 4.761 nel 2000, fino a 5.085 nel 2001. Sempre nel 2001, la classifica regionale del biologico vedeva in testa la provincia di Forl-Cesena (con 1.104 operatori ed un incremento del 48,8%), seguita da Bologna (856, +24,4%), Parma (844, +53,2%), Modena (838, +6,9%), Reggio Emilia (500, +34,4%), Piacenza (361, +78,8%), Ravenna (278, +122,4%), Ferrara (160, +119,2%), Rimini (144, +35,8%).

La battuta d'arresto del bio stato al centro del convegno "Stato dell'arte dell'agricoltura biologica regionale e locale", organizzato a Guiglia (Modena) dall'AIAB Emilia-Romagna nell'ambito di FestAiab, il festival regionale del biologico. Dal convegno, l'associazione ha lanciato la propria campagna regionale per chiedere a via Aldo Moro di sostenere adeguatamente il comparto: "E' indispensabile che la prossima riattivazione del Programma di sviluppo rurale regionale - ha detto Agostino Meroni, presidente di AIAB Emilia-Romagna - ed in particolare dei premi previsti per le misure agroambientali, dia priorità all'agricoltura biologica. E per quelle aziende che non possono accedere ai premi riteniamo doveroso almeno un contributo per coprire i costi di certificazione e controllo".

 

 

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