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Vino:
il successo del Brunello di Montalcino sul mercato statunitense è
una riscossa del Made in Italy.
Coldiretti:
non abbassare la guardia contro imitazioni internazionali
“Il
successo del Brunello di Montalcino sul mercato statunitense è
la dimostrazione che il legame con il territorio è il vero
valore aggiunto del Made in Italy alimentare che le norme sul
commercio internazionale non devono mettere a rischio.”
E’
quanto afferma in una nota la Coldiretti nel commentare
positivamente l’aumento dell’8% dell’export nazionale di
Brunello di Montalcino negli Stati Uniti.
Si
tratta - sottolinea la Coldiretti - di un risultato particolarmente
significativo soprattutto alla luce della pesante battuta d'arresto
nelle esportazioni italiane complessive di vino che nel 2003 hanno
fatto segnare un quantitativo in calo del 17% su base annua e una
flessione del 2% in termini di valore. E il risultato sul mercato
statunitense è anche uno schiaffo alla “vinopirateria”
internazionale visto che - secondo una indagine di Nomisma -
negli Usa il mercato dei vini di imitazione del made in Italy è
quasi uguale a quello delle nostre esportazioni ed in altre parole -
sottolinea la Coldiretti - è “falsa” una bottiglia su due.
Un
mercato del falso Made in Italy che colpisce pesantemente con danni
miliardari le esportazioni italiane di vino a denominazione di
origine e contro il quale non bisogna abbassare la guardia anche con
riferimento alla recente proposta di regolamento
della Commissione Europea che “liberalizza” l’uso
internazionale di 17 “menzioni” tradizionali riservate a vini
italiani. Un sostanziale via libera alla vendita del Brunello delle
cantine argentine, dell’Amarone del Sud Africa, del
Morellino neozelandese, del Vinsanto australiano, del
Recioto cileno e del Gutturnio Made in Usa.
Si
tratta - precisa la Coldiretti - di una proposta di modifica del
Regolamento N.753/02 sulle
modalità di designazione, denominazione, presentazione e
protezione dei vini che sarebbe dovuto entrare definitivamente in
vigore il 1 febbraio 2004 e che riservava all’Italia la protezione
nell’uso di 17 “menzioni” tradizionali nelle etichette dei
vini, quali ad esempio Amarone, Brunello, Est! Est!
Est!, Gutturnio, Lacryma Christi, Morellino, Recioto, Vino
nobile e Vinsanto.
Con
il nuovo regolamento - sottolinea la Coldiretti - nessuna “menzione”
sarà più riservata in termini assoluti all’Italia e
ai Paesi dell’Unione Europea e potrà essere invece
utilizzata anche per vini ottenuti in Paesi extracomunitari, purchè
si attengano a determinati criteri. Un passo indietro nella
protezione di “menzioni” che rappresentano pezzi importanti della
vitivinicoltura italiana ed europea che apre le porte - sostiene la
Coldiretti - al rischio della diffusione di imitazioni che si
richiamano ai nostri vini di pregio, come il Brunello, senza avere
nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.
L’Italia
è il secondo Paese produttore di vino in Europa e può
contare su un patrimonio di 427 vini Docg, Doc e Igt, che
rappresentano il 60% della produzione nazionale di vino che genera
un fatturato complessivo di circa 8,5 miliardi di Euro e un valore
delle esportazioni superiore ai 2,5 miliardi di Euro, la principale
voce dell’export agroalimentare nazionale. La
lotta all'agropirateria è un passaggio fondamentale del
negoziato del WTO per garantire un commercio leale e salvaguardare le
produzioni tradizionali dalle contraffazioni internazionali, a
vantaggio dello sviluppo locale di tutti i Paesi.
L’attenzione
nei confronti della tutela dei prodotti alimentari tipici
minacciati dalle imitazioni è
una scelta di trasparenza di mercato che per l’Europa e l’Italia
significa anche una importante ricaduta economica ed occupazionale.
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