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da “IL DOMENICALE” del 19 luglio 2003

LANGONIA: "LA GRANITA DI LIMONE DEL CARRETTINO"

 

Napoli è città anche astronomicamente di alti e bassi: può capitare di mangiare una pizza pessima (mozzarella andata a male) in una delle più antiche e rinomate pizzerie del centro, e gustare mezzora dopo la granita di limone più buona della propria vita, acquistata da un carrettino piazzato in Spaccanapoli che non è mai stato né mai sarà inserito in nessuna guida. Cerchiamo di colmare almeno in parte la lacuna: il carrettino si trova esattamente in via dei Tribunali (l’altro nome dell’antico decumano) di fronte allo sbocco di vico Gigante, a pochi passi da San Lorenzo, chiesa a noi particolarmente cara perché Giovanni Paisiello in persona vi diresse il Te Deum di ringraziamento per l’ingresso del cardinale Fabrizio Ruffo in città, e Giovanni Boccaccio v’incontrò nientemeno che Fiammetta. La granita di via dei tribunali sarebbe suprema anche senza questo contorno boccaccian-borbonico perché contiene non soltanto i semi ma pezzi interi di limone, a riprova di una commovente genuinità. Ghiaccio fine e poco zucchero sono gli altri semplici ingredienti. Troppo semplici, potrebbe obiettare qualcuno, ignaro che “la semplicità è la forma della vera grandezza” (Francesco De Sanctis, Storia della Letteratura Italiana).

Insomma quella di via dei Tribunali è la O di Giotto delle granite italiane. Tutto il resto è del diavolo, le granite al rum alla vodka al limoncello, le granite con gli sciroppi, che invece di togliere la sete la fanno venire, le granite-quasi-sorbetto, le granite-grattachecca col ghiaccio grossolano, le granite-sgroppino preparate con le polverine…..La granita dei Tribunali è meglio di quella di che Andrea Camilleri compra la prima mattina a Porto Empedocle alias Vigata, facendosene riempire “un bel thermos grande con l’imboccatura larga”, perché il giallista la teorizza con versi arabo-siculi parecchio lagnosi, “i limoni sono il pallore di un’amante che ha trascorso la notte in lacrime per il dolore della lontananza”, mentre la granita napoletana è gioia immediata, precedente a qualsiasi metafora.


CAMILLO LANGONE

 

 

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