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L'
altissima qualità dei prodotti e l' inconfondibile passione
Sei imprenditori, sei storie
italiane, un solo obiettivo:
L'export una grande risorsa
Levoni (salumi), Loison (dolci);
Sorelle Nurzia (torroni), Rustichella D'Abruzzo (pasta);
Mastroberardino (vini)
Parma 8 maggio 2008. A dispetto dei venti di crisi e a fronte ad un'annata
non facile come quella del 2007 il settore agroalimentare, il secondo settore
manifatturiero nazionale dopo il meccanico, con 113 miliardi di euro di
fatturato, 6.500 aziende, 400mila occupati, ha saputo reagire bene puntando su
una grande risorsa: l'export.
L'agroalimentare ha pigiato
sull'acceleratore delle vendite export, rimbalzate nel 2007 dell'8%
raggiungendo la quota di 18 miliardi di
euro con un'incidenza sul fatturato superiore al 16% e non lontana da quel 18%
che è la media europea.
E proprio sui mercati esteri ha
puntato questa edizione di Cibus: 500
buyer presenti di cui 250 esteri provenienti da 33 Paesi!.
L'export è una grande risorsa per il food italiano ma solo
se i nostri produttori riescono a
presentare prodotti di altissima qualità e capacità manageriali non
comuni.
Questa convinzione INformaCIBO lo ha confrontato
con sei imprenditori, sei storie italiane, un solo obiettivo: la necessità di rafforzarsi
sul mercato locale ma innanzitutto puntare all'estero con prodotti di altissima
qualità: Levoni (salumi), Loison (dolci); Sorelle Nurzia (torroni);
Rustichella D'Abruzzo (pasta); Colavita (olio); Mastroberardino (vini);
L'Azienda Levoni. Dal lontano 1911 la famiglia Levoni produce
salumi di alta qualità nel rispetto della tradizione salumiera italiana.
Leggendo la storia di questa azienda (Levoni S.p.a.,
Castellucchio (MN) www.levoni.it) si può già intravedere quello spirito imprenditoriale e quella
sua vocazione ad esportare il meglio del made in Italy all'estero che oggi
è una realtà.
Nel lontano 1913 Ezechiele Levoni portò infatti all'esposizione internazionale
"Modern Arts and Industry" di Londra, il suo salame Ungherese che
subito conquistò i palati dei giurati inglesi arrivando a vincere la medaglia
d'oro.
Questo riconoscimento arrivò contro tutte le previsioni degli altri concorrenti
che, secondo un famoso detto anglosassone, volevano Levoni vincitore
"soltanto il giorno in cui ai maiali fossero spuntate le ali". Ovvero
mai.
Un modo di dire che colpì a tal punto il fondatore che lo fece suo: perché
Levoni rinuncerà alla qualità solo quando i maiali voleranno!
Quella di Londra, infatti, fu una vittoria costruita su fondamenta solide,
fatte di grande attenzione per la qualità senza compromessi e rispetto per la
tradizione: gli stessi valori che ancora oggi permettono all'azienda di
Castellucchio di arricchire sempre più l'assortimento dei suoi salumi e di
conquistare, anno dopo anno, sempre maggiori fette di mercato estero con
l'eccellenza dei suoi prodotti.
Oggi Levoni è sinonimo di salumi italiani di alta
qualità. In tutte le lingue del mondo.
Negli ultimi anni, infatti, grazie all'impegno di Nicola Levoni, 37 anni, i
salumi dell'azienda mantovana sono presenti, oltre che in tutta Europa, anche
in America Centrale e in Sud America, nel Medio Oriente e nel Far East.
Non esiste area geografica, tra quelle dove è
possibile importare i salumi italiani, in cui non
arrivi almeno una delle oltre 200 specialità Levoni.
Inoltre, da alcuni anni, i prodotti Levoni si
possono trovare in numerosi ristoranti di successo in tutto il Mondo, in
particolare nei locali che mantengono rapporti privilegiati con gli stili
alimentari italiani.
Dario Loison con un laboratorio artigiano a Costabissara, nella prima
periferia di Vicenza, è un artigiano, ma un artigiano che pensa in grande e
dell'export è un antesignano. Basta passare nel suo stand a Cibus per vederlo
ininterrottamente impegnato a parlare con i clienti che provengono da tutti i
Paesi del mondo, dalla Germania all'Australia, dalla Gran Bretagna agli Emirati
Arabi.
Loison Pasticceri dal 1938 (DOLCIARIA LOISON, S.S. Pasubio, 6 -
36030 Costabissara (Vicenza) +39.044.557844 www.loison.com - loison@loison.com) è conosciuto in Italia ed
all’estero per la sua produzione di nicchia di panettoni, pandori e colombe, a
cui negli ultimi mesi si è aggiunta una gamma completa di finissima pasticceria
al burro.
L’azienda, pur mantenendo le piccole dimensioni, focalizza
la sua attenzione sulla ricerca della qualità e sulla selezione delle materie
prime, proponendosi a livello internazionale, sin dal 1996, come emblema della
pasticceria italiana di nicchia nel mondo.
L’export Loison costituisce quasi il 50% del fatturato
totale e si
estende ad oltre 30 paesi, con una presenza radicata in Europa, in particolare
in Gran Bretagna, che costituisce il maggior mercato estero per il laboratorio
vicentino, un’incessante sfida che Dario Loison, titolare dell’azienda,
continua ad affrontare quotidianamente, per ampliare l’apprezzamento del
panettone Loison e la brand awareness nel mercato anglosassone.
Nel vecchio continente altri paesi di riferimento sono la
Francia, con un’importantissima presenza presso Hediard, noto punto vendita
specializzato nel luxury food situato nella centralissima Place de Madleine di
Parigi, ma anche la Germania, la Spagna, l’Olanda e la Svizzera.
A livello extraeuropeo, l’export Loison è concentrato
negli Stati Uniti ed in Canada, in Korea (dove nel 2003 è stato inaugurato un
elegante punto vendita monomarca interamente dedicato ai dolci da ricorrenza
dell’azienda vicentina), in Australia, Cina, Sud Africa ed Emirati Arabi, dove
il panettone Loison si può degustare nell’unico hotel a 7 stelle del mondo, il
Burj al-Arab di Dubai.
Il consumatore obiettivo è rappresentato per una buona
percentuale da italiani trasferitisi all’estero, disposti a pagare un premium
price per avere a disposizione un prodotto italiano di qualità; ma anche gli
amanti della cultura enogastronomica e dello stile made in Italy. Per questo il
panettone viene curato in ogni minimo dettaglio, offrendo packaging differenti,
in linea con le più attuali tendenze della moda mondiale, al fine di poter
soddisfare una quota il più possibile ampia del target di mercato. A questo si
associa una rigorosa cura del servizio commerciale, per permettere ai clienti
B2B di condurre una transazione il più possibile semplice e conveniente, con un
sito web costantemente rinnovato, completo e facilmente utilizzabile, in
differenti lingue.
Sorelle Nurzia. All'interno del Palacassa, che nei giorni di Cibus si trasforma nella
«pasticceria» delle Fiere di Parma e che ospita «Dolce Italia», il salone
creato dall'Associazione industrie dolciarie italiane (Aidi) per diffondere in
Italia e all'estero la conoscenza dei prodotti dolciari italiani, abbiamo
incontrato Rita Farroni, proprietaria dell'azienda dolciaria aquilana
che risponde al nome di “Sorelle Nurzia”. (Bazzano (L'Aquila) Telefono
0039.0862.441088 – www.sorellenurzia.it – info@sorellenurzia.it).
Dopo i successi in Italia, con buona
pace di diete e «complessi» sulla linea, è proprio sulla strada dell'export che
punta questa famosissima e storica
famiglia del dolciario abruzzese e italiano.
All'interno del coloratissimo stand
delle Sorelle Nurzia, a Rita Farroni, appena tornata dalla Fiera mondiale di Chicago,
chiediamo: perchè, una giovane rampolla dell'imprenditoria dolciaria
abruzzese, sempre meno provinciale e sempre più globalizzata, si impegna in
prima persona ad esportare i suoi prodotti all'estero?.
La parola a Rita Farroni: “Anche se
i nostri prodotti (dai torroni teneri con cioccolato al torrone bianco classico
alla mandorla, dai pandori ai panettoni, dagli squisiti biscotti in sacchetto
ai torroncini assortiti) sono tutti
prodotto dolciari strettamente regionali, e in tutta Italia siamo
riconosciuti come il marchio della
tradizione e dell'alta qualità, ora puntiamo all'estero perchè crediamo che
anche lì ci sia spazio, in un mercato globale in forte crescita, per la qualità
dei nostri prodotti. E i miei viaggi nelle Fiere all'estero confermano questa
impressione, non solo mia, ma di tutto il management aziendale. Gli abruzzesi
sparsi nel Mondo e gli amanti dello stile dolciario made in Italy sono i nostri
maggiori clienti”.
E non a caso, in poco tempo,
l'export estero di Sorelle Nurzia ha già raggiunto quota 10% del Fatturato complessivo.
Incrociando un buyer australiano
che sgranocchia l'ultima novità di casa Sorelle Nurzia, un “torrone bianco
tenero con canditi e mandorle”, non possiamo che concordare con la giovane Farroni.
Un'altra azienda abruzzese: Rustichella d'Abruzzo. Dall'Abruzzo
esporta verso tutto il mondo anche la società di Gianluigi Peduzzi, ”Rustichella D'Abruzzo” (P.zza dei Vestini, 20. 65019 PIANELLA
(PE) www.rustichella.it).
L'attuale azienda è l'erede
dell'antico pastificio Gaetano Sergiacomo, fondato a Penne (PE) nel 1924, in quell'Abruzzo collinare custode
di un ricco patrimonio gastronomico. “Dal 1924 -ci dice Peduzzi, che a Cibus ha
portato lo chef stellato Ivan Musoni, con le sue sfiziosità
gastronomiche - selezioniamo le
migliori semole di grano duro per la produzione di pasta secca artigianale.
L'utilizzo esclusivo delle trafile in bronzo ed il lento processo di
essiccazione a bassa temperatura conferiscono alle nostre paste un sapore unico
ed inimitabile da anni apprezzato in moltissimi Paesi del Mondo”.
Non è un mistero che la pasta
Rustichella è presente nei migliori ristoranti all'estero perchè sempre più
apprezzata dai clienti che vogliono mangiare con il gusto “made in Italy”.
A Cibus ha debuttato lo stand La Meliora Srl, che fa parte del Gruppo Rustichella d’Abruzzo e
distribuisce il meglio delle specialità gastronomiche Italiane ed
Internazionali: sughi e salse, conserve e legumi.
Anche Piero Mastroberardino,
42 anni, Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese nell'Università degli
Studi di Foggia e presidente di Federvini, con la sua azienda punta
sull'export.
E' l'erede della più antica casa
vinicola della Campania, una delle più famose d'Italia, la cui storia è lunga
dodici generazioni, e durante Cibus,
spiega che la sua azienda ha iniziato ad esportare nel 1878 e
l'internazionalizzazione è la vera priorità del comparto vinicolo italiano.
E che
il vino sia uno dei prodotti di punta dell’export del made in Italy, lo
dimostrano alcuni dati dell'anno scorso: +13% in Francia (43,2 milioni di
euro), +11% in Germania (344 milioni), +21% nel Regno Unito (205 milioni), +8%
in Danimarca (42 milioni), +17% in Svezia (34 milioni), +16% in Finlandia (7,5
milioni), +7% in Austria (31 milioni).
Ottimi risultati anche nei Paesi al
di fuori dell’Unione Europea che vedono gli Usa cresciuti del 6% a 411 milioni
di euro, e straordinario balzo sul mercato russo, che passa da un anno
all’altro da 9 a 20 milioni di euro, con una crescita del 122%. Va benissimo
anche la Cina, salita a 5,6 milioni di euro per un aumento del 56%. Segni più
anche in Norvegia (+19%) e in Canada (+2% a 86 milioni).
Se molti sono gli imprenditori
italiani che con i loro buoni prodotti
rafforzano il mito del Food made in Italy,
nel Mondo rimane la piaga dei taroccamenti
.
Secondo una stima presentata
dall’Ice in un Convegno svoltosi alla Camera di Commercio di Parma, nel Nord
America considerando “100” la quota di esportazione di prodotti alimentari
italiani autentici, il cosiddetto «italian sounding», cioè l’imitazione, supera
quota 300. Se fosse possibile eliminare integralmente la presenza delle
imitazioni, le imprese italiane crescerebbero sul mercato nord-americano, da 3
a 9 miliardi di export.
E qui è «lo scandalo», secondo Federalimentare, per la
quale il falso Made in Italy comporta «una sottrazione di mercato macroscopica,
tanto più grave in una fase come quella presente che avrebbe bisogno di
maggiore spazio e compensazione all’estero». Il falso Made in Italy, ha
insistito Federalimentare a Cibus, non
fa altro che danneggiare all’estero l’immagine dell’originale su gusto, qualità
e sicurezza. La beffa è che ogni anno l’industria alimentare italiana spende in
ricerca, per qualità e sicurezza, circa 3 miliardi di euro.
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