|
Cibus 2006. Un gustoso successo per la vetrina più prestigiosa del Made in Italy alimentare. L'internazionalizzazione confermata dalla presenza di 25 Paesi esteri e da buyers provenienti da tutto il Mondo. I primi commenti del presidente Boni e del consigliere delegato De Piazza
di Donato Troiano
Parma 7 maggio 2006. Va in archivio la tredicesima edizione di Cibus 2006 con un chiaro successo: sfiorate le centomila presenze di visitatori nonostante un giorno in meno di apertura, 25 Paesi esteri presenti, l'arrivo di 250 buyers della grande distribuzione internazionale e giornalisti di tutto il Mondo grazie al contributo della Regione Emilia Romagna e dell'ICE.
E infine i prodotti, le migliaia di novità in passerella dell'Italian Food e di DolceItalia, la rassegna dedicata ai prodotti dolciari.
Le note dolenti anche quest'anno sono venute dalle forti carenze infrastrutturali attorno all'ente fieristico parmense. Tutti gli interpellati da INformaCIBO hanno lamentato, almeno nei primi due giorni, caos e ingorghi per chi arrivava in auto. C'è chi giura di averci messo due ore per fare tre chilometri lasciando poi la macchina lontanissimo dagli ingressi della Fiera. A nome di tutti diamo la parola a Dario Loison, uno dei maggiori esponenti della pasticceria artigianale italiana: “la lunga attesa per raggiungere la Fiera è irrispettosa dell'immagine dell'Italia nei confronti dei nostri clienti esteri”. E Loison parla a ragion veduta perchè nel suo stand sono passati centinaia di clienti al giorno provenienti da tutti i Paesi del Mondo, dall'Honduras alla Russia, dal Sud Africa alla Norvegia.
Ma le promesse del Comune di Parma e di Fiere di Parma di lavorare, da ora al prossimo Cibus 2008, ad una complanare che collegherà direttamente il casello di Parma con la fiera e altri svincoli viari lasciano ben sperare per il futuro.
Lasciamo quindi le note dolenti e torniamo alle luci di questa tredicesima edizione targata Franco Boni e Emilio De Piazza, rispettivamente presidente e consigliere delegato di Fiere di Parma al loro debutto in questo Cibus 2006.
I primi commenti.
La parola al consigliere delegato di Fiere di Parma, Emilio De Piazza, a pochi minuti dalla chiusura della manifestazione, mentre, con i collaboratori più stretti, brinda al successo di questa edizione. Alla domanda di INformaCIBO su un primo bilancio di questa edizione di Cibus, risponde che la manifestazione si conclude con un netto successo. “Cibus 2006 è' andata molto bene -ci risponde il consigliere delegato- riaffermando il ruolo sempre più in linea con le esigenze del mercato globale e -aggiunge De Piazza- concordo con Nicola Dante Basile inviato del Sole 24 Ore, quando dice che da quest'anno non siamo più una generica fiera alimentare ma siamo entrati nella categoria dei maggiori eventi internazionali”.
Sull'internazionalizzazione di Cibus insiste anche il presidente Franco Boni. “Il nostro salone -ci dice Boni, visibilmente soddisfatto del successo di questa edizione- ha dimostrato di essere per davvero il principale strumento di promozione del Made in Italy in tutto il Mondo. Sempre più siamo un partner affidabile per tutte le aziende italiane del settore perchè abbiamo saputo favorire l'incontro con i grandi buyers internazionali. Il nuovo spirito ci porta ad essere più vicini alle aziende dell'alimentazione e l'accordo con Vinitaly insieme all'intesa con il colosso tedesco Anuga, porterà d'ora in poi sui mercati internazionali il vero best of dell'alimentare italiano. Cibus non sarà più solo la vetrina dell'eccellenza alimentare italiana ma una porta aperta sul mondo”.
Una dichiarazione che risponde in parte alle sollecitazioni venute, nella giornata inaugurale, dal presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che ha sottolineato quattro grandi priorità del sistema Italia: tutte le aziende italiane devono “crescere per dimensione”, per presidiare meglio i mercati più lontani, fare “uno sforzo più intenso di promozione e comunicazione”, fare “maggiore sistema per portare su tutti i mercati esteri il made in Italy”, e infine, dare maggiore peso al problema della sicurezza alimentare, “il prodotto italiano è più buono perchè più sicuro”.
Inoltre per il presidente di Confindustria Montezemolo non bastano gli slogan perchè nel frattempo abbiamo perso terreno, “negli anni 70 eravamo primi nel turismo e ora siamo quinti e nell'export alimentare il Belgio ci ha sorpassato”.
Più ottimista si è dimostrato invece, il presidente di Federalimentare Luigi Rossi di Montelera, ricordando, nel corso del Forum annuale dell'Industria alimentare, come l'alimentare “nel 2005 ha fatto registrare un buono stato di salute - 107 miliardi di euro di fatturato complessivo, (+1,9%) rispetto all'anno precedente - confermando le proprie doti anticicliche. Dopo le difficoltà del 2004, il 2005 è stato contraddistinto da una serie di segnali positivi: dal rilancio dei consumi alimentari all'incremento della produzione”.
Anche sull'export Rossi di Montelera è più ottimista di Montezemolo: “abbiamo -ha detto il presidente di Federalimentare, che con Fiere di Parma organizza Cibus- una crescita generale dell'export sia verso i mercati emergenti che verso i clienti tradizionali dei prodotti italiani, quali Germania e Stati Uniti.
L'alimentare si conferma sempre di più -ha concluso Montelera,- come il secondo comparto dell'industria manifatturiera del nostro Paese, dietro il metalmeccanico, con ancora ampi margini di crescita”.
Sulla sicurezza alimentare il presidente di Federalimentare ha detto che c'è “urgente bisogno di un'informazione corretta che si basi su informazioni scientifiche” nel corso di una tavola rotonda su comunicazione e sicurezza.
In conclusione, la strada da percorrere è ancora tanta ma da Cibus di Parma 2006 si respira aria di cauto ottimismo per tutto il comparto agroalimentare e il sistema fiere.
|