Che ne sarà di Buonitalia?

L'esperienza Buonitalia Spa è davvero al capolinea?

 

   (dt)

 

Parma aprile 2008. Che ne sarà di Buonitalia? Che ne sarà dei cinquanta milioni di euro che le erano stati assegnati per la promozione della gastronomia  italiana all'estero? E soprattutto che ne sarà di  questo settore fondamentale in cui per gli altri paesi operano società forti e dinamiche come la francese Sopexa?

 

Sono interrogativi che si rincorrono in queste settimane dopo che con il decreto "milleproroghe", si è completato il pacchetto di  interventi "finanziaria agroalimentare 2008".

 

Tra le varie norme approvate, oltre alla nascita a Foggia dell'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, viene deciso il trasferimento di Buonitalia Spa all'interno dell'ISA (Istituto per lo sviluppo agroalimentare). Per la precisione l'articolo 28, al  comma 1-bis stabilisce che  "entro il 30 giugno 2008 ISA è autorizzata ad incorporare Buonitalia e alla stessa confluiscono i fondi per la promozione che erano in capo a Buonitalia ai sensi della legge 80/05".

 

Detta così sembrerebbe la fine della  società pubblica per la promozione del prodotto agroalimentare italiano all'estero. Società Costituita nel 2003 dall'allora ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno in partnership con Ice e Ismea. La società, che dalla fine del 2006 è guidata da Emilio De Piazza, manager dalla lunga e prestigiosa carriera nel settore agroalimentare, doveva diventare la cabina di regia per la promozione, l'internazionalizzazione e la tutela del grande patrimonio enogastronomico nazionale.

In questo breve tempo De Piazza è riuscito a mettere in piedi una serie di iniziative capaci di competere e gareggiare con i colossi stranieri come la francese Sopexa, la tedesca Cma e la britannica Food from Britain.

 

Progetti per promuovere i valori dell'enogastronomia, creando non solo immagine ma rafforzando il peso e il concreto interesse del made in Italy sui mercati mondiali e favorire così le esportazioni agro-alimentari. Buonitalia Spa è riuscita nel suo ruolo di raccordo che accompagna e sostiene i progetti degli imprenditori e del governo.  


"Nel settore agroalimentare è
decisivo fare sistema tra Fiere nazionali e internazionali. Ice, Consorzi, privati e istituzioni", dicono in molti.

E in questi mesi, Buonitalia ha capito la "potenza" economica della ristorazione sparsa in tutti gli angoli del mondo, un investimento che non aiuta  solo le casse della ristorazione, ma che può portare benefici forti a tutto il sistema.


Ma ora che succede? L'esperienza Buonitalia è davvero al capolinea come recitava un titolo del
Sole 24 Ore? Per qualcuno è solo questione di tempi il suo assorbimento nell'ISA (Istituto per lo sviluppo agroalimentare) alla cui presidenza è stato di recente nominato un uomo vicino a De Castro, il leccese Pier Nicola Tondo.


De Piazza sul Sole 24 Ore  si augura "che da questa incorporazione esca una società più reattiva sul mercato. L'operazione infatti non significa che questo tipo di attività cesserà".

 

La regia di Buonitalia Spa per la promozione all'estero, dice De Piazza ad INformaCIBO, rimane immutata "anche perché Isa è una finanziaria e Buonitalia ha una natura promozionale".


Di certo la ventilata eliminazione di Buonitalia rischia di non far bene al settore agroalimentare che resta uno dei cardini dell'economia italiana.

 

Come ha ricordato di recente lo stesso ministro De Castro, la crescita dell'export dell'industria alimentare è stata dell'8% nel 2007 portando il fatturato estero a quota 18 miliardi.  E' la crescita più alta raggiunta nell'ultimo decennio, e l'export dei prodotti alimentari made in Italy ha rappresentato la novità più positiva per l'industria del settore. Uno sbocco sempre più strategico vista anche la stagnazione dei consumi interni. Oggi il valore dell'export negli Usa è di due miliardi di euro ed è su questo mercato che l'Italia registra (a cominciare dal vino) le migliori performance.

 

Ps. Verona 3 aprile 2008. Al ministro Paolo De Castro abbiamo chiesto, durante il Vinitaly, che fine farà Buonitalia Spa. "Verrà chiusa?" è stata la nostra domanda. "Buonitalia non chiude e continuerà a svolgere il proprio ruolo all'interno dell'ISA. Avremo così non due ma un solo Consiglio di Amministrazione unificato per ridurre i costi. Abbiamo avviato -ci ha risposto il ministro- un semplice processo di semplificazione".

Parole di Ministro, staremo a vedere nei prossimi mesi cosa succederà.

 

 

 

 

 

 

 

 

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