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Rapporto Bio Bank 2010 di Rosa Maria
Bertino
A
Rimini Fiera Convegno
sulla Ristorazione biologica: leader
l’Emilia Romagna (147 mense),
poi Lombardia (142) e Toscana (118)
404 i bio
ristoranti italiani (+ 12%). In testa l’Emilia-Romagna con 68
esercizi, seguita da Lombardia con 52 e Marche con 38
Rimini,
23 febbraio 2010
– Il
Biologico alla conquista della ristorazione italiana, da quella
collettiva fino al mondo dell’ospitalità turistica. A evidenziarlo
il confronto di questa mattina a Rimini Fiera, nell’ambito di
SAPORE
TASTING EXPERIENCE,
nel corso del convegno Il
biologico negli alberghi & Co – Nuove forme di accoglienza
organizzato
da CCPB Srl, Consorzio il Biologico e Legambiente Turismo con il
supporto di Rimini Fiera e il patrocinio della Regione
Emilia-Romagna. L’annuale incontro per fare il punto sui pasti
biologici nel nostro Paese allarga il suo raggio d’azione anche al
mondo dell’accoglienza.
Particolarmente
significativi i dati diffusi questa mattina in anteprima da Bio Bank.
Secondo il Rapporto Bio Bank 2010 sono oggi 404 i ristoranti
bio in Italia con un incremento del 12% rispetto allo scorso anno.
Vengono considerati ristoranti bio quelli nelle cui cucine sono
utilizzati almeno il 70% di ingredienti biologici. L’Emilia-Romagna
guida la classifica con 68 bio-ristoranti, seguita da Lombardia con
52 e Marche con 38. Netta concentrazione dei ristoranti bio al Nord
(206 attività, il 51%), rispetto al Centro (125, il 31%) e Sud e
Isole (71, il 18%). Sul totale dei ristoranti bio 228 sono attività
commerciali (ristoranti, pizzerie, self service, fast food, servizi
d’asporto, catering, bar, caffetterie, gelaterie…) mentre 176
sono agriturismi gestiti da aziende agricole bio certificate che
offrono ristorazione al pubblico, e non solo agli ospiti, con un
minimo di 25 coperti. Rispetto ai piatti bio presenti nei menu la fa
da padrona la cucina tipica e tradizionale (253 esercizi) seguita da
quella vegetariana (201), quella macrobiotica (100), piatti e menù
dedicati a chi soffre di allergie e intolleranze (90), cucina vegana
(87) ed etnica (30).
Notizie
incoraggianti anche dalla ristorazione collettiva. Le mense
scolastiche italiane che servono almeno un piatto biologico hanno
raggiunto nel 2009 quota 837 (+6% sul 2008) sfondando per la prima
volta il muro del milione di pasti bio serviti ogni giorno (1.030.000
per la precisione) e raggiungendo i 206 milioni su base annua. Anche
sul fronte delle mense bio la regione leader rimane l’Emilia
Romagna (147) seguita a ruota dalla Lombardia (142) e Toscana (118).
Anche in questo caso il Nord (568 mense pari al 68% del totale)
prevale sul Centro (193 realtà, il 23%) e sul Sud e le Isole (76
mense, il 9%).
“Sul fronte della ristorazione collettiva biologica
privata stanno crescendo i ristoranti in rete – ha detto Rosa
Maria Bertino di Bio Bank
commentando
il Rapporto – e il settore più dinamico in questo momento è senza
dubbio quello dei bar, delle gelaterie e delle pasticcerie che sempre
più numerose sposano oppure offrono un’alternativa biologica ai
loro clienti”.
Il
mondo dell’accoglienza si sta aprendo con sempre maggiore
convinzione al biologico come testimoniano i dati sugli hotel
italiani che aderiscono alle proposte di Legambiente Turismo. “Le
strutture ricettive con l’etichetta ecologica di Legambiente sono
ora 360 distribuite in 16 regioni italiane con circa 55 mila posti
letto e più di 5,5 milioni di presenze stimate – ha annunciato il
Presidente
di Legambiente Turismo, Luigi Rambelli
– Nuove
aree si stanno indirizzando verso scelte di accoglienza ecologica,
come la Sardegna, la Costiera Amalfitana e il Salento. Tra le azioni
di questo tipo di strutture è previsto l’utilizzo di prodotti
locali o biologici, prodotti tipici che vengono proposti al cliente
come elemento di caratterizzazione della sua esperienza turistica”.
Sul
fronte normativo c’è attesa per le nuove norme nazionali in
materia di certificazione biologica per la ristorazione. “Il nuovo
regolamento europeo CE 834/2007, entrato in vigore nel gennaio dello
scorso anno, ha escluso temporaneamente dal suo campo di applicazione
le operazioni di ristorazione lasciando ai singoli Stati la
possibilità di varare norme nazionali sulla certificazione in
materia che facciano riferimento ai parametri europei - ha spiegato
Roberto
Piva di CCPB Srl
– In
questi ultimi mesi il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e
Forestali ha raccolto tutti gli standard privati nazionali esistenti
per giungere alla promulgazione di un decreto che contenga requisiti
e adempimenti per le operazioni di ristorazione biologica ai fini
della certificazione”.
Di
particolare importanza, quando si parla di ristorazione collettiva
pubblica o privata, il tema dell’organizzazione delle filiere del
biologico locale. “Il modello organizzativo di fornitura delle
mense può essere replicabile a tutte le dimensioni del tempo libero,
dagli hotel ai bar, agli agriturismi, campeggi… – ha detto
Daniele
Ara dello Sportello Mense Bio dell’Associazione dei Produttori
Biologici e Biodinamici dell’Emilia Romagna
– Ma
per fare ciò occorre un momento di raccordo fra produzione e
ristoratore, accorciando al massimo la filiera per soddisfare al
massimo produttore e consumatore. Il tutto inserito nei processi di
valorizzazione di un territorio che può vedere l’enogastronomia di
qualità come filo conduttore. Tutti i soggetti devono cooperare da
protagonisti di un preciso comprensorio territoriale, a cominciare
dalle associazione di rappresentanza dei produttori e quelle che
organizzano l’accoglienza turistica”.
Segnali
incoraggianti anche dal fronte dei consumatori che potrebbero
diventare un nuovo interlocutore per il ristorante in hotel. ”Ci
sono evidenti margini per introdurre e ampliare in maniera
significativa l’offerta di piatti a base di prodotti biologici
anche nel mondo dell’accoglienza – ha spiegato Vito
Carchia dell’Associazione Consumatori Utenti
– ma
occorre fare ancora molto sul piano culturale e della corretta
informazione da trasferire ai consumatori in modo che il cliente veda
il lavoro che c’è dietro ai piatti: un prodotto non solo
certificato ma anche buono, di provenienza certa e di qualità
percepibile. In generale la ristorazione in albergo ancora oggi non è
percepita come qualitativamente valida. Mentre migliorando nella
sostanza e nella percezione potrebbe avere una forte attrazione
rispetto ai residenti”.
Al
convegno di Rimini hanno portato la loro esperienza sul campo anche
Andrea
Magnani
dell’Albergo
Aquila di Rimini,
Amedeo
Corsi
del
Villaggio
Turistico Duca Amedeo di Martinsicuro
(TE)
e Roberto
Rosati dell’Agriservice Co.Pa.Ta. Di Bellante
(TE).
Ha
concluso i lavori Rosanna
Mari del
Servizio di Valorizzazione delle Produzioni Agricole della Regione
Emilia-Romagna.
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