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Appello del Consiglio dei diritti
genetici
Siamo
estremamente preoccupati per il crescente impiego di organismi
transgenici in agricoltura e, conseguentemente, nei prodotti
alimentari e nei mangimi per animali, sebbene la necessità e i
benefici dell'ingegneria genetica applicata all'agricoltura non siano
stati ancora provati e nonostante manchino evidenze scientifiche
sull'effettivo impatto degli stessi organismi transgenici
sull'ambiente e sull'uomo e, in particolare, sulla biodiversità,
sulla sicurezza alimentare e sulla salute umana e animale.
Siamo
altresì molto preoccupati riguardo alle implicazioni
economiche e politiche derivanti dalla brevettazione delle invenzioni
genetiche e, in particolare, sugli effetti che potranno prodursi sui
modelli di sviluppo agricolo e sulle possibilità che il
controllo di un settore di indubbia rilevanza strategica quale è
l'agricoltura si trasferisca dagli Stati e dai governi e, quindi dai
popoli che vi risiedono, ai soggetti privati detentori dei brevetti.
Sotto
il profilo scientifico, sono stati rilevati alcuni dati ai quali
dovrebbe essere riservata maggiore attenzione:
1.
tra colza e barbabietola transgeniche e le specie selvatiche loro
affini, si sono verificati dei casi di ibridazione naturale, con il
rischio che i geni modificati, resistenti agli erbicidi, introdotti
attraverso l'impollinazione incrociata nelle specie selvatiche,
possano dare luogo a nuove specie potenzialmente super-infestanti;
2.
le proteine insetticide, come la tossina Bt, introdotte in una vasta
gamma di piante transgeniche già rilasciate nell'ambiente,
hanno evidenziato effetti di bioaccumulo nella catena alimentare
degli insetti e di elevata persistenza nel terreno, con evidenti
rischi per la stabilità dell'ecosistema suolo;
3.
una controversa, ma non ancora invalidata ricerca, ha dimostrato che
patate geneticamente modificate con lecitina hanno causato gravi
patologie nei topi : consistenti riduzioni del peso di molti organi,
impoverimento della risposta immunitaria e preoccupanti sintomi di
infezioni virali;
4.
alcune ricerche olandesi hanno dimostrato che i geni marcatori per la
resistenza agli antibiotici possono trasferirsi orizzontalmente dai
batteri geneticamente modificati ai batteri endogeni in un intestino
artificiale;
5.
alcuni ricercatori statunitensi hanno rilevato un diffuso
trasferimento orizzontale di un parassita genetico del lievito al
genoma mitocondrile delle piante superiori, accrescendo la
preoccupazione di una diffusione orizzontale incontrollabile dei geni
modificati e dei marcatori genici delle piante transgeniche
rilasciate nell'ambiente;
6.
non c'è ancora alcuna conferma che in test di campo non possa
valere ciò che è avvenuto in laboratorio con piante
transgeniche resistenti ai virus, che hanno determinato lo sviluppo
di virus con nuove caratteristiche biologiche;
7.
le conoscenze scientifiche acquisite negli ultimi vent'anni sembrano
invalidare l'assunzione del determinismo genetico che è alla
base dell'ingegneria genetica e, in particolare, sembrano dimostrare
che i geni sono più fluidi e dinamici di quanto ci si
aspettasse e richiedono un'ecologia stabile e bilanciata per
mantenere il loro equilibrio.
Le
rilevanti incertezze che ancora oggi permangono riguardo alle
possibilità di impiego degli organismi transgenici non devono
essere un freno, ma uno stimolo alla ricerca scientifica che sempre
più deve essere finalizzata alla verifica dei costi e dei
benefici conseguenti l'utilizzo degli organismi transgenici in campo
agroalimentare.
Riteniamo
inoltre che:
1.
la brevettazione di organismi viventi, linee cellulari e geni, così
come è stata prevista dagli accordi sul Trattato relativo ai
diritti di proprietà intellettuale dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio, rischi di avere pesanti conseguenze
economiche, politiche e sociali sul futuro sviluppo dell'agricoltura
che, su scala mondiale, sarebbe sempre più assoggettata alle
logiche di approvvigionamento delle imprese multinazionali;
2.
la brevettazione delle invenzioni genetiche sia unicamente funzionale
agli obiettivi di profitto di un ristretto numero di soggetti privati
che, già adesso, si pongono in una posizione oligopolista sul
mercato dei fattori produttivi agricoli a livello mondiale.
3.
la creazione di condizioni favorevoli allo sviluppo di oligopoli sui
mercati dei fattori produttivi e dei prodotti agricoli su scala
mondiale, oltre a risultare pesantemente condizionante per il futuro
sviluppo dell'agricoltura in genere, lo è in particolare per
quella dei Paesi meno sviluppati, che rischiano non solo di vedere
gravemente impoverite le loro risorse endogene, ma anche di non
riuscire ad arginare il fenomeno della malnutrizione che, come noto,
non dipende dalla carenza di prodotti, bensì
dall'impossibilità da parte delle popolazioni più
povere di disporre delle risorse economiche necessarie per soddisfare
la loro domanda;
Riteniamo
quindi indispensabile che le applicazioni dell'ingegneria genetica in
campo agricolo e alimentare siano accuratamente vagliate e, in questo
senso, chiediamo ai nostri governi ed alla Commissione della Unione
europea di:
-
garantire che l'eventuale utilizzo degli organismi transgenici in
campo agricolo e alimentare non comprometta, in alcun modo, il
mantenimento delle forme di agricoltura convenzionale e biologica,
assicurando, conseguentemente, la tutela del diritto di impresa degli
agricoltori e di scelta del consumatore;
-
sostenere lo svolgimento di un grande programma di ricerca pubblica
sul futuro dell'agricoltura e sulla sicurezza alimentare, che parta
dal vasto corpus di scoperte scientifiche più recenti e che
tenga accuratamente conto delle implicazioni economiche, politiche,
sociali ed etiche connesse all'impiego agricolo ed alimentare degli
organismi transgenici;
-
assicurarsi
che ogni organismo transgenico, prima di essere comunque autorizzato
al rilascio nell'ambiente, sia sottoposto all'accurato esame da
parte di organismi pubblici competenti, nel cui ambito sia sempre e
in ogni caso garantita la maggioritaria rappresentanza di scienziati
indipendenti, in nessun modo legati al sistema della ricerca
privata.
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