Capanna scrive al Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco  Errani:

“Ogm nel Parmigiano-Reggiano?”

 

La risposta di Errani:

“La regione Emilia Romagna ha già fatto una chiara scelta di campo a favore della tutela della qualità e la nostra posizione sugli Ogm è coerente con questo orientamento”

 

 

Dopo la lettera scritta da Mario Capanna , nella veste di Presidente del consiglio dei Diritti Genetici,  al presidente della Regione Vasco Errani, perchè intervenga presso il consorzio del Parmigiano Reggiano per chiedere chiarimenti sull’ impiego di Ogm nell’ alimentazione delle bovine dal cui latte si ricava uno dei formaggi simbolo della qualità alimentare italiana, ora è arrivata la risposta di Errani.

 

“La regione Emilia Romagna –scrive il Presidente della Regione emilianoromagnola- ha già fatto una chiara scelta di campo a favore della tutela della qualità, tipicità, e della sicurezza delle proprie produzioni agro-alimentari. La nostra posizione sugli Ogm è coerente con questo orientamento di fondo, prima ancora della normativa nazionale”.

Poi Errani tiene a precisare: “nell’alimentazione delle bovine del circuito del Parmigiano, la soia rappresenta una parte estremamente limitata della dieta” e ribadisce che “sono sempre più i produttori che utilizzano prodotti di provenienza locale e segnalo –conclude Errani- l’incentivo a produzioni di sementi di soia garantite NON OGM””.

La preoccupazione di Capanna nasceva da una intervista del presidente del consorzio del Parmigiano Reggiano, Andrea Bonati, al settimanale ‘Il Salvagente’ del 22-29 settembre e da una successiva presa di posizione dell’associazione ambientalista Vas- Verdi Ambiente e Società.

Nell’ articolo, Bonati tra l’ altro ricordava che per l’ alimentazione delle mucche vengono impiegati foraggi locali e mangimi.

La parola a Bonati: “Per i mangimi non vale la prescrizione sull’ origine delle materie prime e quindi, poichè le aziende sono costrette a procurarsi soia dai paesi extra-Cee, utilizzano anche soia e, in misura minore, mais transgenici. I nostri produttori non possono che attenersi alla legislazione vigente. Ma dal punto di vista del consumatore le indicazioni sono totalmente tranquillizzanti, perchè numerose ricerche concludono che nella carne e nel latte di bovini alimentati con vegetali Ogm non c’è traccia di materiale transgenico.

E questo perchè i processi digestivi dell’ animale scompongono gli alimenti, anche quelli Ogm, riducendoli a elementi nutritivi di base, che poi sono ricomposti secondo il metabolismo proprio degli animali».

Simona Capogna, responsabile biotech di Verdi Ambiente e Società (Vas), che aveva per prima sollevato il problema, oltre a chiedere di tutelare i prodotti italiani in maniera coerente, si era domandata provocatoriamente per quale motivo “non bisognerebbe optare per un prodotto più conveniente economicamente», se il Consorzio del Parmigiano non garantisce un prodotto esente da Ogm, tanto più che i prezzi del parmigiano vanno da 13 fino a 37 euro al chilo.

La questione coinvolge direttamente 4.500 produttori di latte che lavorano 2.990.500 forme di formaggio e 524 caseifici, per un giro di affari di 900 milioni di euro.

La posizione di Vas è di estrema chiarezza: “Siamo estremamente preoccupati per il crescente impiego di organismi transgenici in agricoltura e, conseguentemente, nei prodotti alimentari e nei mangimi per animali, sebbene la necessità e i benefici dell'ingegneria genetica applicata all'agricoltura non siano stati ancora provati e nonostante manchino evidenze scientifiche sull'effettivo impatto degli stessi organismi transgenici sull'ambiente e sull'uomo e, in particolare, sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare e sulla salute umana e animale”.

Questa la risposta integrale di Errani a Capanna pubblicata da IL SALVAGENTE

 

 

 

 

 

 

Il re dei formaggi si macchia di OGM?

 

 

 

 

 

 

 

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